venerdì 27 settembre 2013

La Ragione nell'età della Scienza


Cari Alunni, quest'anno ci confronteremo col pensiero Hans Georg Gadamer....

Hans Georg Gadamer (Marburgo 1900 - Heidelberg 2002). Dopo essersi laureato in filosofia con Natorp nel 1922, studia filologia classica e consegue la libera docenza con Heidegger a Marburgo nel 1929. Professore di filosofia a Lipsia dal 1939, a Francoforte dal 1947 e dal 1949 al 1968 a Heidelberg. Fonda e dirige, insieme con Kuhn, dal 1953 la rivista Philosophische Rundschau. Nel 1962 partecipa alla fondazione della Internationale Vereinigung zur Förderung der Hegelschen Philosophie di cui sarà presidente fino al 1970. Dopo essersi dedicato soprattutto a studi di filosofia greca, la cui testimonianza più significativa è il vol. Platos dialektische Ethik, sviluppando motivi della fenomenologia di Husserl e dell’ontologia di Heidegger, concentra la sua attenzione sulla portata filosofica dell’ermeneutica, rivendicandone l’universalità.

L’ermeneutica non può essere considerata in una prospettiva puramente metodologica perché il linguaggio non è affatto un semplice strumento del pensiero ma, al contrario, la sua dimensione portante o meglio l’orizzonte che ne anticipa il senso. Il problema dell’ermeneutica non è quindi qualcosa che possa riguardare soltanto le scienze dello spirito, ma coinvolge ogni forma di pensiero, consentendo di superare l’astrattezza della coscienza storica come semplice ricostruzione del passato; per questo l’interpretazione non è qualcosa di soggettivo bensì è lo sviluppo stesso della verità, ma di quell’unica verità possibile per l’uomo che scaturisce dalla continua fusione degli orizzonti linguistici come esplicitazione del ‘senso’ del mondo e dell’esperienza. Questi temi hanno trovato soprattutto sviluppo nell’opera principale, Verità e metodo, in Il problema della coscienza storica e nella raccolta La ragione nell’età della scienza. Tra le altre sue opere, si segnalano: La dialettica di Hegel; L’attualità del bello; Autobiografia filosofica: uno sguardo retrospettivo; I sentieri di Heidegger; Elogio della teoria. Discorsi e saggi; L’inizio della filosofia occidentale; La responsabilità del pensare.



115 commenti:

  1. Pasquale Cammareri V B2 novembre 2013 17:47

    "Il pensiero è d'aiuto per elevarsi al di sopra di ogni avversità della vita, per sopportare l'infelicità, l'ingiustizia, il dolore e persino l'amarezza della morte."
    Con queste parole Hans Georg Gadamer descrive il pensiero dell'uomo, che è interessato alla conoscenza di se, e della realtà. Il titolo di questo libro, la ragione nell'età della scienza, esprime già il nucleo centrale del testo; questo mi ha fatto riflettere sul ruolo della filosofia e del pensiero nella vita quotidiana, dove tutto è ormai "scientifico" ed è dominato dalla scienza. Dunque la filosofia ha forse perso il suo valore nella vita dell'uomo ? Secondo me no, perché la filosofia è quel qualcosa in più che deve accompagnare la scienza,e nel mondo dove tutto ha e deve avere un senso, forse la filosofia è quel qualcosa di non senso che compensa la scienza, che è d'aiuto per sopportare l'infelicità, l'ingiustizia, il dolore e anche a capire il senso della morte, ecco il vero valore della filosofia.

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  2. Spesse volte ci siamo interrogati su cosa fosse la filosofia e quale potesse essere il suo ruolo. Fin dall'antichità i filosofi proposero differenti soluzioni; con Socrate la ricerca filosofica diventa un esame incessante di sè stesso e degli altri, con Aristotele diventò invece scienza delle cause. Tuttavia, a mio parere, il ruolo della filosofia in età contemporanea è quello che ha sempre avuto,quello per cui forse è nata,ossia spingere l'uomo ad interrogarsi sul perché di ogni cosa, sulle cause ultime, sui modi di essere dell'uomo e più in generale, sul l'esistenza. Ma a nostro malgrado, l'uomo ha smesso di interrogarsi su ciò che è veramente essenziale poiché convinto di non poter dominare la dimensione metafisica, dedicandosi completamente alla scienza, e più precisamente alle scienze positive,così definite da Gadamer. È dunque compito della filosofia spiegare i litigi della scienza unificando in un sistema il sapere; campo d'indagine della filosofia non è dunque la parte ma il tutto, ecco perché essa non può essere intesa come una semplice scienza. Concludendo , a mio parere, la filosofia é l'unica via di fuga da quest'epoca dominata dal nichilismo, in cui nulla ha più un senso, grazie ad essa l'uomo, forse, potrebbe cominciare nuovamente ad interrogarsi su ciò che è veramente essenziale.

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  3. Caro Prof..questi giorni di “vacanza”,sono stati per me fonte di riflessione, in merito alle discussioni fatte durante gli “intervalli filosofici” che si creano tra un capitolo e l’altro del libro di Gadamer.Se,inizialmente,non avevo compreso l’importanza del laboratorio di quest’anno,ora,comincio ad afferrare le idee di questo grande filosofo contemporaneo ed a farle un pò mie..ma di questo vorrei parlare in un secondo momento,poichè sento che le mie considerazioni non sono poi così mature,da esplicitarle adesso..piuttosto,vorrei provare a rispondere alla “domanda esistenziale”che ci siamo posti durante uno dei famosi intervalli,che mi ha scossa,ed ha creato nella mia mente una continua riflessione a cui, talvolta,mi sembra di rispondere in maniera superficiale,come forse capita alla mia età; altre volte, invece,noto che,proprio nei momenti più spensierati,quella domanda mi ritorna nella mente,la quale comincia a brulicare di idee che mi distraggono dal resto,mi trasportano in un’altra dimensione..e proprio questo mi è capitato il primo novembre,festa dei Santi..ho cominciato a chiedermi:“ma se nessuno mi avesse insegnato a pregare,a credere in tutto ciò,la mia mente avrebbe mai potuto elaborare pensieri del genere?Avrei creato un Dio tutto mio,oppure avrei sviluppato soltanto un atteggiamento filosofico,cercando di rispondere razionalmente ad ogni interrogativo?”..non riuscivo più a concentrarmi su qualcos’altro che non fosse stata la risposta a quella domanda..in classe avevamo già provato a riflettere,poi siamo stati interrotti dalla campanella..ma,come si suol dire,ogni male non viene per nuocere,e forse ciò è stato proficuo poichè,piuttosto che ricadere in banali risposte,ci ha lasciato il tempo di pensarci su..Allora, mi è tornato in mente il filoso Ibn Tufayl,ed il ragazzo cresciuto su un’isola deserta di cui lui raccontava..Havy,crescendo,aveva cominciato ad interrogarsi sulla natura del mondo che lo circondava..aveva iniziato ad analizzare le piccole cose,come piante,insetti..aveva proseguito con cose più grandi,come veri e propri ecosistemi,fino a giungere a qualcosa che lo lasciava spaesato:se stesso! Perchè era li?Chi l’aveva creato?Cos’era? Le sue indagini,allora, più che scientifiche divennero spirituali. Esse affliggevano il suo spirito,e non trovarono risposte,se non che in seguito all’incontro con Absal,il quale lo avvicinò all’Islamismo,che lo spinse a ricercare quel Divino, che trovò in ogni piccola cosa..gli si era aperto un mondo,tutto era chiaro ed unitario,tutto era spirito,e lui ne era una parte! Ma se Absal non fosse intervenuto,come si sarebbero risolte le sue perplessità? Voglio mettermi nei suoi panni, perchè ognuno reagisce diversamente di fronte alle situazioni della vita..Innanzitutto,trovarsi in un posto sperduto senza porsi delle domande,non sarebbe consono all’uomo che,come dice Gadamer,ha in sè l’attitudine alla filosofia,al conoscere per conoscere..ed io concordo,perchè se l’umanità è stata, è, e probabilmente sarà protagonista di un’evoluzione così sconvolgente,è solo grazie alla sete di conoscenza che ci contraddistingue,anche se a volte lo dimentichiamo.Ma se davvero fossimo cresciuti da soli, sono convinta che saremmo stati degli irrefrenabili treni in corsa verso stazioni ignote, e durante il nostro viaggio, a furia di vedere cose nuove e meravigliose, saremmo giunti ad una conclusione: un treno senza motore è solo un relitto, e se noi corriamo è solo perchè qualcuno ci ha dato la prima spinta..per capire ciò, non c’è bisogno di maestri, perchè anche loro sono diventati tali perchè si sono lasciati guidare dall’essenza dell’uomo:la conoscenza..dunque,sono certa,che anche nella più deserta delle isole,nel più profondo degli oceani o nel più alto dei monti, essa ci avrebbe guidati,sempre più in alto,fino a portarci ad un passo da quel cielo immenso in cui un giorno avremmo trovato tutte le risposte,anche se nessuno ci avesse insegnato a cercarle!

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    1. Cara Valeria, wouuuuuuuu.... la tua riflessione è proprio profonda e ben argomentata... non ho una risposta ai tuoi interrogativi... tuttavia durante il prossimo laboratorio approfondiremo l'argomento e ti consiglierò qualche libro da leggere.... :-)

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  4. La filosofia viene spesso poco considerata o comunque sottovalutata come se, ormai, l’uomo non avesse più domande; come se fossero già state trovate tutte le risposte. In realtà domande senza risposta ce ne sono ancora parecchie; è a queste domande che dovrebbe cercare di dare una risposta la filosofia, perché anche se cambiano i tempi e cambiano le domande (poiché a molte ha trovato una soluzione la scienza) il ruolo della filosofia non potrà mai cambiare. Dovremmo smettere di pensare che essa non sia utile e dovremmo anche smettere di credere che non esista più o che comunque non abbia valore. La filosofia deve esistere! Deve cercare le risposte a quelle domande che gli uomini continuano a porsi, perché per quanto la scienza possa cercare, possa scoprire, curare, sorprendere, ci sono cose a cui non potrà mai arrivare, ed è proprio lì che entra in gioco la filosofia. Dicendo questo sembra quasi che essa si debba accontentare degli scarti lasciati dalla scienza, ma in realtà quelli non sono scarti, anzi è proprio l’opposto, sono quelle domande troppo difficili e forse anche troppo “astratte” per trovare una risposta in un qualche laboratorio scientifico.
    In conclusione dico solo che, forse, perché tutti ne capiscano nuovamente l’utilità si dovrebbe cominciare a pensare che la filosofia non è una materia per pochi eletti, ma appartiene a tutti quelli che delle risposte le vogliono trovare davvero.

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  5. Ricercando sul dizionario il termine filosofia i significati che si posso trovare sono molteplici: “attività del pensiero che, ininterrottamente dalla Grecia antica fino ad oggi, ha avuto come oggetto i fondamenti della realtà, i problemi ed i valori connessi all'agire umano” o anche “saggezza di chi sa dare il giusto valore alle cose”. Riflettendo a fondo sulla nostra realtà contemporanea sembra evidente, come ci suggerisce Gadamer, che l’uomo dia sempre meno spazio alla filosofia ed alle domande di senso che sin dall’antichità era solito porsi. Ci troviamo difronte ad un uomo stanco di chiedersi i “perché” ed i “come” delle cose, stanco di dubitare e persino stanco di creare per sé un’opinione personale preferendo sempre adeguarsi al pensiero comune, che in realtà comporta solo una perdita dell’individualismo a favore della massificazione. Gadamer scrive “l’umanità sembra infatti disposta in modo nuovo ad accettare i propri limiti”. In modo nuovo, infatti, per la prima volta nella storia, aggrapparsi al sapere scientifico appare più semplice che chiedersi il perché di ciò che vediamo e che percepiamo. Ogni nuova teoria scientifica assume la valenza di una fede contro la quale ogni dubbio è vano perché essa si verifica da sé. Dubbio, esatto… non era forse questo stesso dubbio che condusse Cartesio nel XVII secolo a pensare che sia il pensiero a rendere l’uomo conscio della propria esistenza? Non era forse questo stesso dubbio che condusse grandi filosofi come Socrate, Aristotele, Bacone, Spinoza, Kant ad osservare la realtà esterna ricercando delle spiegazioni? Ed ora invece non vi è più tempo, nessun uomo è più pronto a fermare tutto anche solo per un attimo e riflettere. La nostra vita “è suddivisa in tempo per lavorare e tempo per la famiglia, e tutto ciò in un modo tanto oppressivo che ci viene a mancare il respiro”. Alla luce di queste premesse ripenso un attimo alla domanda che Gadamer pone a tutti noi: “La fine della filosofia è allora segnata?”. Sinceramente non riesco a darmi una risposta… bensì un’altra domanda sorge spontanea: è possibile la vita dell’uomo senza filosofia?

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    1. Continueremo a leggere Gadamer.... perché darà a modo suo una risposta a questa domanda....

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  6. "La fine della filosofia é allora segnata? Oppure la filosofia é un carattere costante dell uomo, un suo essenziale, come ad esempio la consapevolezza di dover morire o la sepoltura dei morti?"
    A tal riguardo ho riflettuto molto. Secondo me la filosofia é essenziale poiché il principale scopo di essa é la riflessione e l'apertura dell'uomo verso nuove conoscenze. Come disse Eraclito "saggio é colui che oltrepassa e fa da sfondo ad ogni sapere e ad ogni cognizione possibile".
    Il termine saggio assunse così una valenza semantica che prefiguró il concetto di philosophia.
    Non tutti gli uomini peró sono saggi e per questo motivo la filosofia non è un carattere costante nell'uomo, infatti c'é chi é indifferente ad essa e non tenta di superare né di avvicinarsi ai limiti della conoscenza umana.

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  7. Nel libro " La ragione nell'eta’ della scienza " alla domanda:" Che ruolo ha la filosofia?" Hans Georg Gadamer afferma:" L' Esigenza di unificare in un sistema il nostro sapere resta il carattere peculiare della filosofia". Filosofia dal greco " amore per la sapienza", e’ sempre alla ricerca della verita', tutto cio' nasce dalla meraviglia che l'uomo prova quando si pone davanti all ' Universo come parte di Esso, ma l'umanita' ha smesso di interpretare la realta', " sembra infatti disposta in modo nuovo ad accettare i propri limiti e a trovare appagamento bei progressi scientifici,... la tecnica ha controllo sulla societa' in modo oppressivo che ci viene a mancare il respiro " come afferma il filosofo Gadamer nel capitolo " Il carattere filosofico delle scienze e la scientificita' della filosofia" . Alla domanda citata inizialmente ognuno di noi ha cercato di trovare una riposta ... per me la filosofia ha un ruolo importante ed ha valore poiche' consente a noi giovani di dubitare e di ampliare la nostra conoscenza...

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  8. Ne "La ragione nell'età della scienza", e più precisamente nel capitolo "L'attitudine naturale dell'uomo alla filosofia", Hans G. Gadamer si chiede se la filosofia è un'attitudine naturale dell'uomo o se è destinata a finire.
    Credo che per rispondere correttamente a questa domanda occorre prima chiedersi: quando la filosofia ha avuto inizio?
    Giungiamo però presto alla conclusione che questo, come ogni altro inizio, è avvolto dall'oscurità.
    Secondo Gadamer possiamo trovare una risposta analizzando la parola "filosofia". Platone affermava che chi faceva filosofia, o meglio, chi filosofava era alla costante ricerca della verità.
    L'uomo si è sempre posto delle domande ed è sempre stato caratterizzato da una costante sete di sapere. Per questo motivo io credo che la filosofia è innata nell'uomo e non può avere una fine. Infatti, se abbiamo assistito ad un'evoluzione, è solo grazie alle continue domande che l'uomo si è posto e che ancora oggi si pone. È questa ricerca la protagonista del mondo, è questa l'attitudine che ci rende uomini e ci eleva da tutto ciò che ci circonda.
    Dunque, credo che finché la terra sarà popolata dal genere umano ci sarà sempre una forza che spingerà l'uomo a voler trasformare i punti interrogativi, in esclamativi, e chissà che un giorno non ci riuscirà grazie ad un formidabile e sempre presente aiutante: la filosofia!

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  9. Cari Alunni, grazie per gli spunti di riflessione che mi state fornendo, soprattutto per l'impostazione da dare ai nostri laboratori futuri....;-)

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  10. A proposito di quanto detto oggi in classse, vi lascio una citazione:

    Il segreto dell'esistenza umana non è vivere per vivere, ma avere qualcosa per cui vivere.
    Fëdor Michajlovic Dostoevskij
    dal libro "I fratelli Karamazov"

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  11. Non importa quanto sia umile la tua libreria, né quanto modesta la stanza che adorna. Chiudi la porta di quella stanza dietro di te, isolandoti da tutti i pensieri del mondo esterno; tuffati nella rassicurante compagnia dei grandi morti e così avrai varcato il portale magico per giungere in quel bel paese dove la preoccupazione e l’apprensione non ti possono più seguire. Ti sei lasciato alle spalle tutto ciò che è volgare e tutto ciò che è sordido. (Arthur Conan Doyle, Oltre la porta magica)

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  12. Le parole di Gadamer, mi stanno offrendo una riflessione profonda: “ chi è l’uomo di oggi?”. Nella nostra epoca, scientista la potremmo definire, ogni aspetto della nostra vita è dominato dalla scienza. L’aspetto positivo è incredibile : ogni cosa è alla portata di tutti, è semplice, e spesso realizzabile attraverso un semplice “clic”. Ma riflettendoci a fondo, senza il nostro cellulare, computer, tv, elettrodomestici non saremo in grado di fare nulla, saremmo perduti! Tutto questo accade perché l’uomo di oggi, non vuole più nessuna responsabilità e la scienza gli consente di liberarsi da questo peso. Oggi, viviamo in modo schematico,la nostra vita è diventata una routine. Siamo immersi in una corsa continua che finirà per sopraffarci, non abbiamo, o meglio non vogliamo trovare, il tempo per riflettere e chiederci cosa vogliamo realmente. Siamo estranei a noi stessi! Perfette sono le parole di Fëdor Michajlovic Dostoevskij “Il segreto dell'esistenza umana non è vivere per vivere, ma avere qualcosa per cui vivere.” Dobbiamo trovare la nostra ragione d’ essere, e per farlo dobbiamo guardaci dentro poiché, come diceva Socrate, la verità è dentro ciascuno di noi. Dobbiamo fermarci a riflettere, dobbiamo fare filosofia, essa non “è quella cosa che con la quale o senza la quale tutto resta tale e quale”, ma è, come dice Gadamer “ l’attitudine naturale dell’uomo, a voler sapere”.
    Solo la conoscenza di sé e del mondo permette all’uomo di liberarsi da tutto ciò che ci domina, dobbiamo liberarci dal “mito della scienza” non siamo dei, non possiamo pretendere di avere il controllo su tutto. La scienza ci apre le porte verso l’onnipotenza, la filosofia, invece ci permette di riflettere su cosa è giusto e cosa non lo è. Ma a quanto pare, poco spazio lasciamo alla filosofia che da "scienza delle scienze" è finita per rivestire un ruolo subalterno, declassata dalla scienza e dalle sue “certezze”. A mio parere, la filosofia è di più: ho imparato a capire che essa non si limita allo studio del pensiero dei filosofi o tantomeno essa non è qualcosa di complicato che non ha una valore reale, e nemmeno la risposta ai nostri perché, la filosofia è il desiderio di conoscere ed appartiene all’uomo. La mia domanda è: “ Perché l’uomo preferisce fare cieco affidamento alla scienza?” "La filosofia rischia davvero di scomparire? E se ciò accadrà a quali saranno le conseguenze?”

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  13. Già... perché? Continuaiamo a leggere e vediamo dove ci condurrà il nostro amico Gadamer...

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  14. Caro prof, grazie a queste ore di laboratorio, abbiamo avuto modo non solo di discutere su ciò che Gadamer scrive nel suo libro, ma soprattutto di riflettere e fare dei paralleli con la nostra società attuale. In un mondo in cui ormai si da tutto per scontato, in cui si fa completamente affidamento alla scienza, che ruolo ha la filosofia? La scienza, ovviamente, ha anche avuto dei risvolti positivi, ma purtroppo ,oggi, l’uomo è mosso dalla sete di dominio, ha smarrito il senso del limite, ponendosi come obiettivo quello di sostituire Dio , come dimostrano gli stessi esperimenti che hanno portato a dei risultati agghiaccianti: la creazione di “mostri”, ma pur sempre di esseri viventi destinati ad un’ esistenza misera. A questo punto la domanda che mi pongo è: “ Anche se l’uomo ha ormai controllo su tutto, ha raggiunto nell’ambito tecnologico dei risultati straordinari, è realmente felice? Beh, a mio parere la scienza non ci appaga completamente poiché la felicità è una condizione interiore…la filosofia ci insegna che non siamo macchine fatte di ingranaggi, ma esseri pensanti e, in quanto tali, il nostro compito morale è indagare in primis su noi stessi, capire chi siamo davvero e cosa desideriamo. Non dobbiamo, dunque, permettere alla scienza di allontanarci dal nostro ego, ma al contrario, per raggiungere la serenità, bisogna attuare una profonda riflessione filosofica partendo proprio dal “ conosci te stesso” di Socrate!

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  15. Il libro di Gadamer mi ha fatto riflettere sul valore della filosofia del nostro tempo. Sembra che gli uomini non pensino che la filosofia non abbia piu' il valore dei tempi antichi ed essa viene sostituita dalla scienza. Ma la scienza riesce davvero a dare agli uomini le risposte alle sue domande?

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  16. Grazie... a voi per l'attenzione e la sensibilità... continuiamo a cercare insieme la strada... le strade....

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  17. Vi scrivo quello che abbiamo letto oggi in classe dal libro del filosofo Girolamo Cotroneo, "Le idee del tempo".... per una ulteriore riflessione sul tema....

    Ha scritto una volta Hegel che la filosofia giunge sempre troppo tardi, giunge cioè quando “tutto è accaduto”. Il suo compito è allora quello di comprendere ciò che è accaduto, di riflettere su quanto, nel rumoroso tumulto della vita storica, è stato, nel bene e nel male, realizzato. Nella seconda metà del Novecento tante cose sono accadute: le “bombe” di Hiroshima e Nagasaki hanno rivelato l’immenso potere della scienza; si è giunti alla consapevolezza che il mondo ancora rinserra “schiavi e lacrime”; l’ingegneria geneticaha aperto mille incognite sul futuro, imboccando una strada che potrebbe rivelarsi senza ritorno. Di fronte a tutto questo la filosofia ha reagito ponendo il problema della responsabilità degli scienziati, quello della pace, dei diritti umani, dei problemi etici connessi alle nuove frontiere della medicina. Sono queste le “idee del tempo” discusse in questo libro: e se tra di esse hanno maggiore spazio quelle relative alla bioetica, ciò è dovuto al fatto che i problemi morali che questa pone sono i più vicini a quelli della filosofia, essendo da sempre l’etica uno dei suoi oggetti privilegiati.

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  18. Questo è il link del film che vi dicevo di vedere: https://www.youtube.com/watch?v=9o5qQs-ORB4

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  19. Giovanna c. V A22 novembre 2013 20:50

    Il libro di Gadamer è una continua scoperta. Ogni capitolo , offre nuove riflessioni , sempre più profonde , accompagnate da domande che forse non ci siamo mai posti. Infatti , siamo ormai abituati a rifugiarci nella scienza , considerata infallibile senza renderci conto che così facendo mettiamo da parte la nostra parte più importante : il farci delle domande. Grazie a Gadamer ho capito quanto ciò è importante e spero, nel mio futuro , di essere sempre accompagnata dalla filosofia!

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  20. Leggendo il librio di Gadamer, sono tanti i pensieri che mi hanno colpita in particolare, mi ha fatto riflettere l'idea che la filosofia possa essere considerata un'attitudine tipica dell'uomo .In effetti cercando le sue origini , sembra che risalgono alla nascita dell' uomo , e io credo che sia proprio cosi perché l'umanità va avanti grazie alle domande che tutti ci poniamo e dalla voglia di conoscere che ci contraddistingue . Perciò credo che uomo e filosofia siano la stessa cosa e non possano fare a meno l'un dell ' altra e mi piace tantissimo il modo in cui Gadamer ci fa riflettere su questi argomenti cosi importanti!!

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  21. Giovanna Alvaro V A22 novembre 2013 21:27

    Gadamer nel suo libro si pone la domanda se la filosofia è ancora presente nella nostra società, in cui ormai non siamo portati più a riflettere, a pensare cosa sia giusto o sbagliato, ma ad agire. Secondo me l’allontanamento dalla filosofia è una delle cause che ha portato alla perdita di valori: siamo portati sempre a giudicare e a discriminare gli uomini diversi da noi, ad agire senza morale, per i nostri interessi. La maggior parte degli uomini non si occupa più dell’etica, ma utilizza la ragione per dominare non solo la natura ma anche gli altri uomini. Dunque, secondo me sarebbe bello poter ritornare nel periodo dell’antica Grecia in cui si discuteva su cosa fosse lecito o meno.

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  22. La filosofia oggi sembra non avere più un ruolo perchè si pensa che essa non sia più in grado di dare delle risposte in quanto è la scienza che ogni giorno dà le risposte alle domande che l'uomo si pone. Secondo me non è vero che la filosofia non è più in grado di dare delle risposte perchè ci sono domande a cui la scienza non sarà mai in grado di rispondere.

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  23. Dominik V A
    Le riflessioni che Gadamer inserisce nel suo libro sono tutte molto belle e profonde. Attraverso dei ragionamenti filosofici egli riesce a spiegare argomenti che possono riguardare la scienza, la religione, ma soprattutto l'umanità intera e il modo in cui essa sta cambiando. Infatti, se una volta si dedicava più tempo ad indagare la realtà, oggi siamo portati ad accontentarci e pochi sono coloro che si pongono ancora delle domande. A mio parere se si perde questa caratteristica, l'umanità non ha più ragione di esistere e spero che attraverso lo studio dei filosofi e dei traguardi da loro raggiunti, si possa formare una nuova coscienza e si possa risvegliare nell'uomo la voglia di pensare!

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    1. Speriamo, caro Dominik... credo che il pensiero, come dice Gadamer, sia parte di noi... e non è facile che qualcuno riesca a spegnerlo, anche se in molti ci hanno provato e ci provano...

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  24. La filosofia esiste ancora?
    Caro prof… Ho riflettuto a lungo su questa domanda. Quando ho iniziato a studiare la filosofia non capivo cosa fosse realmente, mi chiedevo che ruolo avesse e se fosse utile. Beh, dopo aver fatto un percorso di studio, posso finalmente rispondere a questo interrogativo. La filosofia è il farsi delle domande e il cercare delle risposte ad ogni cosa. Mi rendo conto giorno per giorno di quanto essa sia presente nella vita quotidiana. La filosofia è in ognuno di noi e, senza rendercene conto, la applichiamo continuamente poiché il cercare delle spiegazioni a tutto è una caratteristica dell’uomo. Si dice che al giorno d’oggi l’uomo si affidi alla scienza senza provare a fare un ragionamento proprio. A dire il vero, la domanda che io mi pongo è: ci sarebbe stato il progresso della scienza in assenza della filosofia? Secondo me, no! Proprio grazie alle continue risposte che l’uomo ha sempre cercato e ai diversi ragionamenti che ha fatto, la scienza ha raggiunto alti traguardi. Dunque credo che la scienza è stata in un certo senso guidata dalla filosofia. Io, come tutti, credo, rifletto spesso sull’esistenza di Dio, sul senso del mondo. Questo non significa forse porsi delle domande e cercare di fare dei ragionamenti? Domande a cui sicuramente non sapremo mai dare una risposta certa, ma pur sempre domande! Ciò non significa forse applicare la filosofia su tutto ciò che ci circonda? La filosofia, dice Hegel, giunge quando tutto è accaduto. Non crea nulla, ma attraverso essa diamo, o almeno tentiamo di dare, delle spiegazioni. Chi sostiene che la filosofia non esiste più o che sia qualcosa di inutile, forse non si rende conto che l’uomo non avrebbe senso se essa non ci fosse; egli sarebbe solo succube delle tesi altrui, senza averne delle proprie. Credo quindi che la filosofia sia parte di noi.
    Grazie prof… è stato davvero interessante riflettere su questo tema e discuterne insieme a voi.

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  25. Caro prof, riflettere sul ruolo che la filosofia ha è un tema molto interessante. Ciò di cui molti non si rendono conto è che ogni giorni e in ogni cosa facciamo filosofia. Fare filosofia vuol dire interrogarsi sulle cose, ricercare sempre delle risposte ai perchè (e al riguardo molti direbbero che non sempre è qualcosa di positivo) ed è qualcosa che tutti facciamo,a volte senza neanche rendercene conto. Quindi forse un pò tutti potremmo ritenerci "filosofi". Ma del resto credo sia nella natura umana e sia proprio della curiosità umana fare delle domande. Altrimenti le grandi scoperte come potevano avvenire senza la curiosità e la voglia di conoscere? Forse chi afferma che la filosofia non esiste più è perchè pensa alla filosofia come fine a se stessa, ma in realtà ha diverse sfaccettature che vanno al di là del semplice valore teorico. Al dibattito che si pone tra scienza e filosofia io penso che entrambe le cose possono essere legate da un lato perchè entrambe frutto della curiosità umana ma allo stesso tempo due cose opposte in quanto potremmo dire che si occupano di ambiti diversi. Come Gadamer stesso scrive nel libro "il campo d'indagine della filosofia non è quello che si limita ad eventi dati, positivi (come lo è per la scienza), ma campo d'indagine della filosofia è il tutto". La filosofia è infatti piuttosto qualcosa di soggettivo, un pensiero che non ha valore collettivo ma rimane appunto "soggettivo". La scienza fornisce delle risposte ad eventi pratici ma non può di certo andare al di là di questo e non può aiutare l'uomo a scavare all'interno del proprio animo come invece potrebbe fare un percorso filosofico.

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  26. Domenica Cannizzaro V A12 dicembre 2013 21:45

    Leggere il libro di Gadamer durante le ore di laboratorio e ascoltare le vostre interessanti spiegazioni, è stato abbastanza proficuo per me, in quanto in questi giorni ho avuto occasione di riflettere molto sull’importanza della filosofia, e su quale ruolo svolge all’interno della società. Secondo me, la filosofia è fondamentale nella vita dell’uomo, perché è grazie ad essa che l’uomo riesce ad acquisire maggior consapevolezza di se stesso, degli altri, e del mondo, e può farlo in quanto spinto dal pensiero, strumento che più di ogni altro ci rende quello che siamo, ovvero esseri razionali volti sempre alla ricerca del vero, rimanendo comunque entro i limiti della natura, e dell’etica. Purtroppo oggi questo desiderio di ricercare la verità, vive intensamente nella scienza, disciplina spregiudicata, che non si pone alcun problema nell’andare contro quelli che sono le leggi naturali, ma soprattutto nell’andare contro quelli che sono i VALORI MORALI. Lo oggetto più spaventoso prodotto dalla scienza, oggi, è senza dubbio per me, quello della clonazione applicata all'uomo, ossia la riproduzione in fotocopia degli esseri umani. Questa scoperta è diventata il simbolo di un futuro pericoloso che potrebbe modificare radicalmente la vita stessa dell'uomo e il patrimonio genetico dell'umanità. In parallelo con questa scoperta, è inevitabile non affiancare, l’inseminazione artificiale, l’aborto, la bomba atomica, e altri strumenti chimici, che non fanno altro che provocare distruzione, malattie genetiche, e tanti altri aspetti negativi che sovrastano la società e l’uomo. Ma come dovrebbe reagire un uomo alla visione di questi fatti? Semplicemente non riesce a rispondere e ha difficoltà ad esprimere il proprio parere al riguardo. È a questo punto che entra in gioco l’etica, in quanto ci dovrebbe consentire di distinguere il bene dal male, possiamo infatti considerarla come una sorta di coscienza. Quando la scienza e l’etica si incontrano però non c’è più via d’uscita, sono come due correnti di pensiero totalmente differenti tra loro. La scienza ha come unico scopo, la realizzazione dei suoi esperimenti e delle sue ricerche, superando la natura stessa, per questo, l’etica non deve fare altro, che mettere un freno a questa voglia sfrenata di conoscere da parte della scienza. Il problema dell’uomo è che l’etica interviene solo nel momento in cui la scienza compie un errore e ciò non dovrebbe essere così. Per risolvere questo problema l’unica soluzione è saper distinguere in modo individuale, in base ai propri valori e alle proprie convinzioni, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato ed evitare di farsi trascinare da correnti di pensiero differenti dalle proprie. Nella società di oggi c'è veramente più bisogno di filosofia, di un bisogno morale, poiché ci stiamo smarrendo, stiamo rincorrendo l'apparenza, le false speranze che in realtà sono distruttive per il nostro essere. Dobbiamo recuperare l’importanza della riflessione, e dell'amore per la conoscenza.

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  27. Molti uomini, incapaci di seguire la via della filosofia, scelgono spesso di seguire la via della scienza, poichè gli fornisce delle risposte attraverso dimostrazioni pratiche e quindi la filosofia viene sottovalutata. Secondo me, il motivo della perdita del valore della filosofia è questo, poichè l'uomo non ha mai tenuto in considerazione, che la filosofia con il suo studio potrebbe andare oltre la ricerca scientifica,arrivando così all'origine e indagando il fine di ogni cosa.

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  28. Questo libro è davvero sorprendente ogni capitolo è appassionante,offre riflessioni su dei quesiti che non mi ero mai posta..Filosofare e parlare di filosofia in generale è sempre affascinante per me,ad oggi posso dire che grazie alla filosofia e ad un ottimo insegnante come lei ho iniziato a vedere le cose da altri punti e prospettive,davvero la filosofia "accresce" e migliora l'uomo.Secondo me il ruolo della filosofia oggi è quello che ha sempre avuto.Ovvero quello di interrogarsi, costantemente, sui "perchè", sulle "cause", sui modi di essere dell'uomo e più in generale, sulla vita;serve innanzitutto per porsi delle domande e per tentare di risolvere le più grandi questioni che da sempre affliggono l'uomo.La filosofia è alla base di scienza, matematica, politica, letteratura e arte. Tutto ha dei risvolti filosofici, ogni cosa attinge alla filosofia, guarda alla filosofia, si rifà alla filosofia.Nella società di oggi c'è veramente più bisogno di filosofia...!

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  29. Domenico VA

    Il libro di Gadamer, al contrario di come mi era sembrato inizialmente, si sta rivelando davvero interessante. Sono rimasto particolarmente colpito dall’ultima parte che abbiamo letto, in cui vi è la riflessione sull’influenza che la scienza sta avendo sull’uomo. Essa, infatti sembra farlo sentire immortale, sembra poter rispondere a tutte le domande, ma non può essere così, perché allora se tutti i nostri interrogativi hanno già una risposta, il progresso può ancora esistere? A me piace pensare che potremo sempre migliorarci e voglio crederci, soprattutto perché la filosofia fa parte di noi e finché essa esisterà, non potremo rifugiarci nelle risposte più semplici ma saremo sempre spinti a cercare di più!

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  30. Carissimi, non vorrei che passassimo dal lato opposto: Credo che la scienza sperimentale abbia una insostituibile ruolo nella società contemporanea. Grazie alla scienza abbiamo sconfitto molte malattie e possiamo viaggiare con facilità da un capo all'altro del pianeta. Grazie alla scienza positiva possiamo comunicare con facilità i nostri pensieri. In effetti Gadamer non critica la scienza in sé, ma l'uso sfrenato che ne fanno alcuni uomini... la filosofia può indicare la direzione e indurre una profonda riflessione per evitare che l'uomo scambi se stesso per un dio onnipotente...

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  31. "Esiste qualcosa che dovrebbe interessare a tutti? Esiste qualcosa che riguarda tutti gli esseri umani, indipendentemente da chi siano o in quale parte del mondo vivano?" (Jostein Gaarder, Il mondo di Sofia).
    In classe si è discusso circa l'utilità della filosofia e se essa sia intrinseca nella natura umana, io penso che la sua utilità si manifesti nella necessità dell'uomo di cercare la risposta a domande sulla propria esistenza, e sebbene le risposte a tali domande risultino molteplici, conoscere gran parte di esse ci permette di mettere a punto un nostro modo di vivere aprendoci a diversi punti di vista. La filosofia insegna a pensare , rende l'uomo padrone della facoltà più grande che possiede: la ragione. Un bambino che inizia a conoscere il mondo inizia a porsi domande su tutto ció che lo circonda, la capacità che un bambino ha di "stupirsi" davanti tutto ció che è sconosciuto gli permette quindi di interrogarsi sul mondo circostante, la filosofia é in un certo senso il primo contatto con il mondo quindi è a mio parere un valore intrinseco all'uomo, non sostituibile con alcuna scienza positiva poichè essa formula le domande la scienza cerca di trovare le risposte: "così, il motivo per cui fu possibile in Grecia il sorgere della filosofia non fu affatto ció che chiamiamo scienza, bensì uno smisurato desiderio di sapere." (Gadamer, La ragione nell'età della scienza).

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  32. Vorrei dire alcune cose riguardo quello di cui si è discusso oggi in classe in quanto i temi trattati, ossia la psicologia e la psicoanalisi hanno sempre suscitato in me molto interesse.
    Discutendo con altre persone sono sempre stata considerata quasi pazza dopo aver affermato di voler studiare psicologia o, a volte, mi è stato detto di voler andare contro corrente, di volermi distinguere.
    In realtà ritengo che non ci sia nulla di strano o "pazzo" in quello che io voglio fare: capire come agiscono gli altri e perchè pensano in un determinato modo sono cose che da sempre mi affascinano.
    Mi rendo conto però, che l'idea che la gente ha riguardo questa materia nasce dal fatto che ci sono realmente persone che intraprendono questo percorso solo perchè vedono la psicologia come qualcosa di altermativo. Mi chiedo a questo punto: perchè tutto ciò accade?

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  33. Cara Mariangela, cercherò di coinvolgere in questa discussione un'esperta... vediamo che cosa ci dice...

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  34. Tuttavia ti posso anticipare ciò che dice Freud "La psicoanalisi si impara innanzitutto su sé stessi, mediante lo studio della propria personalità".
    Sigmund Freud, Introduzione alla psicoanalisi, 1915/32

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    1. Questo vuol dire quindi che prima di cercare di comprendere gli altri devo iniziare a capire me stessa. O sbaglio?

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    2. Non sbagli... ma lo diceva anche Socrate... Conosci te stesso...

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  35. Filosofo si può solo diventare, non essere. Appena uno crede di esserlo, smette anche di diventarlo.
    Friedrich Schlegel, Frammenti, 1797/98

    Che cosa è che fa il filosofo? Il coraggio di non tenersi nessuna questione sul cuore.
    Arthur Schopenhauer, Nachlass, (postumo, 1966/75)

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  36. La filosofia non è una dottrina per soli lunatici,ma per ogni uomo;essa però necessita di riacquistare il vecchio ruolo con un nuovo fine:mostrare alla scienza i propri limiti.

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  37. Con il tempo i temi che stiamo affrontando tramite la lettura dell'opera di Gadamer stanno maturando nelle nostre menti ed un dibattito che inizialmente si era articolato come una mera critica all'egemonico valore che la scienza ha assunto oggigiorno sembra diventare, almeno per me, capillare ad ogni ambito del vivere quotidiano, così che la riflessione si possa allontanare da quello che Gadamer ha scritto nero su bianco, creando una rete di pensieri sempre più vasti. Riflettere sul rapporto tra scienza e filosofia mi ha condotta a riflettere sul rapporto che ogni singolo uomo ha con queste ultime: esse appaiono spesse volte agli occhi di un uomo "qualsiasi" come realtà astratte e lontane di cui non bisogna curarsi. Che importanza può avere per il classico padre di famiglia, che passa l'intera giornata a lavoro con la fronte imperlata di sudore per riuscire a portare a casa il minimo per sopravvivere fino alla fine del mese, sapere che sul pianeta Marte sono state ritrovate tracce di vita o che probabilmente esistono delle particelle capaci di superare la velocità della luce e rivoluzionare la fisica di Einstein? Che importanza può avere per questa stessa persona sapere quali meccanismi regolano la conoscenza umana o capire che collegamento vi è tra la realtà sensibile e quella intellettiva? Apparentemente queste questioni appaiono prive di ogni importanza ed utilità poiché rispondere a queste ultime non permette all'uomo sopra citato di tratte qualche forma di vantaggio di tipo speculativo. L'interesse dell'uomo verso queste discipline entra in gioco solo nel momento in cui la rete tracciata da queste ultime intralcia la vita del singolo. Può essere un esempio di ciò che ho detto la scoperta di una nuova medicina, l'invenzione di un carburante meno costoso oppure (evento molto più vicino a noi) la scoperta di poter utilizzare le cellule staminali per risolvere casi di tumori. Migliaia di persone sono scese in piazza con striscioni e quant'altro nel corso del 2013 creando le note proteste "Pro Stamina", ma nessuna protesta è stata mai fatta per incentivare i fondi statali destinati alla ricerca nell'ambito della fisica in Italia. Questa non vuole assolutamente essere una critica da parte mia verso le proteste tenutesi a Roma nei mesi scorsi, è solo una riflessione che mi ha permesso di evidenziare quella sorta di "secondo scopo" peculiare ad ogni azione umana.

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  38. Lo schierarsi dell'uomo a favore della scienza è probabilmente legato a questa "praticità" che essa possiede, nonché all'immediatezza ed all'apparente esattezza. Tale apparente esattezza è diventata probabilmente l'aspetto principale che ha condotto le verità scientifiche ad una sorta di "oggettivizzazione", tanto che lo stesso aggettivo "scientifico" ha assunto il significato di "dettagliato" e quindi "esatto". Anche nelle riviste di critica letteraria si può leggere, ad esempio, una recensione in cui un saggio filosofico viene definito come una "trattazione scientifica", ed il tutto assume una connotazione positiva. Allo stesso tempo l'aggettivo "filosofico" assume in alcuni casi il significato di "vago" e quindi disancorato dal quotidiano. Anche il linguaggio quindi, le immagini ed in generale il pensiero comune favoriscono in un certo qual modo la scienza a svantaggio della filosofia. Ma, non potremmo aspettarci diversamente nella società del "tutto-e-subito", quella stessa società in cui il momento di "relax" non è più la lettura di un libro, ma piuttosto la visione di un reality show o della TV in generale. Quella stessa società in cui "fama" e "visibilità" sono virtù proprie solo di star televisive ed i grandi intellettuali e filosofi (ma anche scienziati) sono spesso ridotti all'anonimato. Quella società in cui l'attesa è nulla e con essa va annichilendosi anche la riflessione. Ed ora anziché chiedermi se la fine della filosofia sia segnata preferisco chiedermi: come si può impedire che la filosofia scompaia dal quotidiano?

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  39. Vincenzo F. VBs2 gennaio 2014 15:19

    Devo dire che Gadamer con questo libro ha suscitato in me un nuovo modo di vivere con me e con gli altri.. mi ha insegnato cosa vuol dire "dialogo", una semplice parola.. ed è grazie alla sua semplicità che io sono stato in grado di confrontarmi con gli altri.. Io sono una persona chiusa, ma devo dire che grazie al nostro Gadamer ho avuto quell'incoraggiamento che mi mancava da tanto tempo.. sembra una scemenza ma per me è stato un grave problema, ma che adesso non lo è e non lo sarà più come prima.

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    1. Sono contento che sia avvenuto ciò che dici...

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  40. Pasquale C. VBs2 gennaio 2014 15:24

    Dopo diverse discussioni, pensieri, riflessioni e studi, ho cercato di capire qual è il rapporto tra filosofia e scienza, arrivando alla conclusione che non si può definire ciò, perché entrambi questi saperi sono saperi indispensabili l'uno all'altro, sono complementari. Secondo un'ottica hegeliana, esprimono in maniera diversa il divenire dello spirito, ma entrambe fanno parte dello spirito, sono collegate, ciò non significa che hanno ugual valore in tutti i campi, ma penso e credo che, un corretto e sapiente uso dei due saperi, definisce ancor di più la grandezza del creato, l'infinita dell'universo e dunque i limiti dell'uomo. Ma in tutto questo l'uomo che ruolo ha? il suo valore davanti a queste discipline qual è ? Bene,credo che infine oltre alla fusione, nelle giuste circostanze, tra filosofia e scienza ci debba essere un pizzico di sentimento umano, che riporti nelle diverse situazioni quotidiane il sapere, l'intelligenza e la conoscenza, che sono fondamentali per la vita di ogni uomo; la sapienza rende ogni uomo più "umano", ma mi sorge un'altra domanda, cos'è più importante la conoscenza di se stessi e dunque una conoscenza interiore, o di tutto ciò che è esterno alla personalità dell'uomo e dunque una conoscenza esteriore ?

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  41. Caro Pasquale, ancora mi pare tu sia fermo alla distinzione tra corpo e anima di cui parlava Cartesio, anche se già anch'egli si era reso conto che non è proprio così... Ti consiglio la lettura di questo mio articolo, per chiarire un po' il concetto
    http://www.a-verare.com/Italiano/Documenti/Cartesio.htm
    Sia la filosofia sia la scienza positiva contribuiscono alla conoscenza del corpo e della "mente"... se le due entità non sono scisse secondo la tradizione dualistica platonica... e poi... scienza e filosofia sono umane... sono una creazione umana... non ci sono lumache che mandano i razzi sulla luna né coccodrilli vegetariani, giunti a tale consapevolezza dopo una lunga riflessione etica...

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  42. Anche io mi sono sempre chiesta se sia meglio conoscere se stessi o l'esterno e durante questi anni di filosofia mi sono sempre data una risposta diversa, quest'anno (in particolare dopo aver studiato Hegel e aver capito Gadamer) ho maturato una considerazione diversa e penso che essendo in questo mondo non possiamo non considerare l'esterno poiché influenza il nostro modo di essere quindi penso anche che conoscendo noi stessi è possibile svelare alcuni meccanismi sociali e ci permette di conoscere anche gli altri. Credo che l'uomo e il resto della natura facciano parte dello stesso ciclo che governa il cosmo, se spostiamo sul piano scientifico la questione siamo d'altronde figli degli atomi che compongono le stelle. Dunque credo che l'interno e l'esterno siano un'unica realtà inscindibile e non è possibile né conoscerle singolarmente né conoscerle completamente.

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  43. Gadamer definisce il filosofo come ''il prototipo e il modello di tutti coloro che in lui vedono un uomo interessato alla conoscenza di sé,un uomo al quale il pensiero è d'aiuto per elevarsi al di sopra di ogni avversità della vita,per sopportare l'infelicità,l'ingiustizia,il dolore e persino l'amarezza della morte''. A mio parere,la completa conoscenza del proprio Io si realizza principalmente attraverso il recupero di quel mondo all'interno del quale l'uomo opera e spende la propria vita. La mia domanda però è:come può,ai giorni nostri,avvenire questo ritrovamento se l'uomo rimane impassibile di fronte al dolore degli individui, alla sofferenza, a tutto ciò che fa star male, a tutto ciò che viviamo con angoscia? La nostra società è indifferente,le situazioni vengono affrontate con una disarmante superficialità e il più delle volte ignorate.Nessuno se ne preoccupa e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti,ma pochi in realtà si chiedono:''se avessi fatto anch'io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà,se avessi pensato prima,sarebbe successo tutto ciò?'' Di fronte a questo scenario tutt'altro che ottimista e luminoso,io giovane,stento a conoscere pienamente me stessa..e lei professore,amico della filosofia,pensa che esistano ancora delle speranze?Bisognerebbe prendere in considerazione la figura del filosofo(per Gadamer) affinchè ognuno di noi possa proseguire il cammino con saldezza d'animo e carico leggero per alleviare la fatica che prevede la vita di ogni giorno?

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    1. Cara Michela, ti rispondo con una lettera di Antonio Gramsci...
      “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

      L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?

      Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.

      Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

      11 febbraio 1917

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    2. Michela C. VBs6 gennaio 2014 14:42

      Conoscevo questo lettera di Gramsci,leggerla tempo fa mi ha portato a riflettere rispetto la mia posizione e a trarre numerose e importanti conclusioni. La cosa che maggiormente mi ha colpito è che dal ''lontano'' 1917, gli anni sono passati inesorabilmente, ma pochi sono stati i miglioramenti riscontrati all'interno della società. L'indifferenza regnava e regna sovrana, non solo per quanto riguarda la politica,come testimoniano le parole di Antonio Gramsci,ma essa ha affondato le proprie radici in ogni ambito umano..a me fa paura ammettere tutto ciò, ma più di tutto mi sconcerta pensare a quale sarà la nostra fine... non lo dico a lei, in quanto professore di filosofia, ma alla luce di tutto ciò, quasi alla fine del mio tragitto da liceale, devo ammettere che studiare questa materia mi ha aiutato molto a sconfiggere la mia indifferenza, a soffermarmi di più su tutto ciò che mi circonda e a far sviluppare la mia sensibilità e il mio pensiero.. in fondo è proprio quest'ultimo a rendermi umana a contraddistinguermi dagli animali (anche se sostengo che questi ultimi siano superiori a noi);il mio intento è contraddistinguermi anche dalla massa degli indifferenti, nel fare questo so di non essere sola e questo mi porta ancora a credere che qualcosa possa cambiare,spero!

      p.s. consiglio a tutti la visione di questo video bellissimo
      http://www.eticamente.net/20103/il-video-che-cambiera-la-vostra-visione-della-vita.html

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  44. La filosofia ha un ruolo molto importante nella vita dell'uomo; che non va contro la scienza, al contrario la completa.
    Cercare di cogliere e di comprendere la realtà è un dovere. Solo conoscendo la realtà che ci circonda; solo conoscendo ciò che è giusto e ciò che non lo è un uomo può agire in modo corretto. Il " perchè? " delle cose spinge la filosofia ad andare sempre oltre le apparenze, permettendoci, magari, di giungere un giorno alla coscienza del senso della vita. Solo allora, forse, quel desiderio di felicità a lungo ricercato dall'uomo e mai del tutto saziato potrà prendere forma e rendere migliore la vita di ognuno di noi. Occorre però trovare un metodo per giungere alla conoscenza e alla consapevolezza della realtà; è quello che Gadamer afferma nel libro qui " criticato ", ci " illustra " l'importanza del linguaggio e del dialogo, ad esempio, come via alla consapevolezza.
    La vita degli uomini fin dai tempi più antichi ha posto come base del suo esistere il linguaggio, il " dialogo sociale "; è il dialogo fra uomini e fra uomini e natura che detta il progresso. Le singole esperienze vengono tramandate attraverso la lingua (nelle sue varie forme); che non è solo un mezzo utilizzato a tale scopo, bensì una verità vista in modo diverso da ognuno, ma con un fondo di verità universale. L'ermeneutica in tale senso è l'attività che l'uomo deve esercitare per riuscire a cogliere la verità universale, cogliendo ogni piccola esperienza che l'esterno ci offre, non dimenticando di scrutare la verità dentro noi stessi, perché non si sa dove inizi il limite tra esterno ed interno a " noi stessi ".

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  45. Penso che il problema della nostra generazione sia in parte lo sviluppo della tecnica, viviamo in un mondo in cui tutto funziona meccanicamente e talvolta il mondo dei giovani si riduce ad essere una realtà virtuale anch'essa frutto di meccanismi, l'individuo perde coscienza e viene meno il valore etico e lo scopo della vita e il nichilismo impedisce ai giovani di guardarsi dentro e costruire la propria persona.

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  46. Anch'io sono d'accordo con Rosa, il problema della nostra generazione è lo sviluppo della tecnologia poichè passiamo la maggior parte del nostro tempo su social network e non a riflettere e pensare. Ho notato che la nostra vita diventa sempre più virtuale e penso che arriveremo al punto di non passare più tempo realmente insieme alle persone. La tecnologia crea dei contatti a distanza ma allo stesso tempo allontana gli individui.

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  47. Secondo me non è la tecnologia in sé che allontana l'uomo, ed in particolare le giovani generazioni, dai valori etici, che annichilisce e rende per certi versi la vita sistematica, ma l'uso a volte eccessivo che l'uomo fa di essa. Le nuove generazioni usano i nuovi mezzi tecnologici come una sorta di scudo, ritrovandosi a non saper più comunicare realmente confrontandosi faccia a faccia, si esprimono infatti con simboli ed abbreviazioni; ecco che viene meno il ruolo della scrittura, che diventa attività di pochi eletti.
    Dall'altro lato, secondo me, grazie alla tecnologia, al progresso ed alle telecomunicazioni la vita dell'individuo è di gran lunga migliorata. Penso che il vero problema sia lo spazio che l'uomo dedica a ciò che è veramente essenziale, ossia la dimensione metafisica. Ormai l'individuo ha quasi completamente rimosso l'aspetto metafisico, poiché convinto di non poterlo più dominare, ma ciò non è affatto causa della tecnologia,infatti, i due ambiti potrebbero coesistere, in quanto l'uno non esclude l'altro.

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  48. Durante i nostri laboratori di filosofia abbiamo discusso di diversi temi ma quello che mi ha colpito di più riguarda la nostra società. Con questa lettura ho compreso che la società odierna è una società in cui domina il sapere scientifico su quello filosofico, in cui gli uomini si affidano esclusivamente alla scienza con la quale credono di poter dominare il mondo non domandandosi più il perchè delle cose e non riflettendo su quello che ci accade attorno. Io penso, dunque, che la società in cui viviamo debba fare un passo indietro e riavvicinarsi alla filosofia e chiederci non solo il come ma anche il perchè delle cose.

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  49. Io non credo invece che bisogni tornare indietro,è necessario che la filosofia si occupi del nostro tempo e di una società in cui si pensa e si vive seguendo la sistematicità delle scienze positive.
    Vorrei citare una frase dal libro che ho iniziato a leggere:
    "Gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre e solo la descrizione che di volta in volta il mito, la religione, la filosofia, la scienza hanno dato del mondo (L'ospite inquietante, il nichilismo e i giovani, U. Galimberti) " oggi i riferimenti tradizionali sono erosi dal disincanto del mondo dovuto al progresso tecnico e scientifico, è forse la caduta dei valori tradizionali che allontana i giovani dalla filosofia?
    Nei commenti precedenti ho citato la "tecnica" e forse non sono riuscita a spiegarmi bene, con tecnica non intendo soltanto il progredire tecnologico, bensì mi riferisco alla razionalizzazione che la sistematicità del progredire tecnico/scientifico ha introdotto nel mondo del post-moderno.

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  50. Cara Rosa, Galimberti, quando parla dell'ospite inquietante si riferisce al nichilismo che rischia di atrofizzare il desiderio e le scelte, soprattutto dei giovani. Posseduti dalla tecnica, figlia primaria dello scientismo, si rischia di perdere il senso dell'esistenza. Sia Heidegger sia il suo discepolo Gadamer cercano la via "nuova"... un nuovo inizio per la filosofia... non si tratta di un tornare indietro, ma di cercare una nuova via, perché la vecchia è senza uscita. La filosofia ha il dovere di guidare l'uomo in questa direzione... lo dice lo stesso Galimberti nel libro bellissimo che stai leggendo...

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  51. Leggendo tutti questi commenti su tecniche, tecnologie, scienza mi è venuto da pensare che ora come ora siamo tutti capaci di guardare con occhi critici il mondo che ci circonda però allo stesso trempo mi rendo conto che siamo limitati. Affermando questo intendo dire che dopo aver criticato quello che secondo noi non va non riusciamo in alcun modo a fare cambiare le cose, nemmeno delle piccole cose. Quindi mi chiedo: è questo quello che cerca di insegnarci la filosofia?

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    1. Già guardare con occhio critico è un primo passo... la tecnologia non male in sé... la filosofia ci insegna ad essere sospettosi...

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    2. Concordo pienamente con lei Prof.

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  52. La filosofia, oggi, sembra ormai esser stata dimenticata o almeno è ormai riservata solo ad alcuni, cioè coloro che si dedicano ad essa. Ma la filosofia in realtà è una caratteristica di tutti perché tutti la praticano ogni giorno senza accorgersene. E ciò è dimostrato dal fatto che tutti si pongono delle domande, cercano delle risposte e sono sempre spinti dalla volontà di conoscere. E la filosofia non è altro che questo. Io penso che essa non sia poi così tanto antica come spesso tutti credono ma è propria di ogni uomo e appunto per questo, anche nella società odierna, che sembra non si occupi più di filosofia, essa è un aspetto sempre vivo.

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    1. Be', se è come dici, la filosofia è antica quanto l'uomo... quindi è antica... forse dovremmo dire che non tutto ciò che è antico è inutile... :-)

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  53. Giovanna c. V A10 gennaio 2014 16:52

    Carissimo prof...continuando a leggere durante i nostri laboratori il libro di Gadamer mi sto rendendo conto di quanto sia importante la filosofia nella nostra vita . Infatti questo libro mi ha fatto vedere molte cose in modo diverso rispetto a prima .In particolar modo mi ha colpito l'esempio del saluto fatto da Gadamer poiché esso ci permette di spiegare un concetto fondamentale della filosofia di Hegel .Infatti ciò che conta davvero è essere riconosciuti e non da uno schiavo proprio perché solo rapportandoci con una persona alla nostra pari noi possiamo riconoscerci effettivamente.

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  54. Leggendo oggi in classe il saggio di Gadamer “La filosofia di Hegel e l’influsso che ha esercitato fino ad oggi” e grazie anche allo studio del pensiero di questo grande filosofo, ciò che mia ha colpita è stata l’influenza che la libertà ha prodotto sulla riflessione filosofica hegeliana. La rivoluzione francese aveva avuto una grande influenza su Hegel tanto che tutto ciò lo aveva portato a riflettere sulla morale kantiana, considerandola pericolosa in quanto sostenere che la morale è dentro ciascuno di noi potrebbe essere interpretata come una giustificazione della propria condotta. Hegel, comprendendo il valore della libertà che l’uomo dispone pur trovandosi in uno stato di subalternità rispetto allo Spirito, delinea una morale assoluta ovvero “che lega ed accomuna tutti gli individui” su cui si fonda lo stato. Quindi Hegel comprende qual è l’altra faccia della libertà. Essa è senza dubbio il più grande valore, ma essere liberi può rappresentare un peso per l’uomo. Egli ha bisogno di una guida, qualcosa in cui credere, a cui fare riferimento. A questo proposito mi viene in mente il capitolo il “Grande Inquisitore”tratto dal romanzo “I fratelli Karamàzov”, dello scrittore russo Fëdor Michajlovič Dostoevskij : “Non c’è per l’uomo rimasto libero piú assidua e piú tormentosa cura di quella di cercare un essere dinanzi a cui inchinarsi. Ma l’uomo cerca di inchinarsi a ciò che già è incontestabile, tanto incontestabile, che tutti gli uomini ad un tempo siano disposti a venerarlo universalmente. Perché la preoccupazione di queste misere creature non è soltanto di trovare un essere a cui questo o quell’uomo si inchini, ma di trovarne uno tale che tutti credano in lui e lo adorino, e precisamente tutti insieme. E questo bisogno di comunione nell’adorazione è anche il piú grande tormento di ogni singolo, come dell’intera umanità, fin dal principio dei secoli. È per ottenere quest’adorazione universale che si sono con la spada sterminati a vicenda. Essi hanno creato degli dèi e si sono sfidati l’un l’altro: “Abbandonate i vostri dèi e venite ad adorare i nostri, se no guai a voi e ai vostri dèi!”. E cosí sarà fino alla fine del mondo, anche quando gli dèi saranno scomparsi dalla terra: non importa, cadranno allora in ginocchio davanti agli idoli.” L’uomo quindi sente il bisogno di essere accettato, ovvero di essere riconosciuto dagli altri, ma non vale a niente se a riconoscerlo è un suo subordinato (ovvero il servo nella dialettica servo-padrone), ma occorre l’approvazione di un suo pari un altro uomo libero. È dall’approvazione che deriva la solidarietà tra gli uomini ed è su di essa che si fondano non solo lo stato, ma anche l’amicizia e l’amore. Hegel dunque è riuscito a dare una nuova interpretazione di ciò che spinge l'unione degli uomini che non è un contratto così come aveva sostenuto Hobbes, e tanto meno un istinto naturale dell'uomo così come aveva sostenuto Aristotele, ma bensì l'essere riconosciuto e accettato. Ognuno di noi si lega all'altro perché vede in lui un parte di sé e quindi avendo delle somiglianze, delle passioni comuni, egli si sentirà accettato, senza sentirsi fuori posto e tanto meno senza la necessità di reprimere il suo modo di essere per uniformarsi agli altri.

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  55. Mariagrazia V. VAs10 gennaio 2014 17:11

    Condivido a pieno il pensiero di Sara. La tecnologia è ormai sempre più presente nella nostra vita, possiamo trovarla praticamente in tutto ciò che è di uso quotidiano. Inizialmente si credeva che questa potesse portare solo benefici e fosse solo un aiuto alla nostra vita, certamente è così la tecnologia ci aiuta e migliora di gran lunga la qualità della nostra vita e credo che su questo nessuno possa obbiettare. Ma ultimamente si sente molto più spesso gente che si pone diversi interrogativi su questa incredibile crescita tecnologia, molti si chiedono se questo uso continuo e spesso forzato della tecnologia non ci stia creando dipendenza e ci stia rendendo schiavi.
    Diviene dunque automatico chiedersi: “ma la tecnologia ci rende liberi o ci fa schiavi ?”. Non è facile rispondere a questa domanda, perché senza alcun dubbio da quando si hanno così tanti mezzi tecnologici si è molto più liberi a livello umano, ma si è anche dipendenti da essa, la tecnologia ci rende schiavi, poiché ora sarebbe inimmaginabile una vita senza cellulari, computer, televisioni ecc. La tecnologia è un’arma a doppio taglio perché difficilmente si può immaginare una vita senza essa ormai ma nonostante ciò molti vorrebbero sbarazzarsene poiché si ritengono dipendenti da tutto ciò che gli sta attorno .Credo che ciò che ha previsto il grande Albert Einstein si sta avverando ossia "temo quel giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità”... Non sarà che quel giorno è già arrivato? Secondo me per la mia generazione sarebbe impossibile vivere senza, ma ammetto che tutto questo progresso mi spaventa in quanto ci "toglie" i veri "piaceri"!

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    1. La filosofia ci può aiutare proprio per evitare quello che temeva Einstein, il quale, prima di essere uno scienziato, è stato un grande filosofo... perché... mai ha smesso la sua riflessione etica... mai ha condotto ricerche senza porsi il problema delle conseguenze...

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  56. Rispondo a Stefania, la tua riflessione mi pare eccellente, il riferimento a Dostoevskij è azzeccato. La grandezza di Hegel, a mio avviso, risiede proprio in questa sua capacità di ridimensionare l'egoità, ma nello stesso tempo di esaltare il ruolo di ogni individuo, riconoscendolo. Questo è fondamentale per reprimere gli istinti di onnipotenza di quella categoria di scienziati che credono di poter controllare ogni cosa. Generare mostri in laboratorio rischia di distruggere l'umanità intera. La filosofia ha il compito, descritto da Gadamer, con l'aiuto di Hegel, di ridimensionare il desiderio di onnipotenza, attraverso una riflessione attenta sia sulle possibilità dell'uomo sia sui suoi limiti. L'importante, come sostiene Dostoevskij, sta nel non trasformare l'uomo in divinità... altrimenti tutto è perduto...

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  57. E’ molto interessante il modo con cui Gadamer definisce il rapporto che c’è tra filosofia e scienza e mi trovo molto d’accordo con il suo pensiero, in quanto egli afferma che esse si occupano di ambiti diversi e non c’è motivo per cui si debbano scontrare. È sempre più evidente come scienza e filosofia seguano due metodi di indagine contrapposti: per fare dei progressi la scienza,infatti, ha naturalmente bisogno di porsi delle domande perché solo così la mente riesce a progredire e quindi si chiede “quando”, “come” o “perché”, ma l’unica domanda che dovrebbe farsi è “quali sono le conseguenze?”. È questo quello che fa la filosofia. Si occupa di dare una spiegazione razionale a quanto è già accaduto, proprio come Hegel stesso dice quando paragona la filosofia alla nottola di Minerva. Il vero problema per cui il progresso oggi rappresenta un danno è proprio che quando la scienza si cimenta nella creazione continua di nuove cose non si domanda mai a quali conseguenze ciò potrebbe portare perché, come avete detto anche voi prof., gli scienziati credono di poter controllare ogni cosa. Questo loro sentirsi “onnipotenti” nasce dalla mancata riflessione e dal fatto che forse si pongono le domande sbagliate. La filosofia, se applicata da tutti, potrebbe rappresentare una sorta di protezione perché riuscirebbe a mantenere in noi un distacco da ciò che, come il progresso, sembra ormai volerci per forza contagiare. Basterebbe infatti non limitarci a farci convincere dalla tecnologia o qualsiasi altra forma di progresso solo perché rende la nostra vita più comoda, ma dovremmo proprio soffermarci di più sulle conseguenze per capire davvero se è il caso di diventare schiavi di questa grande innovazione o iniziare finalmente a contrastarlo.

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    1. La comodità non credo sia un male... avere un bel divano comodo non è un reato... ma se ci stiamo seduti tutto il giorno senza fare niente è dannoso... se usiamo il divano per riposarci dopo aver lavorato ben venga ...

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    2. Io credo infatti che la scienza non sia qualcosa di completamente negativo perchè per molti aspetti essa ha migliorato la nostra vita. La scienza diventa un problema nel momento in cui se ne fa un uso sbagliato e l'esempio del divano che lei ha fatto spiega esattamento questo. Naturalmente la scienza ha fatto molti passi avanti ma molto spesso essa tende ad esagerare credendo di poter fare tutto, sentendosi onnipotente appunto. E' proprio in questo momento che la filosofia diventa fondamentale perchè in questo caso quest'ultima riuscirebbe a porre del limiti a questo progresso che sembra sia ormai inarrestabile semplicemente attraverso il ragionamento.

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  58. Il libro di Gadamer non smette di sorprendermi..di fronte ad una realtà ormai basata quasi esclusivamente sulla scienza, ho davvero apprezzato il modo in cui il filosofo ci invita a riscoprire la nostra interiorità, a farci delle domande, a non farci manipolare..per noi giovani, in modo particolare, sarebbe fondamentale riscoprire l'importanza della filosofia, e renderci conto che proprio essa ci rende liberi! Dovremmo comprendere l'esortazione dell'oracolo di Delfi "conosci te stesso", e imparare ad interpretare noi stessi, non solo i testi!

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  59. Domenica Cannizzaro 5A10 gennaio 2014 18:56

    Tra tutti i vari temi trattati nel libro di Gadamer, quello che mi ha colpito di più e mi ha portata a riflettere è senza dubbio l’etica. Grazie ad essa noi riusciamo a riflettere su cosa è giusto o sbagliato, e anche se noi non ce ne rendiamo conto, è grazie alla filosofia che riusciamo a metterla in atto. Ma che cos’è la filosofia, possiamo affermare che essa sia fondamentale nella vita oggi? In relazione ai filosofi studiati fin’ora, credo che questa disciplina nasce essenzialmente dalla meraviglia, dallo stupore che l’uomo ha di fronte al mondo e di fronte se stesso. Gadamer, per questo, nel suo libro ci spinge più volte a indagare noi stessi, e relazionarci con gli altri, con le diverse culture e usanze, superando così la scienza, che non si preoccupa invece di valori fondamentali come la vita, l’anima, il mondo, Dio. La differenza sistematica tra queste due discipline, non è l’oggetto in se dell’indagine, ma la domanda di partenza. Infatti, mentre il punto di partenza della scienza è comprendere come un determinato oggetto funziona quali un albero, un animale o l’uomo stesso, la filosofia parte dal perché, va al di la delle apparenze. “Perché l’uomo pensa?”. Secondo me, la filosofia più di ogni altra cosa, nell’uso quotidiano, serve a riflettere su tutto ciò che facciamo, ed è per questo che è presente ancora oggi nella società, perché come ho già detto prima ci aiuta ad analizzare tutto ciò che riteniamo bene o male, ci fa agire quindi secondo morale.

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    1. Be'... come ho scritto sopra (ti invito a leggere, per non ripetere sempre le stesse cose) non bisogna demonizzare la scienza... perché è grazie ad essa se abbiamo sconfitto malattie mortali e se viviamo in case riscaldate e non dobbiamo andare al torrente a lavare i panni... quindi penso che la scienza sia al servizio della vita... l'uomo a volte esagera... per ignoranza... o per pigrizia

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  60. Giovanna A. V AS10 gennaio 2014 18:58

    Proseguendo la lettura del libro di Gadamer, ho iniziato a comprendere l'importanza della sua opera..Egli sottolinea il valore di ognuno di noi, ci invita a non stancarci di cercare la verità, a sentirci "filosofi" ,perchè è proprio questa la qualità che ci rende uomini, e spero che il suo messaggio non venga dimenticato!

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  61. Caro prof...continuando a leggere questo libro mi sto rendendo conto di quanto la filosofia sia importante nella nostra vita...anche se spesso viene poco considerata, infatti viviamo in un epoca in cui quello che non e' scientifico allo stesso tempo viene valutato come non vero! Ma dobbiamo allontanarci da questa prospettiva, poiche' la filosofia e' veranente importante nella vita dell'uomo , che attraverso delle domande ci consente di conoscerci e solo la conoscenza di se stessi permette di salvaguardare la liberta'!

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  62. Caro Prof.. a quanto pare, lo stupore che mi suscitano i nostri laboratori di filosofia, piuttosto che affievolirsi, cresce di ora in ora..è bellissimo ascoltare le idee di grandi pensatori che hanno speso la loro vita per lasciare un'insegnamento, un'impronta, nonostante fossero consapevoli che, in un deserto, a volte basta una tempesta di sabbia per cancellare ogni cosa! Eppure, il loro impegno è stato ripagato, l'eco della loro voce si sta facendo sentire, e, come le secolari piramidi in Egitto, essi permangono nella nostra mente.Oggi, in particolare, il messaggio trasmessomi dalle parole di Gadamer, è stato fortissimo..mi è sembrato un urlo disperato nei confronti della società di massa, nella quale l'individuo si sta ormai dissolvendo ed il suo bisogno di essere riconosciuto, sembra destinato a rimanere insoddisfatto..Eh già, perchè il progresso, invece di incoraggiarci a cavalcare l'onda, cammina a passi da gigante e ci fa sentire piccoli, fragili, e in noi cresce la paura di affogare..perlomeno, è questa la sensazione che io, da futura cittadina del mondo, provo..è come se la realtà che ci circonda, avesse ormai intrapreso una corsa affannosissima verso un'evoluzione non ancora chiara, e che non ci sia più spazio per le domande, per guardarsi indietro, perchè immediatamente si viene sorpassati da un rivale accanitissimo: il dubbio! Ma perchè lo temiamo così tanto? Perchè non ci viene dato il tempo di socializzare con questa realtà che da sempre ci accompagna? In fondo, esso è il padre della conoscenza, è il motore che porta avanti la macchina che forse, però, stiamo un pò sovraccaricando. Affidandoci solo alla scienza, infatti, è come se ci ostinassimo ad alimentare la nostra macchina solo con il carburante, non controllando mai i freni, il livello dell'acqua o dell'olio..Forse questa metafora mi aiuterà a rendere chiaro ciò che voglio esprimere..mi piace pensare l'uomo come un sofisticatissimo marchingegno, i cui ingranaggi sono stati perfettamente studiati dal più grande degli inventori, uno Spirito metafisico (Dio per intenderci), il quale ha messo a nostra disposizione ogni mezzo per preservarci..Abbiamo i sentimenti per non fare arrugginire il cuore, la ginnastica per i muscoli, i pensieri per tenere allenato il cervello, ma soprattutto abbiamo la Filosofia, la cura per l'anima! Si, perchè noi non siamo semplici marionette, abbiamo la più grande delle doti, ed è sbagliato credere che bastino delle pillole per curarla..l'unico rimedio è riscoprire l'amore per il sapere, che non sia matematico, ma spirituale, che si nutra di dialoghi, civiltà, amore per noi stessi e per gli altri, fiducia nel futuro, perchè, se come dice Feuerbach, "siamo ciò che mangiamo", solo facendoci alimentare da queste, ed altre meravigliose virtù che il mondo ci offre saremo finalmente degni e fieri di essere uomini!!! ciao prof! =)

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  63. La Filosofia, con il suo continuo interrogarsi sul senso delle cose, se solo oggi fosse praticata di più dagli uomini, consentirebbe specialmente a noi giovani, di avere la possibilità di costruire autonomamente la propria strada e di affrontare le sfide che la vita ci proporrà con estrema razionalità. Ma purtroppo come afferma Dominik: " La filosofia sembra ormai esser stata dimenticata o almeno è ormai riservata solo ad alcuni". Condivido pienamente anche io il pensiero di Mariagrazia riguardo la tecnologia. E' vero che io, come penso tutti gli altri, vivo perennemente con il cellulare tra le mani, cosciente di tutti i danni che questo mi comporta. Ma è anche vero che la tecnologia ci rende schiavi, perché al giorno d’oggi se non hai applicazioni tecnologiche, sei “fuori dal mondo”. Ormai le varie applicazioni, hanno radicalmente trasformato e condizionano profondamente il nostro modo di vivere. Sono convinta, però, di quanto sarebbe efficace tornare indietro nel tempo, per capire come i nostri genitori non erano così. Per loro incontrarsi sotto casa, per andare insieme a giocare, era più divertente che stare ore ed ore al pc. Eppure loro erano molto più felici di noi, che al contrario siamo insoddisfatti e pare che ci manchi sempre qualcosa. Penso che tutto questo sia molto negativo, poiché ci fa diventare degli uomini privi di molte qualità che possediamo, ma non sappiamo sfruttare, però è anche vero che potremmo imparare ad usare questi siti internet in modo più corretto, cercando di non essere schiavi della tecnologia, che rappresenta un progresso, ma può trasformarsi in un’ossessione.

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    1. Avere la consapevolezza di quello che ci manca, cara Maria, è già un primo passo per conquistarlo. La conoscenza e la felicità richiedono sacrificio... non sempre la tecnica è un "brutto affare"... il problema è l'uso che di essa ne facciamo... usare il cellulare non impedisce di leggere un libro... Anche questo blog è uno strumento tecnologico, eppure ci dà la possibilità di discutere tra di noi e confrontarci... ai miei tempi a scuola non c'era questa possibilità... e non ti nascondo che mi sarebbe piaciuto moltissimo...

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  64. Caro prof, sono rimasto particolarmente colpito dalla frase " la filosofia è un incessante e instancabile colloquio che si interroga sul bene". Essa infatti, ci aiuta a comprendere cosa è giusto o sbagliato, ci aiuta a capire che l'uomo non è Dio, essere onnipotente, ma al contrario che ha molti limiti .. limiti che purtroppo la scienza tenta di superare adottando comportamenti al dir poco immorali. Ecco la filosofia dovrebbe intervenire proprio in questo caso.. o meglio l'uomo in quanto tale dovrebbe attuare una lunga riflessione, porsi delle domande e agire moralmente poiché è proprio questo che ci eleva!!

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    1. L'uomo, a mio avviso, ha il compito di superare i propri limiti... ma ha anche il dovere di rispettare la vita... e se la scienza fa tutto questo... ben venga. Compito della filosofia è acuire la riflessione etica tra individui, per evitare di creare mostri...

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  65. Spesso si pensa che la filosofia non scenda nel particolare della vita pratica. Io credo invece che la filosofia sia presente quotidianamente poiché ognuno di noi la applica pur non accorgendosene. Leggendo il libro di Gadamer abbiamo visto che egli sostiene che Nietzsche rappresenti la figura del vero filosofo, il quale decise di andare in pensione per scrivere libri. Il filosofo, infatti, è colui che fa riflessioni proprie fuori dalle università. La riflessione dunque è fondamentale per poter applicare la filosofia. Essa non appartiene a pochi, è propria di ogni uomo che la sappia mettere in atto ponendosi delle domande e ricercando la verità su ogni cosa. Inoltre la filosofia non può essere considerata come qualcosa che è lontana dalla scienza. Entrambe infatti assumono grande importanza. Lo stesso scienziato, prima di agire, dovrebbe riflettere; riflettere su cosa ogni nuova scoperta potrebbe comportare nella società, nell’uomo.

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  66. Caro prof, in queste ore di laboratorio trascorse leggendo il libro di Gadamer ho capito veramente l'importanza della parola "FILOSOFIA". Sin da piccola sono stata sempre curiosa, mi chiedevo perché esiste un qualsiasi oggetto, a cosa serve ecc. Penso che la curiosità degli esseri umani esiste nel momento in cui si vede un qualcosa. Vedendo un oggetto ci poniamo le domande : "Che cos'è? A cosa serve? Chi l'ha creato? Come è stato creato?". Questa curiosità ci spinge a pensare che anche una parte di noi si lega alla filosofia, ossia quel qualcosa che va in cerca della razionalità delle cose.. Purtroppo la nostra società è una società in cui domina il sapere scientifico su quello filosofico, in cui gli uomini si affidano solo ed esclusivamente alla scienza. A mio parere, la filosofia é l'unica via di fuga da quest'epoca dominata dalla scienza, in cui tutto si deve risolvere attraverso la scienza, grazie ad essa l'uomo, forse, potrebbe cominciare nuovamente ad interrogarsi su ciò che è veramente essenziale.

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    1. Cara, noi non dobbiamo cercare vie di fuga... la filosofia non sfugge i problemi, ma li affronta con coraggio, così come fa la scienza... il problema si presenta quando la scienza diviene scientismo... come abbiamo detto in classe...

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  67. Così come per Gadamer, anche per me nella società di oggi, ci affidiamo troppo alla scienza senza porci delle domande e se quello che ci dice è giusto o no. E' vero che la scienza sta sempre di più andando avanti però anch'essa avrà dei limiti. La filosofia come afferma Gadamer non può essere considerata scienza perché sono due cose totalmente opposte, diverse, infatti la filosofia è l'amore per il sapere mentre la scienza si basa su metodi sperimentali. Io termino dicendo che secondo me la filosofia non è qualcosa da mettere da parte come hanno fatto molti perché fa parte dell' uomo!

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  68. "L'uomo è libero ma è ovunque in catene" disse Rosseau, condivido pienamente questo pensiero...La società,le opinioni altrui,i pregiudizi lo rendono "prigioniero" impedendogli di essere libero come dovrebbe e vorrebbe e di essere felice,catene sottilissime ed impercettibili che la società con le sue regole impone.L'uomo già dalla nascita è prigioniero è legato al cordone ombelicale della madre ed è solo una prima catena anche se questa poi verrà spezzata.Ma in realtà continua ad essereincatenato alla vita e ai suoi processi indissolubili che lo trascinanoin esperienze difficili fino ad arrivare alla fine della catena che si chiama "morte materiale".Al di là di questo penso che per liberarci di tutti gli impedimenti e le catene che "legano" il nostro cammino basti vivere godendo di ogni istante e cercando di spezzare ed oltrepassare i pregiudizi

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  69. Giovanna c. V A12 febbraio 2014 14:55

    Nella nostra società la libertà sembra ormai un qualcosa di superato.Siamo convinti di poter fare tutto mentre, in realtà , dentro ognuno di noi, si nascondono tanti pregiudizi , tanti limiti che abbiamo paura di ammettere e che quindi non riusciamo a superare.Io credo che la libertà debba prima di tutto nascere nell'interiorità perché altrimenti non ha senso ogni nostro gesto, che deve essere voluto e consapevole, non frutto di condizionamenti esterni!

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  70. La libertà è un classico problema filosofico a riguardo del quale tutti i filosofi studiati fino ad oggi hanno detto la loro. Per alcuni pensatori l'uomo è libero, per altri non lo é affatto, alcuni escludono l'onnipotenza di Dio, altri la garantiscono ulteriormente. La libertà é un concetto che tutti noi possediamo, è la condizione per cui un individuo può decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costrizioni, usando la volontà di ideare e mettere in atto un'azione, ciò dipende dai nostri valori, dalle nostre concezioni di vita. Se siamo intrappolati nelle nostre paure o paranoie ci sentiremo in gabbia e daremo la colpa ad altri, quando in realtà è solo nostra.

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  71. Caro prof, la libertà è il primo obiettivo che l' uomo ha sempre voluto raggiungere. Ha lottato tanti per ottenerla ed oggi sembra quasi esserci riuscito. Io non credo, però, sia cosi facile ritenersi liberi perché a volte gli impedimenti nascono in noi stessi, nei nostri dubbi, nelle perplessità. Dovremmo imparare prima di tutto, a sentirci liberi di essere noi stessi, a farci tanto esami di coscienza ed a vivere nel rispetto, solo allora potremmo considerare raggiunto il nostro obiettivo!!

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  72. Caro prof..l'ultima discussione sul libro di Gadamer ha toccato uno dei punti più alti, una delle ragioni per cui tantissimi uomini hanno dato la vita, uno dei più ambiti "trofei": la libertà! Essa ha dei significati così ampi, delle sfaccettature così svariate e così tante storie da raccontare, che provare a dire cosa sia potrebbe risultare minimizzante..Oggi, infatti, siamo indotti a considerare libertà la possibilità di messaggiare tutto il giorno, di navigare su internet senza limiti, di andare in giro senza pensieri, senza responsabilità, pretendendo sempre dagli altri, senza mai doverci preoccupare di dare qualcosa..Sembra che tutto sia scontato, che i problemi tanto verranno risolti da qualcun altro e che tutto ci venga servito su un piatto d'argento, senza la necessità del minimo sforzo..Mi viene in mente una massima di La Rouchefoucauld che sembra identificare la condizione che stiamo vivendo: "L'uomo crede spesso di dirigersi, quando invece è diretto"..Eh già..siamo così abituati a proclamarci liberi ed indipendenti, da non renderci conto che le libertà a cui ci affidiamo non sono altro che delle catene, delle zavorre che appesantiscono il nostro cammino, ma di cui non riusciamo, o forse non vogliamo fare a meno..in fondo, è così facile nascondersi dietro il display di un computer, di un cellulare o semplicemente dietro un dito, come siamo abituati a fare, che non ci preoccupiamo di essere diventati schiavi, probabilmente di noi stessi, delle nostre paure, delle insicurezze e delle mille paranoie che vogliamo sorpassare a tutti i costi, senza capire che, in realtà, lo schiavo non è chi ha la catena al piede, ma chi non riesce più ad immaginare una vita in libertà..una vita che non deve essere necessariamente considerata come opportunità per poter fare ciò che si vuole, ma semplicemente come un dono da rispettare, senza essere schiavizzati dalle passioni e dai desideri, ma diventando padroni di sè stessi, abolendo dal nostro essere i pregiudizi, le pretese, la superbia perchè solo così, come affermò Nelson Mandela, "vivremo in un mondo in cui a regnare sarà la libertà, ed il sole non tramonterà mai su una così gloriosa conquista!!"

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  73. Stefania Fimmanò VAs12 febbraio 2014 15:41

    Caro prof, riguardo la discussione che è sorta in classe leggendo Gadamer, io credo che l’uomo non sarà mai libero, giacché libertà non significa essere in catene, ma non riuscire ad essere se stessi completamente, queste inibizioni ci vengono poste sia dall'esterno, per esempio dalle convezioni sociali, dalle leggi, dalle tradizioni o dalla religione, sia da noi stessi che spesso celiamo agli altri una parte del nostro carattere per evitare di essere emarginati. Non esiste, quindi, una libertà assoluta perché non siamo soli ma dipendiamo da ciò che ci circonda e soprattutto dagli altri ( “la mia libertà finisce dove inizia quella dell'altro” diceva Martin Luther King ), ma esistono delle dipendenze che possono opprimere e altre che rendono l’uomo vivo e felice. La prima è schiavitù, la seconda è libertà. La schiavitù non deve essere sempre pensata come una dominazione, una cella oppure delle catene … poiché la schiavitù più pericolosa è quella dove le catene sono invisibili, oggi per esempio siamo schiavi di noi stessi, dei giudizi degli altri e della tecnologia. Questa triste condizione non cambierà, proprio perché la maggior parte delle volte non ce ne rendiamo nemmeno conto, la libertà è sì un diritto ma in quanto tale deve essere difeso. Se per liberarsi dalle catene, in passato, si è ricorsi alla lotta, adesso occorre utilizzare la filosofia che aiuta l’uomo sia ad accettare se stesso e a migliorarsi continuamente sia a rapportarsi con l’altro.

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  74. La libertà è il bene più prezioso dell’uomo. Anche se oggi, grazie al sacrificio di milioni di persone non abbiamo problemi di libertà politica, religiosa o di opinione, non ci rendiamo conto che, ormai l’uomo è diventato “schiavo” di ben altro. La tecnologia per esempio ci sovrasta in tutto; non riusciamo a distaccarci dal nostro “amato” telefonino, o dalla televisione, ma al contrario essi sono indispensabili per la nostra quotidianità, e finiscono così per invadere tutto il nostro tempo. Siamo inoltre a mio parere condizionati dalla moda e dal pensiero altrui; non siamo appunto “liberi” di essere noi stessi, perché abbiamo paura di essere giudicati diversi, ed esclusi dalla società. Tante volte opprimiamo i nostri desideri, ci priviamo appunto del nostro diritto di essere liberi per non subire discriminazioni, anche a scuola. Non solo per quanto riguarda il modo di apparire, ma anche per i sentimenti. Non tutti infatti, hanno il coraggio di dichiarare ciò che provano per non essere presi in giro, e non mi riferisco solo agli omosessuali.. in questo modo dunque, rinunciamo alla nostra felicità. E allora mi chiedo.. in questa società in cui tutti predicano la libertà, chi è libero davvero?? Beh , sono d’accordo con Gadamer..ancora una volta la filosofia ci induce a riflettere e a progredire sempre!!

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  75. Dalla lettura del libro di Gadamer è emerso un altro aspetto importante su cui riflettere: la libertà. La libertà è un valore che ognuno dovrebbe difendere in ogni modo possibile perché senza di essa certamente la vita umana non avrebbe senso. Naturalmente parlando di libertà mi riferisco a ogni suo aspetto, quale libertà di esprimere le proprie opinioni, fare le proprie scelte senza alcuna paura di essere giudicati, libertà di vivere la vita in base alle proprie esigenze e non a quelle degli altri, libertà di essere se stessi! E’ impossibile pensare di dover cambiare noi stessi e non essere liberi di essere ciò che davvero siamo solo per piacere agli altri. Una sorta di libertà penso che dovremmo mantenerla anche rispetto alla grande “modernità” che ci circonda e mi riferisco a tecnologia, progresso, scienza... perché nonostante pensiamo che tutto ciò abbia eliminato alcuni nostri limiti, dall’altro lato ci ha resi schiavi, in un certo senso, perché non ci permette più di fare a meno di tutto ciò che abbiamo adesso. Credo che la libertà sia un valore difficile da conquistare e da mantenere e ciò lo dimostra la storia, la quale ci insegna che molti uomini hanno lottato duramente anche a costo della vita per ottenerla e per questo motivo non si può accettare di perderla o di lasciare che qualcuno o qualcosa possa toglierci la libertà in qualche modo perché penso che per essere veri uomini bisogna prima essere liberi.

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  76. Giovanna A. VAs12 febbraio 2014 16:41

    La libertà, di cui anche Gadamer parla nel suo libro, è qualcosa che ogni uomo deve avere e per cui deve lottare. Ogni uomo, infatti, ha il diritto di essere libero riguardo al fatto di poter dire ciò che pensa, di esprimere liberamente i propri sentimenti e di mostrarsi per ciò che realmente è. Purtroppo questa libertà, in alcuni casi, ci è negata perché non tutti si trovano nella condizione di potersi sentire realmente liberi nell’ambiente e nella società stessa in cui vivono a causa magari dei pregiudizi degli altri o a causa del timore di non essere capiti. Il grande progresso che caratterizza la società odierna, potrebbe anche essere uno dei motivi per cui un uomo non si sente libero. Infatti nessuno può, anche volendo, estraniarsi da questo mondo tecnologico e progredito perché molte cose sono ormai diventate indispensabili e hanno reso l’uomo dipendente da esse. E’ contro tutto ciò che l’uomo dovrebbe lottare per riuscire a difendere il diritto della libertà che ha per natura.

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  77. Un altro argomento su cui, grazie alla lettura del libro di Gadamer, ho riflettuto è l’importanza della libertà. Sulla libertà ci sono sicuramente molte cose da discutere. Oggi, anche grazie ai sacrifici di molti uomini che ci hanno preceduto, tutti possiamo ritenerci liberi, soprattutto rispetto a molti anni fa quando i nostri antenati non avevano la possibilità di dire nemmeno ciò che pensavano. La loro esperienza dovrebbe farci capire che se bisogna lottare per qualcosa, lottare per la libertà è sicuramente una buona causa. Come potrebbe vivere un uomo infatti senza essere libero? Nonostante la società odierna è una società libera, sono molti i casi in cui questa libertà è limitata: il giudizio degli altri, il fatto di sentirsi inadeguati rispetto a ciò che gli altri si aspettano da noi, il terrore di non essere accettati per le scelte fatte … tutto ciò forse non è un limite posto alla libertà?sono molte le situazioni in cui diversi uomini si sentono prigionieri della società circostante e devono lottare continuamente contro tutto ciò che li fa sentire in questo modo. Credo che sia un diritto di ognuno potersi sentire liberi e nessuno deve permettere che gli altri, la società o qualsiasi altra cosa, ci neghi questo diritto.

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  78. Come dice Gadamer, il principio della libertà non può essere messo in discussione. La libertà è ormai qualcosa che sembra scontata, qualcosa che pensiamo di avere già da generazioni, grazie alle diverse lotte e a coloro che per i diritti umani si sono battuti. Anche la scienza e la tecnica hanno contribuito al raggiungimento della libertà. Ma siamo davvero sicuri di poterci considerare UOMINI LIBERI? La tecnica, che ci rende liberi da un lato, ci rende schiavi dall’altro, poiché l’uomo diventa totalmente dipendente da essa senza rendersene conto. La libertà può essere raggiunta innanzitutto se riusciamo ad essere noi stessi. Però credo che raramente qualcuno riesca ad esserlo in quanto siamo tutti troppo condizionati da ciò che ci circonda, soprattutto dai giudizi della gente. Per questo motivo spesso non si fa neppure ciò che si desidera di più o addirittura neanche esprimere la propria opinione e le proprie idee. Finiamo così per diventare schiavi di qualcosa e per non essere noi stessi, solo per timore di essere GIUDICATI. Nel corso della storia gli uomini hanno lottato contro l’assolutismo, contro il fascismo, il nazismo, per ottenere il più importante dei principi. Ma questa battaglia non è ancora vinta, l’uomo dovrebbe liberarsi dai pregiudizi e portare avanti fermamente il proprio modo di essere e di pensare per poter essere finalmente LIBERO!

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  79. A mio parere, la libertà è uno dei principi primari per l'uomo affinché egli possa essere considerato tale. Nella società in cui viviamo, credo che pochi siano realmente liberi, anche se tutti credono di esserlo. L'uomo ha troppe paure. La paura di essere giudicato, estraniato, magari solo per essere se stesso ed esprimere la propria idea. Così gli uomini si ritrovano a essere schiavi del mondo intorno a loro, schiavi delle tendenze, schiavi delle altre persone. Non credo sia davvero difficile per l'uomo essere libero, se è lui a volerlo davvero, non preoccupandosi troppo di come la gente possa giudicarlo. La libertà è una cosa di cui l'uomo ha veramente bisogno per poter star bene con se stesso e con gli altri, per questo egli non può permettere che gli venga sottratta!

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  80. Caro prof questo libro sta diventando sempre più interessante, riguardo la discussione che abbiamo aperto in classe, secondo me la libertà ormai dovrebbe essere la cosa più preziosa di ogni uomo, invece molte volte l'uomo attaccandosi ai pregiudizi della gente, non riesce a renderla così preziosa, poichè ha paura di essere giudicato per qualsiasi cosa. Per me tutto questo è sbagliato, anche perchè nessuno sà realmente cosa sia giusto o sbagliato, la realtà è soggettiva. A parere mio l'unico motivo per cui noi ci lasciamo condizionare, è perchè non siamo sicuri di noi stessi e quindi ogni giudizio influisce sulla nostra autostima. Questo succede soprattutto tra noi giovani, alcuni perdono la propria identità, si uniformano agli altri per non essere giudicati e quindi stiamo arrivando al punto di apparire e non essere.

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  81. La liberta è sentirsi liberi di mostrarsi come si è e non come gli altri ci vorrebbero. Libertà è avere il coraggio di essere ciò che siamo. Libertà significa non dipendere da niente e da nessuno. Se siamo liberi oggi?? No, non credo proprio, non siamo liberi per niente, anzi, siamo schiavi di un sistema che ci sta distruggendo pian piano. In una società come la nostra la libertà non esiste, gli individui vivono in una realtà fatta solo di pregiudizi e ignoranza, e alle volte si rinuncia alle proprie speranze i propri sogni solo per non essere emarginati. Siamo schiavi di coloro che ci governano, siamo schiavi della tecnologia, e del denaro. In questa situazione di crisi, tutte le nostre azioni e le nostre decisioni dipendono soprattutto dal denaro, non possiamo curarci gratis, non possiamo andare alla scuola che vogliamo, non possiamo intraprendere i nostri sogni e non possiamo nemmeno lavorare per guadagnare. Presto arriveremo al punto in cui non potremmo più esprimere nemmeno un parere contrario rispetto a quello dei potenti; tutto ci sta facendo sprofondare in una dittatura che è la condizione di società umana con meno libertà in assoluto! Si, siamo liberi ma deboli!
    Ed essendo deboli ci accontentiamo di seguire la maggioranza mettendoci in uno stato di non-libertà. La libertà per me esiste come utopia soltanto nella nostra mente!!!

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  82. Io credo che la libertà sia per l'uomo una forza e l'uomo riconosce più facilmente ciò che limita la libertà anziché la "forza" intrinseca ad essa, poiché affermando di "non essere libero", ma di essere vincolato da forze esterne che non permettono di attuare la propria volontà è più facile non assumersi le proprie responsabilità. Vorrei adesso soffermarmi sulla parola "volontà", difatti ad ogni scrollo di responsabilità e ad ogni resa alle forze esterne che vincolano la nostra libertà il motto "volere e potere" non smette mai di dirci che se realmente avessimo voluto quei vincoli esterni avremmo potuto valicarli. Ritengo sia proprio la "volontà" di scegliere e di portare avanti una forma di vita a renderci liberi. Non bisogna considerare la propria libertà di scelta assoluta, ma bisogna anche scegliere in relazione alla libertà degli altri individui, l'uomo infatti vive e si rapporta all'interno di una società e deve scegliere una condotta che miri al benessere della società deve per cui vivere eticamente: scegliere tra ciò che la realtà ci pone davanti, non vuol dire ottenere sempre ciò che si vuole altrimenti si parlerebbe di onnipotenza e non di volontà.
    La libertà è la forza di ogni individuo poiché permette di creare una realtà migliore, la consapevolezza dei vincoli di essa invece permette di legittimare ogni inazione.

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  83. Ripensando a quello di cui abbiamo discusso in questi ultimi mesi mi sono resa conto che grazie a questo libro mi sono posta alcune domande che altrimenti molto probabilmente non mi sarei posta. Grazie ad esso ho chiarito alcuni miei dubbi, anche se adesso ne ho degli altri. Mi rendo però conto, che forse uno degli scopi di questa lettura, che devo ammettere all'inizio non trovavo interessante anche se poi mi sono ricreduta, era quello di fare in modo che noi iniziassimo a porci delle domande che altrimenti non ci saremmo posti.

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  84. "Il principio della libertà non può essere messo in discussione"
    sono perfettamente d'accordo con quello che afferma Gadamer; La libertà è indispensabile alla vita dell'uomo in tutto e per tutto e secondo me è proprio la libertà che fa tale l'uomo. gli dà personalità e autonomia... lo rende padrone di se stesso. Anche Kierkegaard ci dice che l'uomo si può chiamare tale solo se è padrone di scegliere ed è la scelta che lo rende libero.
    Fortunatamente al giorno d'oggi, nella nostra società, l 'uomo è padrone di se stesso ed è libero di poter scegliere per la propria vita e per il proprio futuro.
    La libertà è dunque essenziale ma dobbiamo saperne fare buon uso affinchè essa non rechi danno ad altri.

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  85. La libertà è stata da tempo oggetto di studio e di dibattito. Anche Gadamer affronta questo tema e afferma che "il principio del libertà non può essere messa in discussione". Io sono d'accordo con ciò che afferma Gadamer, la libertà è uno dei valori più importanti, ma a mio parere è un'illusione. L'uomo non potrà mai essere veramente libero, in particolar modo nella nostra società. Come dice Gadamer, il tempo dell'uomo è ormai diviso in tempo per il lavoro e tempo per la famiglia, l'uomo non riesce più a scegliere della propria vita ma è costretto a seguire il ritmo che gli è stato imposto. Il mio pensiero viene riassunto da una celebre frase del filosofo francese Rousseau: "l'uomo è nato libero ma ovunque è in catene".
    L'uomo è incatenato fa più punti di vista. Un grande pericolo per la nostra libertà è rappresentato dalla tecnologia che, anche se ci agevola e ci aiuta in molte cose, rende sempre più l'uomo dipendente da essa. Per questo occorre fare attenzione a ciò che ci circonda, dobbiamo cercate di tutelare la parziale libertà che possiamo avere e che sembra sfuggirci sempre più con lo scorrere del tempo...

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  86. "Chiunque voglia privarmi della dignità è destinato a perdere" N.Mandela; penso che questa affermazione sia di fondamentale importanza per capire cos'è la libertà.
    La libertà è un qualcosa di intrinseco alla nostra esistenza, alla nostra vita, come la dignità. La libertà ci consente di fare diverse scelte di differente importanza, ma quale è la più importante se non quella di difendere e far rispettare la propria dignità ? Ecco dunque che la dignità, la nostra personalità, ciò che ci contraddistingue dalle altre persone e ci rende unici, diviene fondamentale, è essa stessa la libertà, intesa come scelta tra essere un uomo oppure un semplice burattino di uno spettacolo statico e monotono. Quando si perde la dignità si perde anche la libertà di essere uomo, per questo penso che la libertà è vita, un uomo non può considerarsi tale se non "vive" ed ancor di più se non può scegliere la propria vita.

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  87. Libertà. La sola parola, a sentirla, incute timore. Esprime un concetto forse troppo grande, troppo lontano da noi, dal significato che noi, spesso inadeguatamente, gli attribuiamo. Fondamentalmente non è la parola in sé a farci smarrire, ma quello che essa rappresenta; la parola è solo una convenzione, spesse volte non collegata ad una realtà tangibile e materiale. La parola “universo”, ad esempio, si riferisce a qualcosa che l’uomo ha potuto toccare con mano? E la libertà invece, qualcuno la ha mai vista? Qualcuno l’ha mai toccata, sentita sulla propria pelle? No, eppure, paradossalmente, molti potrebbero testimoniare di averne conosciuto la mancanza. Se ne sente l’assenza, ma non la presenza, forse perché una volta possedute le cose sembriamo quasi dimenticarcene. In fondo, cos’è la libertà? Si parla tanto ancora oggi, nell’era della massificazione, di “libertà di pensiero”. Soprattutto noi giovani, rinchiusi in realtà troppo “strette” e inadatte, ci sentiamo soffocare e, come dice Gadamer, cerchiamo il nostro posto senza trovarlo. Spesse volte affermiamo “Voglio andare via per essere più libero”, ma cosa ci aspettiamo da realtà che tuttavia non conosciamo affatto? Riflettendoci forse è più libero chi si rivela in grado di scavare una libertà propria dentro le imposizioni e le convenzioni che, giornalmente, ci attanagliano come dentro una morsa, piuttosto che chi fugge impaurito verso “l’ignoto”…

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  88. Io credo che la libertà sia per l'uomo una forza e l'uomo riconosce più facilmente ciò che limita la libertà anziché la "forza" intrinseca ad essa, poiché affermando di "non essere libero", ma di essere vincolato da forze esterne che non permettono di attuare la propria volontà è più facile non assumersi le proprie responsabilità. Vorrei adesso soffermarmi sulla parola "volontà", difatti ad ogni scrollo di responsabilità e ad ogni resa alle forze esterne che vincolano la nostra libertà il motto "volere e potere" non smette mai di dirci che se realmente avessimo voluto quei vincoli esterni avremmo potuto valicarli. Ritengo sia proprio la "volontà" di scegliere e di portare avanti una forma di vita a renderci liberi. Non bisogna considerare la propria libertà di scelta assoluta, ma bisogna anche scegliere in relazione alla libertà degli altri individui, l'uomo infatti vive e si rapporta all'interno di una società e deve scegliere una condotta che miri al benessere della società deve per cui vivere eticamente: scegliere tra ciò che la realtà ci pone davanti, non vuol dire ottenere sempre ciò che si vuole altrimenti si parlerebbe di onnipotenza e non di volontà.
    La libertà è la forza di ogni individuo poiché permette di creare una realtà migliore, la consapevolezza dei vincoli di essa invece permette di legittimare ogni inazione.

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  89. Gadamer dice che:"Mentre in Oriente uno solo era libero e tutti gli altri erano suoi servi,mentre in Grecia era libero soltanto il cittadino e gli altri erano schiavi,con il cristianesimo dapprima e poi con l'età moderna,soprattutto con l'emancipazione del terzo stato e la liberazione dei contadini,è stata raggiunta la libertà per tutti". Il concetto di libertà è una costante nella vita umana,fin dai tempi più antichi,infatti,ogni uomo si è battuto con sangue,con lacrime e con sacrifici per ottenerla comprendendo realmente il valore e l'importanza di questo termine. Libertà è quella di ogni singolo che si oppone ad un imposizione,libertà è quella di tutti coloro che scendono in piazza a protestare rivendicando i propri diritti, è poter camminare a testa alta con il sorriso stampato in faccia,libertà è poter respirare aria a pieni polmoni,è esprimere il proprio pensiero senza essere condannato. E' importante sottolineare che, affinché il concetto di libertà abbia un'accezione positiva,esso deve sempre ''camminare a braccetto'' con una buona dose di responsabilità e di rispetto verso gli altri..All'interno della nostra società,nella quale tutto è apparentemente concesso,attuare ciò diviene sempre più difficile:la libertà è costretta entro determinati limiti. Addentrandomi all'interno di questi argomenti,non posso che pensare ad una citazione della grande Alda Merini:“Il grado di libertà di un uomo si misura dall’intensità dei suoi sogni.” La libertà è un sogno,soltanto i più coraggiosi sono in grado di realizzarlo mettendo in discussione il proprio cuore,la propria faccia e i propri sforzi distinguendosi dalla massa e non perdendo mai la speranza.

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  90. Anche in una societá sviluppata come la nostra, seppure l`uomo pensi di essere libero, ancora non lo é del tutto. Infatti numerosi sono tutt`oggi i casi di aggressione e violenza verso chi ha un pensiero "fuori dal comune". Questo ci fa capire quindi che il principio di libertá non é assoluto ma dipende dagli altri.

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  91. Capita spesso che alla domanda che cos'è la libertà, la risposta più semplice e immediata è: poter fare ciò che vogliamo.in realtà nella vita di tutti i giorni non siamo liberi, ma condizionati dai meccanismi della società. Per essere liberi è importante che ciò che facciamo sia ciò che vogliamo è importante non essere condizionati dalla massa, l uomo è libero quando ha piena coscienza di sé , quando non è condizionato dal giudizio degli altri

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  92. La libertà è un bene prezioso, la cosa più importante nella vita è fare ciò che si vuole e sentirsi liberi di farlo. Per me la libertà è la sostanza dell'anima. Un uomo che non l'ha ancora trovata non potrà essere davvero felice. Lo sbaglio delle persone e che pensano che la libertà significhi fare ciò che ci pare, ma non è affatto cosi. Io credo che la libertà non potrà avere mai dei confini.

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  93. SU QUESTO BLOG è ASSOLUTAMENTE VIETATO USARE ABBREVIAZIONI (nn = non) (x = per) (ke = che)... rispettiamo la nostra lingua... GRAZIE

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