Luce Irigaray nasce a Blaton (Belgio) il 3 maggio 1930. Studia filosofia presso l'Università di Lovanio e si laurea nel 1955. Dopo aver insegnato in un liceo di Bruxelles, si trasferisce in Francia. Nel 1961 riceve una laurea in psicologia presso l'Università di Parigi e nel 1962 il Diploma di psicopatologia. Dal 1962 al 1964 lavora per la Fondazione Nazionale della Ricerca Scientifica in Belgio. Dopodiché inizia a lavorare come assistente presso il Centro Nazionale della Ricerca Scientifica di Parigi, dove è attualmente direttrice di ricerca. Nel 1968 riceve un Dottorato in Linguistica. Nel 1969 analizza Antoniette Fouque, una leader femminista dell'epoca. Dal 1970 al 1974 insegna presso l'Università di Vincennes. In questo periodo diventa un membro dell'EFP (Ecole Freudienne de Paris, fondata daJacques Lacan). Nel 1974 pubblica la sua tesi di dottorato Speculum, de l’autre femme dove critica con pungente ironia il pensiero diFreud e di Lacan sulla sessualità femminile. Questo libro, che provoca molte polemiche, segna la sua rottura con Lacan e la porta alla sospensione dall’incarico di insegnante presso l’università di Vincennes. Irigaray riesce a trovare un nuovo pubblico nei circoli femministi a Parigi (viene inoltre coinvolta in manifestazioni per la contraccezione e per il diritto all'aborto). Tiene molti seminari e conferenze in tutta Europa, decine dei quali vengono racconti e pubblicati (Oltre i propri confini, Baldini Castoldi Dalai, 2007). Il lavoro della Irigaray influenzerà i movimenti femministi francesi e italiani per alcuni decenni. Nel 1982 ottiene la cattedra di filosofia all'Università Erasmus di Rotterdam (la sua attività di ricerca in questa facoltà porta alla pubblicazione dell’opera Etica della differenza sessuale). Nel 1991 viene eletta deputata al Parlamento Europeo. Nel 1993 scrive, direttamente in italiano, Amo a te. Nel dicembre 2003 l’Università di Londra le conferisce la laurea honoris causa in letteratura. Dal 2004 al 2006 è stata visiting professor nel dipartimento di Lingue e Letterature Straniere presso l'Università di Nottingham. Nel 2007 viene affiliata con l'Università di Liverpool. Nel 2008 le viene assegnata la laurea honoris causa in Letteratura dallo University College di Londra.
Un’ospitalità che si preoccupa dell’accoglienza dell’altro nel rispetto della differenza e delle differenze richiede che non ci si confini nel passato, nella storia individuale o collettiva, ma che si presti attenzione al presente dell’incontro e al futuro che si può costruire insieme. In generale, il passato ci ha diviso e non unito. Il tentativo di costruire un mondo comune, anche se solo per il tempo di un incontro, non può essere portato avanti favorendo le proprie rispettive storie, ma trascendendole, senza ripudiarle, verso un divenire umano ancora in fieri e che dobbiamo creare attraverso scambi rispettosi tra di noi. La nostra epoca non deve più dedicarsi esclusivamente all’etnologia, all’osservazione di altri popoli e altre civilizzazioni o a un turismo più o meno scientificamente culturale, ma concentrarsi sulla costruzione di una cultura umana globale che unisca, e superi, tutte le diverse modalità di divenire umani e le diverse culture che sono state elaborate fino ad ora. Tutti i gesti, inclusi quelli linguistici, che tendono a un’ospitalità reciproca, non possono obbedire a una logica definita da una civilizzazione già esistente, devono invece essere inventati singolarmente, in particolare durante il tempo dell’incontro.
Ci sono culture in cui l'ospitalità non è un problema, ma una pratica quotidiana, un modo di essere al mondo, una declinazione della vita. Si tratta di culture principalmente femminili, per cui il mondo e la vita sono aperti all'altro, all'incontro, allo scambio, rifiutando qualsiasi dinamica di conflitto. Oggi il nostro mondo è dominato da modelli culturali maschili, che impongono i loro codici e le loro prospettive di chiusura e guerra contro l'altro. Se il mondo vuole pensarsi come spazio di pace e apertura deve recuperare l'antica legge dell'ospitalità femminile. Luce Irigaray ripercorre, a partire dalla civiltà greca, le tracce di queste leggi originarie, per elaborare un nuovo pensiero etico, politico e architettonico dell'ospitalità.







