lunedì 24 febbraio 2014

Le idee del tempo... riflessioni e bioetica


Ha scritto una volta Hegel che la filosofia giunge sempre troppo tardi, giunge cioè quando “tutto è accaduto”. Il suo compito è allora quello di comprendere ciò che è accaduto, di riflettere su quanto, nel rumoroso tumulto della vita storica, è stato, nel bene e nel male, realizzato. Nella seconda metà del Novecento tante cose sono accadute: le “bombe” di Hiroshima e Nagasaki hanno rivelato l’immenso potere della scienza; si è giunti alla consapevolezza che il mondo ancora rinserra “schiavi e lacrime”; l’ingegneria genetica ha aperto mille incognite sul futuro, imboccando una strada che potrebbe rivelarsi senza ritorno. Di fronte a tutto questo la filosofia ha reagito ponendo il problema della responsabilità degli scienziati, quello della pace, dei diritti umani, dei problemi etici connessi alle nuove frontiere della medicina. Sono queste le “idee del tempo” discusse in questo libro: e se tra di esse hanno maggiore spazio quelle relative alla bioetica, ciò è dovuto al fatto che i problemi morali che questa pone sono i più vicini a quelli della filosofia, essendo da sempre l’etica uno dei suoi oggetti privilegiati.

95 commenti:

  1. Salve prof..riguardo la lezione di oggi, è proprio vero che la scienza abbia superato tutti limiti, possibili ed immaginabili..Hegel aveva ragione quando diceva la filosofia giunge quando tutto è accaduto, e la cosa che mi dà fastidio è che la scienza sa che, man mano che gli anni passano, non fa altro che distruggere tutto ciò che Madre Natura ha creato..non fa altro che distruggere il ciclo naturale delle cose, degli animali e soprattutto della Nostra Vita Umana..
    Vincenzo Fimmanò V B

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    1. Caro Vincenzo, le scoperte scientifiche sono molto importanti... gli scienziati salvano milioni di vite ogni giorno, grazie al loro lavoro serio e responsabile... quello di cui discutiamo è il "limite" che la ricerca deve avere... non possiamo buttare l'acqua sporca con tutto il bambino... che ne dici?

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  2. Penso che l'ordine naturale della vita non può e non deve essere alterato. Si corrono dei rischi nel modificare le leggi naturali e sono del parere che la nostra esistenza sulla terra vada regolata... Ma col passare degli anni e col progresso della tecnologia, i genetisti hanno scoperto il modo di manipolare i geni, anche quelli degli degli esseri umani. La bioetica riflette sui problemi che sorgono a livello morale quando si applicano le tecnologie in campo biologico, medico e genetico; a tal riguardo gli scienziati stessi che si trovano a sperimentare e a modificare i meccanismi della vita, dovrebbero riflettere sul loro lavoro, sul comportamento da adottare in certi casi; la filosofia ci ha insegnato che esistono non solo diritti civili, ma anche diritti naturali dell’uomo, pertanto, gli scienziati si devono sempre interrogare se stanno violando i diritti di qualcuno. La soluzione è quindi quella di usare la ragione. C’è in gioco la vita umana!

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  3. Il progresso scientifico ha avuto sicuramente tanti risvolti positivi. In particolar modo in campo medico, grazie alla scienza è stata trovata la cura per molte malattie precedentemente impossibili da curare. Quindi non bisogna definire la scienza come qualcosa di esclusivamente "distruttivo" perchè tutti sappiamo quanto essa abbia migliorato le condizioni di vita. E' anche vero però che spesso tenta di superare i limiti umani, addirittura cercando di mutare le leggi della natura. Gli scienziati a volte sperimentano tutto ciò che gli è possibile sperimentare, senza pensare alle conseguenze negative che ciò apporterebbe. Ecco che entra in gioco la bioetica, la quale applica la riflessione etica e morale alla scienza e alla medicina. Sono d'accordo con Ilenia, dunque, perchè credo che ogni medico o scienziato dovrebbe RAGIONARE prima di prendere decisioni che di certo stravolgerebbero il processo naturale dell'uomo e della vita stessa.

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  4. Domenico V A3 marzo 2014 23:48

    La lettura del libro "Le idee del tempo" mi è sembrata fino a ora molto interessante perchè si occupa di problemi attuali. Parla di bioetica, che consiste nel valutare i processi medici a livello morale. Penso che riflettere moralmente su come comportarsi sia fondamentale soprattutto, in campo scientifico. Gli scienziati prima di ogni cosa dovrebbero agire in modo etico. Questo è anche ciò che ci insegna la filosofia, ossia riflettere, e nel caso della scienza, pensare se una determinata decisione possa migliorare oppure danneggiare la vita dell'uomo.

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  5. I grandi miglioramenti che la scienza ha reso possibile sono ormai un dato di fatto perché è evidente che grazie a molte scoperte scientifiche sono state trovate diverse cure mediche per malattie che erano prima incurabili. Ciononostante, a mio parere, questo non vuol dire che sia giustificabile l'atteggiamento che la scienza, o per meglio dire alcuni scienziati, stanno adottando. Penso che ciò di cui essa non si renda conto è che deve anch'essa porsi dei limiti in quanto non sono più accettabili situazioni in cui la scienza cerca di "sostituirsi a Dio" o situazioni in cui essa, pur di arrivare sempre a nuove scoperte, rischia di perdere il controllo calpestando i valori etici che ogni uomo dovrebbe possedere. E spesso, purtroppo, è ciò che sta avvenendo. Quale diritto ha avuto la scienza di sperimentare un metodo attraverso il quale è possibile porre fine ad una vita, mediante l'aborto, ancora prima che essa possa essere cosciente di decidere? E' qualcosa di inaccettabile. E sembra che questo sia solo un piccolo esempio rispetto a quanto possiamo vedere di negativo nella scienza odierna. E' stata sicuramente una scoperta innovativa e senz'altro importantissima, eppure come spesso accade all'uomo, si finisce per farne un uso sbagliato perché sembra che l'uomo non riesca a dire "basta". Mi sembra impossibile, comunque sia, che lo scienziato non si renda conto di quanto si sia spinto oltre perché, davanti al disastro causato dalla bomba atomica, come può la scienza non sentire un minimo di responsabilità? e dove sono finiti i valori etici, di comportamento che regolano la relazione tra gli uomini? credo che basterebbe anche solo soffermarci un attimo a riflettere ponendo su due piani i pro e i contro di una nostra azione per renderci conto di quali conseguenze essa può portare. Se molti scienziati l'avessero fatto, forse oggi non saremmo arrivati al punto di poter manipolare i geni come se fossero un gioco. Sono d'accordo, in questo caso, con Ilenia, perché uno scienziato dovrebbe chiedersi se sta violando i diritti di qualcuno visto che è proprio quello che sta facendo. Quale facoltà di scelta si da quando si decide per chi ancora non ha avuto la possibilità di nascere?

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  6. Il libro che stiamo leggendo ci porta a riflettere sui limiti che la scienza dovrebbe avere e che evidentemente non ha. Questi limiti riguardano il rispetto per l'uomo che adesso è passato in secondo piano per lasciare spazio ad altre cose come la scoperta o la ricerca continua di un metodo per poterlo invece manipolare l'uomo. Ed è quello che infatti sta avvenendo perché proprio per avere il pieno controllo, l'uomo ha messo da parte i valori etici che dovrebbero tutelarlo e così facendo sta anche riuscendo a cambiare il corso naturale delle cose. Ciò lo dimostra il fatto che la scienza ha colpito ogni aspetto della vita, anche ciò che non era nelle sue competenze, perché non si è più limitata a cercare dei metodi per salvare la vita agli uomini o per migliorarla, ma ha cercato, e lo sta ancora facendo, di cambiarla adattandola alle proprie bisogni e ai proprio desideri. E mi chiedo, a lungo andare quale risposta dovremmo aspettarci dalla natura stessa? E' evidente che una tale situazione non può e non deve persistere.

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  7. Riflettendo sui vari cambiamenti avuti grazie alla scienza, positivi e negativi, sorge spontaneo pensare che essa ha ormai oltrepassato i limiti etici e morali perché è ormai arrivata a un punto in cui sembra che è possibile ottenere tutto e un punto in cui essa cerca, ad ogni costa, di realizzarlo. Ed è proprio per questo che è disposta a passare sopra a ogni valore etico pur di attuare ciò che si è prefissata, che si tratti di qualcosa di positivo come una cura medica ad una malattia ancora incurabile (il che non è un male), sia che si tratti di qualcosa di negativo come poter scegliere anticipatamente il sesso di un figlio, prima ancora che nasca. In questo secondo caso, è evidente che la scienza abbia superato il confine naturale che da sempre regola il corso della vita.

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  8. Giovanna A VAs6 marzo 2014 14:48

    La vita ha sempre seguito un corso che adesso sembra essere stato alterato dalla scienza, perché essa tenta continuamente di entrare a far parte di questo meccanismo naturale avvalendosi della facoltà di modificarne le sue leggi. E ciò è evidente dal fatto che essa mostra la pretesa di far accettare situazioni in realtà inaccettabili come l'aborto o altre realtà simili. Ma in tutto ciò dove sono finiti i valori etici che di per sé non dovrebbero mai far accettare simili situazioni? Forse la scienza li ha anche cambiati perché in caso contrario non mi spiego come possano continuare ad essere approvate queste cose senza che si opponga resistenza. In fondo basterebbe, secondo me, rifletterci un po' per rendersi conto che si tratta di cose inconcepibili che porteranno alla rovina la perfezione naturale!

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  9. Sono dell'idea che oggi molti di noi pensino che la pace sia qualcosa che è sempre esistito e che sempre esisterà, si sa però, purtroppo, che non è così. Al giorno d'oggi molti credono che la pace sia semplicemente l'assenza della guerra...io so che non è solo questo: lo capisco quando mia nonna, che durante la guerra ha conosciuto la FAME, la POVERTA' e l'ODIO mi racconta tutto quello che lei, così come moltissime altre persone, hanno dovuto passare mentre mariti, amici e genitori erano in prima fila a combattere. In questi momenti mi rendo conto che la pace non è solo quella condizione in cui non vi sono lotte tra Stati. Ritengo che potrà esserci la vera pace solamente quando non ci sarà più nessuno che si crederà migliore degli altri; e sotto questo punto di vista il mondo vive milioni di guerre ogni giorno.

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  10. Giovanna c. V A13 marzo 2014 15:14

    Leggendo questo libro mi sono resa conto di quanto siamo superficiali e tendiamo a dare tutto per scontato senza chiederci se quello che facciamo è giusto. Come dice Cotroneo l'uomo è l'unico essere che non si è adattato alla natura ma ha adattato la natura a sè. Infatti siamo convinti che essere uomini significa poter fare ciò che si vuole e così facendo ci dimentichiamo del rispetto per gli altri e per la natura.Secondo me sarebbe opportuno che ognuno di noi cominciasse a riflettere prima di agire , ricordando che tutto ciò che ci circonda ha una dignità pari alla nostra ed è nostro compito rispettarlo e tutelarlo!

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  11. Il libro di Cotroneo offre una profonda riflessione su temi attuali importantissimi mettendo in risalto delle questioni di cui forse stiamo trascurando l'importanza.Ciò che mi ha colpito di più è stata l'analisi sulla figura del medico infatti se fino a poco tempo fa il suo compito era quello di ripristinare il benessere dell'uomo ,negli ultimi anni sembra quasi che attraverso l'utilizzo di tecnologie sempre più sofisticate la sua figura si stia trasformando in quella di un Dio onnipotente in grado di creare persino la vita.In realtà dovremmo preoccuparci delle conseguenze che questi abusi potrebbero portare ,mettendo al primo posto i valori soprattutto il dono più caro che abbiamo: LA VITA!

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  12. Mariagrazia VA15 marzo 2014 13:59

    In questo libro stiamo trattando il problema della bioetica,la quale si occupa della morale etica che ogni scienziato dovrebbe possedere.Infatti i limiti che la scienza sta oltrepassando testimoniano che alcuni di questi scienziati spesso agiscono non considerando il fatto che possano,alterando il corso naturale della vita,causare danni irreparabili in quanto non ponendo alcun limite a questo progresso scientifico violano i diritti umani per cui molti uomini in passato hanno lottato

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  13. Caro prof. sono perfettamente d’accordo con Elisa ; nel corso degli anni la scienza ha sicuramente migliorato le condizioni di vita degli uomini, consentendogli di debellare moltissime malattie. Oggi purtroppo l’uomo, spinto dalla sete di potere, sta oltrepassando i propri limiti perdendo di vista il vero scopo della scienza : non più “progresso” ma “DISTRUZIONE”. La bioetica affronta proprio questo problema, ossia induce tutti noi a riflettere sulle nostre responsabilità , rispettare in primis l’altro. È infatti giusto che l’uomo infligga sofferenza agli animali , alle piante , alla natura in generale per portare avanti degli esperimenti , per soddisfare le proprie curiosità? È giusto che delle vite vengano sacrificate solo perché ciò è stato deciso dall’ “altro” ?! L’uomo si avvale di diritti che certamente non ha; ha le potenzialità di distruggere il mondo e purtroppo ci sta riuscendo. Ecco che la bioetica interviene in tutto questo; ci pone davanti a delle problematiche molto serie , riguardanti non solo il presente, ma soprattutto il FUTURO!!

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  14. Leggere il pensiero di Crotoneo, mi ha permesso di riflettere su questioni fondamentali, come la necessità di estendere l’etica anche alla natura, conferendole, quindi, dei diritti che l’uomo è tenuto a rispettare. Questa necessità si rivela tale, quando l’uomo usa la scienza, non con il fine ultimo di migliorare o nel caso della medicina di ripristinare, ma con quello di “manipolare”. Non possiamo, però, “demonizzare” completamente la scienza poiché indiscutibili sono i miglioramenti che essa ha comportato per l’uomo… ciò che deve essere attenuato è il desiderio di onnipotenza di coloro che credono di poter controllare ogni cosa. Il diritto biblico di “assoggettare e dominare” il mondo deve essere messo necessariamente in discussione, poiché l’uomo non è più quell’essere indifeso che ha bisogno di adattare a sé l’ambiente per sopravvivere, ma in seguito al progresso egli si è trasformato in un dio, dimenticando i limiti che da sempre hanno caratterizzato la natura umana. La bioetica ha il compito di limitare la brama di onnipotenza umana, proprio perché l’uomo non è l’unico essere che abita il pianeta ma deve convivere e rispettare milioni di altre specie e di esseri anche quelli inorganici, ed inoltre l’uomo di oggi ha doveri nei confronti della generazione futura. Non dovremmo mai dimenticare che niente ci è dovuto e che non tocca a noi stabilire cos’è il meglio, perché tristi sono gli esempi di tali considerazioni!

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  15. Il libro " Le idee del tempo" di Girolamo Cotroneo è molto interessante perché affronta problematiche attuali.Scienza ed etica, si sa, non vanno mai di pari passo,ma grazie alla scienza bambini,uomini,donne colpiti da malattie in precedenza incurabili possono guarire. Il problema non è la scoperta, ma il suo non corretto impiego. La scienza secondo me non crea danni ma diventa "male" ogni volta che gli interessi, l'irresponsabilità di una o più persone entrano in gioco. Robert Oppenheimer dopo aver visto la bomba atomica esplodere, la stessa bomba su cui lui aveva lavorato reagì dicendo: "Sono diventato Morte, distruttori di mondi ". Questo dovrebbe farci riflettere, se la scienza non deve avere limiti gli uomini prima di agire dovrebbero pensare alle conseguenze.Non è quindi la scienza che andrebbe limitata, poiché la conoscenza non conosce confini, ma andrebbe fortemente "limitato" l’uso che se ne fa di tale sapere per questo credo che la filosofia sia importantissima per porre un freno a quella che altrimenti sarebbe un'umanità senza scrupoli.
    Per quanto riguarda la lettura del capitolo 3 "Il problema della pace nella cultura europea " io credo che la pace sia il bene più prezioso per l'umanità potremmo dar vita a una nuova era di pace e di concordia se i contrasti nella società non vengono risolti con la violenza. La violenza è sempre stata il metodo di chi non ha cervello dice una canzone recente...

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  16. Negli ultimi anni, in campo scientifico, si parla sempre più spesso di bioetica, ossia della riflessione sui limiti morali dell'agire scientifico. Purtroppo però, sembra che nonostante questa disciplina stia sottolineando l'importanza di alcune questioni, come le gravi conseguenze che questi abusi potrebbero comportare, l'uomo si ostini a voler superare ogni limite, ciò significa distruggere la natura, mettere a repentaglio la stessa vita, non solo delle altre creature, ma dell'umanità stessa. Ciò che dovremmo augurarci, a mio avviso, è di ritrovare in noi stessi la maturità, la responsabilità e la capacità di riflettere prima di agire, sfruttando le grandi scoperte di cui disponiamo con il giusto mezzo.

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  17. La ricerca scientifica deve porsi dei limiti oppure ogni tipo di sperimentazione è lecita? Innanzitutto, sono contenta che la ricerca possa giungere a risultati importanti nella lotta contro le malattie inguaribili, che possa aiutare a risolvere il problema della fame, a donare la gioia di avere un figlio anche a chi altrimenti non potrebbe provarla. Così gli scienziati si trovano a sperimentare modificando la vita dell' uomo, sulla facoltà di questa "manipolazione" si interroga la bioetica, che non è un ostacolo alla scienza, ma un aiuto affinché la scienza esamina ogni situazione in modo approfondito, chiarendo se sia giusto o meno sulla base dei diritti non solo dell'uomo di oggi ma soprattutto delle generazioni future e anche dalla natura.

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  18. "Le idee del tempo" di Girolamo Cotroneo è un libro molto interessante e ci permette di trattare delle tematiche attuali e allo stesso tempo ci da modo di esprimere le nostre considerazioni personali su problemi esistenti all'interno della società odierna.
    Nel primo capitolo Cotroneo spiega che nel momento in cui "nasce" la genetica, si sviluppano problemi di ordine etico, perciò è necessario che l'uomo si ponga delle domande su ciò che è bene e necessario fare e che l'uomo sia cosciente del fatto che manipolando la genetica può distruggere il futuro;
    "Ma se non è possibile dire ciò che vogliamo, o vorremmo, possiamo forse dire ciò che non vogliamo: non possiamo, infatti, non dobbiamo assolutamente accettare che questo nuovo viaggio venga intrapreso in assenza di principi etici forti.... "

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  19. " ...Anche se in maniera non esplicita oltre a riconoscere l'esistenza di diritti che mai gli uomini hanno trasferito volontariamente ad altri uomini lascia intendere che privare i cittadini dei loro diritti può diventare causa di un pericoloso conflitto tra i cittadini e le autorità politiche..."
    Il diritto dunque è indispensabile in un governo democratico perchè attraverso esso si può mantenere l'armonia all'interno del paese.
    A parer mio, privare un cittadino dei propri diritti è come privare l'uomo della propria libertà

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  20. Uno degli argomenti fin' ora trattati che mi ha maggiormente colpito è quello della pace e della guerra. Cotroneo nel terzo capitolo ci spiega come la guerra e la pace abbiano, nel corso dei secoli, assunto delle connotazioni positive e negative e, come questi concetti nel tempo, abbiano influenzato il modo di vedere le cose.
    Eraclito dice che " la guerra di tutte le cose è padre e di tutte il re, e gli uni rivela dei, gli altri uomini, gli uni fa schiavi e gli altri liberi" .
    Nella nostra cultura la pace, come la guerra, non è un valore assoluto e allo stesso tempo il principio di pace non è diverso da quello della guerra: le paci sono fondate sulla potenza, vale a dire sul rapporto tra le capacità di agire le une sulle altre delle unità politiche.
    Io credo però che la pace sia necessaria all'uomo per poter vivere meglio sia con se stesso che con gli altri; è opportuno quindi che tutti gli uomini (dal più povero al più ricco) si impegnino a mantenere un equilibrio e un ordine all'interno della società.

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  21. Nel quarto capitolo del libro "Le idee del tempo" viene trattato l'argomento della donazione degli organi;
    L'espianto degli organi può avvenire quando è stata dichiarata la morte cerebrale. Secondo me a quel punto non è più vita. Se il cuore batte ancora è solo per un riflesso meccanico.
    Io sono assolutamente favorevole all'espianto degli organi perchè ritengo che ciò possa essere utile a salvare altre vite.

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  22. SI PUBBLICANO SOLO LE OPINIONI PERSONALI. NON I RIASSUNTI DEI CAPITOLI.

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  23. L'uomo non ha mai avuto un rapporto pacifico con la natura poiché egli non rispetta niente e nessuno,ma pensa soltanto al suo benessere.Secondo me se ogni uomo prima di agire avesse pensato alle conseguenze delle proprie azioni, oggi ognuno di noi sarebbe in grado di rispettare ciò che ci circonda.

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  24. Penso che ogni uomo dovrebbe essere libero di fare le proprie scelte senza essere condizionato da nessuno,perchè molto spesso i diritti degli uomini non vengono rispettati e in alcuni casi l'uomo viene trattato come uno schiavo al servizio di uomini che si ritengono superiori. Ognuno di noi ha il diritto di essere libero e di fare le proprie scelte.

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  25. Oggi crediamo che la pace arrivi soltanto quando si conclude un conflitto, ma secondo me non è così. Ritengo che ogni individuo deve ricercare la pace tutti i giorni tramite le proprie azioni e decisioni. Penso che ogni uomo troverà la pace quando tutti avranno un po' di rispetto verso gli altri.

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  26. Buonasera prof..ritornando al primo commento che avevo fatto, ribadisco di nuovo che la scienza ha fatto delle scoperte utili x la sopravvivenza dell'uomo, ma è anche vero che ad ogni scoperta che essa ha fatto avrà avuto sicuramente delle conseguenze positive ma anche negative, e lo possiamo vedere tutt ora..cmq secondo me siamo in un età in cui tutto si va perdendo..quanti milioni di morti di esseri viventi a causa della scienza, quante vite umane sono cadute come le foglie d autunno..ormai la scienza ha raggiunto dei livelli altissimi e mi sa che la bioetica non è stata mai presa in considerazione..

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  27. Con lo sviluppo delle scienze mediche oggi è possibile effettuare il trapianto degli organi. Secondo me decidere di donare gli organi di una persona cara non è facile, bisogna avere molto coraggio perchè in un momento di dolore e disperazione non tutti sono in grado di prendere una decisione così importante.

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  28. Il libro “Le idee del tempo” di Girolamo Cotroneo esamina, come molti prima di me hanno già specificato, quelle che sono le implicazioni morali delle azioni dell’uomo a danno/vantaggio dell’altro, che sia questo natura, animale o uomo stesso. Le riflessioni di Cotroneo sono quelle che un po’ ognuno di noi si ritrova a compiere quando, tramite la lettura di un libro o tramite una semplice discussione, il nostro pensiero vaga verso problemi apparentemente lontani dalle nostre piccole e rurali realtà. La bioetica è uno di questi. Questo termine, sulla cui spiegazione il filosofo si sofferma nelle prime pagine del suo saggio, include in sé una serie di fenomeni, dalla manipolazione genetica all’aborto, che vanno a testimoniare la “stupefacente potenza” dell’uomo di oggi. Condivido pienamente la tesi che egli espone quando afferma che realtà di questo tipo, con la capacità generativo-distruttiva di modificare il processo evolutivo della natura, devono fondarsi su “principi etici forti”. È questo il caso anche dei diritti propri, ad esempio, di chi mette a disposizioni gli organi per eventuali donazioni, o anche il diritto all’eutanasia sul quale negli ultimi anni si sono avuti numerosi ed accesi dibattiti. Su questi principi egli stesso ritorna nel secondo capitolo della sua opera. A mio parere è molto interessante il fatto che Cotroneo, con fermezza, estende quelli che erano diritti propri esclusivamente dell’uomo, alla natura, organica o inorganica che sia, ed agli animali. Questo tema, che nell’ultimo periodo ha largamente sensibilizzato le coscienze comuni, con le numerose immagini che circolano sul web e con i vari video testimonial che fanno vedere le sgradevoli “pratiche” riservate agli animali da laboratorio, , vuole appunto ridimensionare l’onnipotenza dell’uomo (occidentale soprattutto) ed intensificare il rispetto del diverso. Con questo Cotroneo è lungi dal volere che l’uomo attribuisca alla natura arbitrariamente dei diritti che non le appartengono, piuttosto vuole che il singolo, in nome di una morale comune, riconosca nell’altro lo stesso diritto (se così si può dire) di godere a sua volta di diritti. Ovviamente tutto ciò non è scardinato dal discorso che il filosofo intraprende subito dopo, nella terza parte del libro, sul rapporto tra pace e guerra. Penso che parlare di diritti (che siano essi in riferimento all’uomo o a qualsiasi essere vivente) conduca inevitabilmente ad una discussione sul valore della pace, poiché questa viene a mancare immediatamente quando i diritti inalienabili vengono violati. Un’analisi attenta della realtà che ci circonda, come Herbert Marcuse scrive nella sua opera “L’uomo a una dimensione”, ci fa notare come “una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non libertà prevale nella civiltà industriale” anch’essa in perenne bilico tra pace e guerra. I diritti sembrano quasi diventare evanescenti in una realtà in cui, a mio parere, anche il concetto stesso di libertà sta perdendo di valore e consistenza ed in cui la guerra ed il pericolo sono visti quasi come una forma di necessità.








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    1. Io credo che Cotroneo, invece, desideri proprio che i diritti siano estesi anche alla natura... e non solo a quella presente, ma anche a quella futura... e per natura non intendiamo solo il mondo vegetale e animale, ma anche l'umanità, che della natura fa parte... che ne pensi?

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    2. Si prof, assolutamente concordo. Quello che voglio dire però è che,secondo me, l'uomo non può assumersi una responsabilità tale da stabilire quelli che saranno i diritti, ad esempio, delle generazioni future, perché questo vorrebbe dire "regolare" e,quindi, limitare una realtà a noi estranea. E lo stesso vale per la natura che deve avvalersi di diritti che in un certo senso è capace di richiedere da sé, senza che l'uomo glieli attribuisca. Ad esempio, è accaduto varie volte che siano state totalmente disboscate zone dell'Aspromonte, causando frani e danni vari. Sono nate proteste per fare presente il diritto appunto di quegli alberi di rimanere lì dove sono "fioriti", ma come si può notare il terreno stesso ha reclamato questo diritto senza che l'uomo in effetti dovesse "inventarselo" da sé. Cosa ne pensa?

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    3. Tuttavia, dobbiamo fare in modo che le generazioni future abbiano un mondo... perché rischiamo di distruggerlo... il diritto alla vita delle generazioni future, per esempio, va tutelato... come il diritto alla libertà... e altri diritti ancora, universali, sia oggi sia domani....

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  29. Tutti sappiamo cosa siano i diritti, purtroppo però sappiamo anche che non sempre i diritti dell'uomo vengono rispettati. Leggendo il libro di Cotroneo ho avuto modo di riflettere su questo. Egli divide il suo libro in capitoli, io ritengo però che ogni argomento sia inevitabilmente collegato con l'altro: etica e bioetica, la pace, la donazione degli organi possono essere in qualche modo collegati al diritto che l'uomo ha di scegliere e di decidere cos'è meglio per la propria vita. Non bisogna però credere che ciò che per una persona è giusto per un'altra deve esserlo ugualmente: ogni individuo, sulla base delle proprie esperienze, del proprio pensiero e della propria religione decide di fare ciò che ritiene più giusto e nessuno in nessun caso può criticare una donna che ha deciso di abortire ho lodare un padre che ha preso la dura decisione di donare gli organi del figlio. Tutti hanno la stessa dignità e ognuno merità di essere rispettato per le decisioni che prende, perchè non potremo mai sapere cosa si nasconde dietro le azioni di una persona.

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    1. Credo, purtroppo, che non tutti sappiano che cosa siano i diritti... ed è per questo che ne parliamo in questa sede, perché, almeno, se ne cominci a discutere seriamente....

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  30. “Il problema cui mi riferisco nasce,o è nato, quando gli uomini, dimenticando il loro ruolo di semplici aiutanti di Dio,hanno di fatto avanzato la pretesa di sostituirsi a Lui.” Così scrive Girolamo Cotroneo nel primo capitolo del suo libro, Le idee del tempo. Chi è dunque l’uomo per impadronirsi di un Creato,che difatti non gli appartiene? Perche l’uomo da milioni di anni, ma soprattutto in questi ultimi decenni si sente il padrone indiscusso del mondo? Credo che questi interrogativi non troveranno mai una verità univoca, poiché la mia soluzione non potrà mai coincidere con la verità altrui. Tuttavia è impossibile negare i grandi progressi che la scienza, e dunque l’uomo,ha prodotto in diversi campi, ed a mio parere è errato definire la scienza un fenomeno unicamente “distruttivo”, poiché sono noti a tutti i grandi miglioramenti che si sono ottenuti in campo scientifico, tecnologico e medico. A tal proposito un tema di attualità è quello della donazione degli organi che suscita diverse interpretazioni nel mondo odierno e a su di esso Cotroneo sostiene: “ Lo scopo principale della scienza medica è quello di proteggere, curando i mali, il corpo vivente”. Secondo me, dunque, la donazione degli organi non deve essere interpretata come una paura, ma l’affermazione al sostegno di una nuova vita. In realtà questi fenomeni di progresso avvengono quasi sempre senza pensare alle conseguenze che intaccano la vita di ogni singolo individuo. Penso dunque che al problema non esista una vera e propria soluzione, ma spetta alla coscienza o meglio alla morale di ogni individuo quali decisioni potrebbero migliorare o peggiorare la vita e le sorti dell’uomo. La vita dell’uomo dice Cotroneo è fondata sui diritti i quali contribuiscono alla formazione della società civile e nello stesso tempo sono uno strumento prezioso per tutelare rapporti con gli altri. I diritti, nati per reprimere la violenza,diventano anche delle reazioni forti e fanno comunque valere il concetto che in una società non sempre bisogna sostenere la legge del forte sul più debole, ma bisogna vivere onestamente senza sopraffare e distruggere il volere dell’altro. Quindi non esiste libertà senza che vi sia una legge morale, la libertà, infatti, vive in ogni individuo, si cala in ogni animo e affinchè si realizzi è necessario lasciare libero spazio agli altri. Il concetto di libertà si collega anche quello di pace, essere liberi, infatti, significa vivere in pace con se stessi e con gli altri. La pace è un bene prezioso, un sentimento che tutti gli esseri viventi devono sostenere e senza la sua approvazione si generano soltanto terribili guerre e inutili odi fra popoli.

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    1. Sei diventata kantiana... ahahaha tuttavia credo che la tua riflessione possa contribuire alla consapevolezza, così come le riflessioni di tutti i tuoi compagni. Per questo è importante continuare a riflettere...

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  31. Grazie ai progressi della scienza possiamo parlare di donazione degli organi, un atto secondo me,di grande civiltà,perché donare un organo significa donare la vita. È importante donare perché prelevando tessuti e organi da una persona deceduta, è possibile salvare la vita a qualcun altro o rendere migliore l’esistenza di malati affetti da patologie molto gravi.

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  32. Leggendo "Le idee del tempo" di Girolamo Cotroneo sono arrivata alla considerazione che le pagine di "questo piccolo libro" racchiudono il vasto campo di riflessione che occupa i giorni odierni e tutti i dilemmi morali annessi all'esistenza umana. Il filo conduttore di questo libro è certamente il dibattito sulla bioetica sorto con l'avvento delle innovazioni tecnologiche in diversi ambiti disciplinari,prima fra tutte la medicina.Girolamo Cotroneo attribuisce a questo dibattito "una natura soprattutto filosofica,perchè l'etica è sempre stata,ed è tuttora, parte essenziale dell'organon della filosofia". La bioetica,investendo le radici dei problemi sollevati dall'intervento umano in campo medico e biologico,spinge alla riflessione etica,l'unica in grado di stabilire se "lo zampino" umano sulla vita biologica siano o no moralmente leciti. Filosofia e bioetica,a mio parere, "camminano a braccetto":entrambe cercano di cogliere un significato,trovare delle risposte,tentare di porre alla supremazia umana dei limiti. L'uomo,infatti,con il sempre più innovativo sviluppo della ingegnerie biologiche,ha fratturato il rapporto esistente fra egli e la natura imponendosi su di essa e diventando il "Moderno Prometeo" della nostra era. Con questa affermazione non vorrei però risultare moralista: l'intera umanità ha compiuto,grazie al repentino sviluppo scientifico,passi da gigante volti soprattutto al proprio benessere con il superamento di innumerevoli malattie, per esempio. Honoré de Balzac,romanziere francese,remoto alla nostra epoca,affermava : "La malattia del nostro tempo è la superiorità.". Credo che questa frase descriva perfettamente la condizione dell'uomo "scienziato" dei nostri giorni: la superiorità si protende verso la supremazia, il predominio, la preminenza, l'egemonia, aspetti che prima o poi lederanno la morale umana.

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    1. Alla superiorità aggiungerei, dimmi se sei d'accordo, l'indifferenza....

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    2. D'accordissimo prof..
      "L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera." (Antonio Gramsci)...ahimè :(

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  33. Il libro "Le idee del Tempo" è sicuramente molto vicino a problematiche presenti in questo periodo che in un modo o nell'altro toccano la coscienza di tutti. Oggi, siamo nell'era del progresso scientifico, in cui la scienza crede di dominare, persino di creare, il mondo che ci circonda: basti pensare al problema della clonazione, al tema dell'aborto e dei trapianti d'organo, alla sperimentazione umana e animale, al problema di quando staccare la spina ad un malato terminale, che diritto abbiamo noi a decidere della vita di una persona? Che significato ha oggi la bioetica per noi? Che diritto ha l'uomo di ritenersi "altro" dalla natura? Oggi, purtroppo, la natura viene vista come un qualcosa da dominare e non conviverci, qualcosa da sfruttare, manipolare, distruggere. La stessa arte medica, che una volta serviva per curare un paziente e che adesso si è trasformata in una vera e propria "arte terrificante", la quale crede di poter creare un mondo nuovo, di modificare il processo evolutivo della specie umana attraverso l'ingegneria biologica, la quale pensa di sostituire la figura di Dio a quella dell'uomo. Che ruolo ha la morale e l'etica nella società odierna?

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  34. La lettura del libro di Cotroneo mi ha aiutato a pormi molte nuove domande e ad osservare più attentamente ciò che mi circonda, mi ha dato degli “input” che mi hanno permesso di interrogarmi su questioni molto importanti che ci riguardano e a cui, purtroppo, non diamo sempre l’opportuna attenzione. Questo forse anche perché l’uomo tende a rimandare i problemi, o meglio, a non affrontarli fino a quando non si ritrova con le spalle al muro.. Ma per quanto ancora potremo rimandare di dare delle risposte a questi interrogativi?? Quanto ancora può osare l’uomo?
    Abbiamo ormai constatato che la scienza non è più neutrale e, seppure ha aiutato l’uomo in più aspetti, è oggi, in parte, una minaccia per il nostro futuro. Personalmente, non sono ancora riuscita a comprendere quale sia il limite dell’uomo, anche se è evidente che questo esiste e rischia di essere superato (o questo è già stato fatto?).
    Parte del problema, a mio parere, deriva dall’antropocentrismo. L’uomo si crede al centro del mondo e questa sicurezza lo rende forse cieco di fronte ai problemi che stanno nascendo e che incideranno sicuramente sulle prossime generazioni.
    Difatti, le prossime generazioni, come quelle di oggi, devono avere dei diritti imprescindibili, come il diritto a vivere in un ambiente non inquinato. Se i nostri diritti non vengono rispettati perché dovremmo rispettare dei doveri? E i diritti non dovrebbero valere solo per l’uomo (secondo me) ma anche per gli animali e tutta la natura perché facciamo parte di un tutt’uno e l’uomo deve mettere da parte l’egoismo perché solo rispettando l’altro potrà veramente rispettare se stesso. Infatti, l’uomo sfidando le leggi della natura ha ridotto se stesso a “un oggetto della tecnica”, ha cominciato a modificare persino se stesso.
    Purtroppo, le mie domande sono moltissime ma non sono ancora riuscita a trovare una risposta. Spero che continuando a leggere questo libro riuscirò a darmi delle risposte più complete.

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    1. Proprio per cercare di trovare queste risposte stiamo qui a discutere insieme.... ;-)

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  35. Nel ventunesimo secolo, molte di quelle barriere che sembravano "invalicabili" in tempi antichi, sappiamo siano ormai state superate. pensare di sostituirsi alla natura, nel suo più profondo significato (che per un cristiano corrisponde con Dio), era nient'altro che pura fantascienza, un qualcosa di surreale, di irrazionale.
    Oggi, però, se ci soffermassimo a riflettere sul punto in cui il progresso umano (scientifico, tecnologico ecc.) è giunto, capiremmo che forse tale suggestione non era poi così assurda.
    Trapianti di organi, aborti, sperimentazioni su esseri viventi; quali di questi interventi poteva apparire possibile?
    Non esiste più quel divario che regolava l'equilibrio della vita tra uomo e natura; l'uomo ha ormai oltrepassato il limite del proprio diritto e dovere. Si è posto al di sopra della natura, non capendo, che egli nient'altro è, se non un piccolo ingranaggio che la compone. Come può un uomo decidere di cambiare il corso di un evento (vita o morte, ad esempio), se non ne conosce il vero significato?
    Io credo sia giusto che l'uomo applichi la propria capacità nel migliorare la propria condizione; ogni essere vivente dovrebbe farlo. Quando però, "il mio bene" si realizza calpestando il rispetto alla vita di un altro essere vivente, o il rispetto della vita in generale, ciò non è più ammissibile.
    La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino, nata con la rivoluzione americana del 1789, rielaborata e riconosciuta dall'Organizzazione delle Nazioni Unite nel 1948, stabilisce che ogni uomo ha pari diritti; il diritto alla vita principalmente. Ma l'uomo che cos'è? O meglio, chi è?
    La risposta è ovvia e banale; un essere vivente, come lo è un cane, una scimmia o una balena.
    Ma allora perché la vita dell'uomo è "tutelata e rispettata", mentre quella di un topo da laboratorio non lo è?
    Se un giorno una qualunque altra forma di vita decidesse di sperimentare cure su degli uomini, uccidendoli o condizionandone la vita, questi ne sarebbe felice? Non lo sarebbe.
    Sarebbe invece, giunto il momento che l'uomo, in forza della sua capacità intellettiva e pratica, che lo pone, forse, un passo avanti agli altri esseri viventi che lo circondano, agisse per ristabilire quell'ordine giusto e naturale, necessario per il raggiungimento del rispetto di ogni forma di vita.

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    1. Già... forse perché ancora non vogliamo intendere che l'uomo è parte integrante di questa natura e non al di sopra di essa... ti pare?

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  36. L'uomo ha da sempre combattuto per il riconoscimento dei propri diritti. Essi spettano a ciascun individuo in quanto essere umano: non dipendono dalla razza, dalla religione, dalla lingua, dalla provenienza geografica, dall’età o dal sesso. Sono diritti fondamentali, universali, inviolabili. Nel secondo capitolo del libro, Bobbio diceva che esistono i cosiddetti "diritti di terza generazione" e che il più importante è il diritto a vivere in un ambiente sano.Proteggere l’ambiente che ci circonda vuol dire proteggere la nostra salute e quella degli altri,tutelarlo è un nostro dovere!

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  37. Il tema discusso da Cotroneo circa la bioetica è a parer mio molto interessante; la scienza così come le altre discipline di cui l'uomo si serve per scoprire la natura e per indagare le ragioni ultime della propria essenza deve aver un limite, e lo scienziato deve saper conciliare l'agire etico all'azione pratica.
    L'uomo potrebbe cadere nell'errore di ritenere sè stesso superiore alla natura, poichè essendo esso parte integrante dell'ecosistema finirebbe per sentirsi anche superiore a sè stesso assumendo una prospettiva autodistruttiva e degenerativa. Agire eticamente presuppone che l'uomo agisca tenendo conto delle generazioni future e della sua esistenza precaria nell'ambiente in cui vive, rispettare le leggi di natura e l'ambiente vuol dire rispettare sè stessi e la vita, soltanto la consapevolezza di essere parte integrante della natura e di tutto ció che abbiamo intorno ci permette di raggiungere un maggiore equilibrio, e tale equilibrio va adattato all'ambiente e non bisogna, al contrario, plasmare l'ambiente a proprio vantaggio.
    È in questa chiave che secondo me bisogna leggere la guerra per la sopravvivenza, se invece di lottare per mutare l'ambiente e per ottenere il dominio su di esso l'uomo si rendesse conto che la lotta va fatta dall'interno per adattarsi all'ambiente e non per conquistarlo, e che la vita bisogna rispettarla in qualsiasi forma aprendosi anche a culture diverse, forse a questo punto si riuscirebbe a trovare un equilibrio, lo stesso equilibrio che regola le leggi naturali.

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  38. Cosa potremmo fare?... sugli interrogativi di Rosa, vi invito a pensare a delle soluzioni... anche utopiche... perché l'utopia aiuta a trovare... una strada o delle strade.... Sto leggendo un libro di Luciano Canfora, dal titolo "La crisi dell'utopia", ve ne darò conto appena lo avrò terminato... intanto credo che la fine delle utopie potrebbe segnare la perdita dell'immaginazione... e non è cosa da poco. Immaginare un mondo migliore è come cominciare a crearlo... che ne dite?

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  39. "Le idee del tempo" di Girolamo Cotroneo, affronta temi di grande importanza, soprattutto adesso in un mondo in continua evoluzione e con nuovi problemi per la vita dell'uomo. Secondo me, etica e bioetica ed i diritti in generale dovrebbero avere come fine principale l'uomo e il benessere morale; la società dovrebbe rispettare il volere dell'individuo, perciò accetterei le volontà di una persona che non vuole vivere attaccato ad un macchinario, e staccherei la spina. Inoltre credo sia importante tenere in conto anche un altro fattore, che nella società di oggi è determinante la religione, che ormai dopo duemila anni fa parte della nostra vita, ogni visione o idea viene influenzata. Ciò va a creare problemi difficili da capire e giudicare che non trovano risposte solamente dopo una semplice e superficiale osservazione, ma con opportune considerazioni...

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    1. Infatti, l'etica, la bioetica e i diritti si occupano proprio di tutelare l'uomo... occorre però riflettere anche su tutto ciò che circonda l'uomo e sul dovere di tutelare anche il regno vegetale e gli altri animali.... che ne pensi?

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    2. Caro Pasquale, la religione è determinante per chi è religioso, per gli altri non lo è... tuttavia credo che tu abbia ragione quando sostieni che possa condizionare le scelte politiche e il diritto...

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  40. Caro prof.. questa discussione e soprattutto il pensiero di alcuni miei compagni mi hanno fatto riflettere molto. E’ vero che l’uomo tende a vedere se stesso al centro dell’universo, come colui che può oltrepassare ogni limite e che non è obbligato a chiedersi se ciò che fa potrebbe apportare conseguenze negative all’ambiente circostante e quindi all’umanità stessa. Non sono invece pienamente d’accordo sul fatto che, rispetto alla vita di un topo da laboratorio, la vita dell’uomo venga “tutelata e rispettata”, o almeno, non più. Sembra quasi impossibile che l’uomo sia stato capace, per esempio, di interrare sostanze tossiche, solo per interessi personali e senza porsi il problema di ciò che tale azione avrebbe causato e di quanto tale gesto fosse stato distruttivo per le generazioni future. Allora che ruolo ha l’etica in tutto ciò? Se essa esiste ancora! Nel corso della storia, l’umanità si è battuta per i diritti fondamentali dell’uomo: la libertà in particolar modo. Ma come può l’uomo avere la libertà senza l’agire morale? Come può egli sentirsi libero pur sapendo che il proprio comportamento possa distruggere gli altri uomini? Possiamo, e anzi dobbiamo ancora sperare di ritrovare quella strada che sembra da tempo smarrita. E possiamo farlo anche attraverso l’immaginazione, credendo cioè in una possibile realtà, anche utopica, in cui prevalgano l’etica e il buon senso al di sopra di ogni cosa. Una realtà in cui l’uomo agisca per il bene comune, o per lo meno,che si domandi, prima di impegnarsi nella realizzazione di un proprio interesse, se le proprie scelte possano in qualche modo recar danno all’umanità o alla natura, di cui gli stessi fanno parte, e talora rinunciare al proprio progetto per salvaguardare la vita.

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    1. Hai colto nel segno... circa il mio riferimento all'utopia.
      "L'uomo deve saper dire no... deve saper rinunciare, soprattutto quando non sa con certezza quali saranno le conseguenze del suo agire?"

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  41. diritti... che cosa sono realmente i diritti?! sono più che convinta che ancora nessun uomo sappia l'importanza di questa parola.. Molte persone sanno qualcosa dei propri diritti. In genere sanno di aver diritto al cibo e ad un luogo sicuro in cui vivere. Sanno di avere il diritto di essere pagate per il proprio lavoro. ma esiste anche il diritto di scelta, e qui mi ricollego al discorso che ha fatto Cotroneo per quanto riguarda il diritto di pace, il diritto di scelta per quanto riguarda la donazione degli organi,al giorno d'oggi molto diffusa.. sono dell'opinione che col passare del tempo si debba dare più importanza a questi diritti che noi tutti abbiamo!

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  42. “La donazione degli organi: un gesto di estrema generosità”.Si può essere solidale con il prossimo in mille modi: con l’aiuto ai più deboli, il soccorso ai bisognosi, il conforto per chi soffre … Ma la donazione degli organi rappresenta un gesto ancora più umano e generoso!Donare è certamente il modo migliore per dare un senso ancora più compiuto alla vita: donare ad altri una nuova speranza di vita!Oggi trasferire gli organi da un corpo che muore ad uno che ha ancora una speranza per vivere non è più un miracolo ma una straordinaria opportunità che la scienza offre all’uomo che muore: quella di accendere una speranza in un’altra famiglia, di alleviare il dolore di altre persone, di placare mille altre sofferenze!

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  43. Nel tempo, il progresso ha accentuato il rapporto negativo che si è formato tra l'uomo e la natura.
    Abbiamo reso tutto ciò che ci circonda artificiale e stiamo distruggendo il nostro pianeta, in quanto non ci siamo posti limiti nello sfruttare la natura, non solo nel tentativo di perferzionarla ma anche sostituirla, riproducendo i suoi prodotti artificialmente.
    Grazie alla scienza siamo riusciti a migliorare le nostre condizioni di vita sopratutto nel campo medico, ma in essa vi sono anche aspetti negativi in quanto non si pone limiti e, a mio parere, dovrebbe incentrare le proprie ricerche in modo da migliorare la nostra situazione ambientale e non distruggerla.
    Ma rispettare la natura e i diritti di essa, come quelli di tutti gli uomini, è difficile in quanto l'uomo ha un atteggiamento egoista e di indifferenza nei confronti degli altri o dei propri doveri. Finché l'uomo assumerà questo atteggiamento non ci sarà mai la pace vera e propria poiché ognuno lotterà per i propri interessi.

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  44. Riuscire a immaginare una società in cui gli interessi personali non siano il centro del pensiero di ognuno, sembra ormai impossibile in quanto l'uomo si concentra di più su queste cose, alquanto superficiali, piuttosto che notare quanto l'etica e la morale che da sempre hanno regolato i comportamenti dell'umanità in generale, stiano svanendo. E tutto questo perché? perché ormai è stato oltrepassato ogni limite per cui ritornare indietro è quasi impossibile. E io, caro prof, alla vostra domanda riguardo a quali possano essere le soluzioni, non riesco a trovare risposta perché trovare delle soluzioni a questo problema è difficile in quanto non si riesce a trovare un punto d'accordo tale che tutti possiamo essere spinti a voler cambiare questa situazione che sembra voler continuamente peggiorare. Infatti cosa potrebbe convincerci che il comportamento che l'umanità sta adottando nei confronti della natura o dell'uomo stesso è scorretto? Troppe poche persone se ne rendono conto, altrimenti non saremmo arrivati a questo punto. Per cui purtroppo penso che una realtà che migliori possa, almeno per il momento, essere solo un sogno, un' utopia appunto.

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  45. Giovanna c. V A27 marzo 2014 21:43

    Carissimo Prof...leggendo il terzo capitolo del libro di Girolamo Cotroneo mi sono resa conto di quanto sia importante e preziosa la pace.Spesso capita che noi ragazzi ci lamentiamo per la situazione in cui viviamo ,diciamo di essere infelici e così facendo non apprezziamo ciò che abbiamo dando tutto per scontato. Io credo che per mantenere la pace nel mondo non si deve rispondere alla violenza con altra violenza ma come diceva Nelson Mandela "La pace è un sogno :può diventare realtà,ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare"!

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  46. Secondo me la scienza è necessaria per far sì che l'umanità possa progredire e svilupparsi, ma la scienza allo stesso tempo ha allontanato sempre di più l'uomo dal mondo naturale e talvolta lo ha portato alla distruzione. La scienza ha inoltre cambiato il modo di vivere della umanità stessa, in quanto ogni individuo non è più in grado di vivere senza la tecnologia e senza le comodità di cui disponiamo oggi. L'uomo infatti,ormai oppresso da questa società meccanizzata, non è più in grado di pensare e riflettere sulla essenza della vita e sull'importanza della natura.
    Per questo motivo non possiamo affermare con certezza che la scienza sia un bene e che è realmente ciò di cui ha bisogno l'uomo.

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  47. Caro prof, io condivido pienamente quello che dice Mariagrazia ,infatti, penso che la donazione degli organi sia stata una delle cose migliori che la scienza fatto, poiché ha salvato e salverà ancora molte altre vite. La donazione è un gesto d'amore che dà ad altre persone la possibilità di vivere che e la cosa più preziosa!!

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  48. L'argomento trattato durante la scorsa lezione riguarda la donazione degli organi, un tema tanto interessante quanto delicato. Credo innanzitutto che sia un argomento su cui è piuttosto difficile dare un proprio giudizio perché io penso che se non si vive personalmente una tale situazione, è impossibile dire quale sarebbe il nostro comportamento in quel contesto. Penso, comunque, che donare gli organi sia il gesto più generoso possibile perché per farlo è necessario avere una grande forza e un grande coraggio. Infatti quando si vive il dramma di perdere una persona cara, è molto difficile riuscire a prendere una tale decisione. Nonostante si tratti di un grande gesto nei confronti del prossimo e nei confronti di una persona che soffre, ci sono anche alcune cose che potrebbero indurci a decidere di non fare questa scelta: il fatto di non accettare la morte di una persona cara, ad esempio, penso che potrebbe essere un motivo tale da spingere i familiari a mostrare una sorta di rifiuto verso questa possibilità, anche se è un motivo irrazionale da un lato, è anche comprensibile dall'altro in quanto è davvero forte il dolore che, in quel momento, si prova. Ciononostante, come anche Marianna ha detto, credo che la donazione degli organi è una grande possibilità che viene data a chi aiuta e a chi viene aiutato e in quanto tale deve essere applicata il più possibile, nonostante la difficoltà del momento, la difficoltà di prendere questa decisione e la sofferenza che si prova perché credo che, dopo, sarebbe più forte il rimorso di non aver aiutato quando è stato possibile. E non si tratta di un aiuto qualsiasi, ma si tratta di salvare una vita!

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  49. Giovanna C 5a6 aprile 2014 09:56

    Carissimo prof, la lettura di questo libro giorno dopo giorno mi sta portando a riflettere molto. Secondo me la concezione di famiglia nel corso del tempo è molto cambiata. Una famiglia è composta da due genitori e da uno o più figli, ma quando per diversi motivi non si possono avere dei bambini allora si ricorre ad ogni mezzo per poterli avere. Io sinceramente sono favorevole all'adozione poiché ricorrere a un miglioni di cure e di metodi spendendo tantissimi soldi è inutile, sarebbe invece più utile adottare un bambino, dargli tanto amore e crescerlo come se fosse un figlio naturale poiché questo è il gesto più bello che una persona può fare!

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  50. Il libro di Cotroneo in particolar modo il capitolo 5 mi ha particolarmente interessato e ha suscitato in me una profonda riflessione. La famiglia ossia il nucleo sociale formato da genitori e dai figli, molte volte è messo in crisi dal fatto che due persone non possono avere dei bambini e si trovano davanti ad una cruda realtà difficile da affrontare e soprattutto da accettare. Molte persone ricorrono a metodi come ad esempio la fecondazione per raggiungere il proprio obiettivo, ma non sarebbe più facile adottare un bambino? Secondo me si perché togliere un bambino da una situazione veramente brutta e dargli una famiglia, facendogli capire che al mondo c'è qualcuno che lo ama e che gli starà per sempre vicino è un gesto meraviglioso!

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  51. Caro prof,la donazione degli organi che Controneo affronta nel quarto capitolo è molto interessante ma soprattutto attuale, infatti possiamo vedere che i progressi della scienza consentono oggi di operare interventi straordinari ed un tempo inimmaginabile per la sopravvivenza e una migliore qualità di vita di individui altrimenti destinati a morire. La disperata voglia di sopravvivere ad ogni costo su questa terra, ha "generato" persone disperate e senza scrupoli che, pur di sopravvivere, creano un commercio vero e proprio di organi oppure allevano e poi vendono per poche decine di milioni orfani sudamericani per fornirli. Credo che la lotta per la sopravvivenza stia raggiungendo confini inauditi.. anziché salvaguardare la vita, essa è sempre più a rischio e dovremmo prenderne coscienza prima che sia troppo tardi.

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  52. Giovanna c. V A16 aprile 2014 18:51

    Carissimo prof... l'argomento di cui abbiamo parlato nel nostro ultimo laboratorio cioè il suicidio è particolarmente delicato da trattare. Io in generale sono contro il suicidio perché credo che la vita sia il dono più prezioso che abbiamo,infatti credo che qualsiasi problema può essere risolto senza ricorrere a un gesto così orribile che non fa altro che portare dolore. Ma nel caso in cui, come abbiamo discusso in classe, dovessi danneggiare gli altri sapendo che ugualmente sarò destinata a morire allora in questo caso sarei favorevole al suicidio perché non vorrei mai fare del male alle persone che amo!

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  53. Il tema che abbiamo trattato in classe ossia il suicidio mi ha particolarmente colpito. Io sono contro il suicidio perché credo che togliersi la vita non sia la cosa più giusta da fare ma la più facile per scappare da problemi che in realtà si sarebbero potuti risolvere senza ricorrere a questo gesto. Io credo che per fare questo gesto occorre tanto coraggio ma ne occorre altrettanto per andare avanti accettando sia le gioie che i dolori e affrontando tutti gli ostacoli della vita!

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  54. Buon pomeriggio prof! Volevo fare una riflessione per quanto riguarda l'ultimo tema trattato in classe ossia il suicidio di cui Cotroneo parla nel sesto capitolo.. io lo definirei un tasto delicato da trattare, che purtroppo al giorno d'oggi, molte più persone rispetto agli anni passati, ricorrono per "farla finita" .. la gente non è pazza! Quasi sicuramente dietro questo gesto c'è una motivazione. . Che sia di carattere fisico, oppure sia una conseguenza di un disagio fisico e mentale oppure per quanto riguarda l'ambito del lavoro. . Per concludere penso che nessuno deve togliersi la vita per sfuggire ai problemi che la vita gli offre.. ma si deve andare avanti Cercando di superare tutti gli ostacoli!

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  55. Secondo me il suicidio è un atto di grande coraggio , perché non tutti hanno il coraggio di mettere fine alla propria vita, io per esempio non riuscirei mai ad uccidermi. Io non sono favorevole al suicidio perché molte volte è un gesto che si compie in un momento di disperazione senza pensare alle conseguenze, spesso basta rivolgersi alle persone care e chiedere aiuto senza arrivare al suicidio, poiché porterebbe soltanto altra sofferenza.

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  56. Ho riflettuto molto sul suicidio e sono arrivata alla conclusione che non sempre sia da punire o da considerare un'azione negativa; come ho già detto altre volte, secondo me vivere vuol dire essere responsabili e consapevoli delle proprie scelte, il suicidio potrebbe essere un atto di altruismo ad esempio se si sceglie di sacrificare la propria vita per salvarne altre oppure mettere a rischio la propria vita al fine di far progredire la ricerca scientifica, a quel punto si sceglie di mettere da parte sé stessi per l'umanità accettando le conseguenze della propria scelta tra le quali potrebbe esserci anche la perdita della propria vita.
    Quando il suicidio è visto come un'espediente per sfuggire alla vita e di conseguenza alle proprie responsabilità a quel punto secondo me è un atto di egoismo poiché è una resa davanti l'incapacità di vivere.

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    1. Resistenza o Resa? avrebbe chiesto Dietrich Bonhoeffer?... io rispondo che è sempre meglio resistere, anche se, come sosteniamo sempre, non si può e non si deve giudicare nessuno... Tommaso Campanella ha mentito, pur di vivere, anche se in condizioni terribili... ma esistono anche altri esempi.... continuiamo a parlarne...

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  57. Il suicidio è un argomento difficile da trattare. La decisione volontaria e consapevole di togliersi la vita spontaneamente può essere dettata da diverse ragioni: disturbi mentali, particolari situazioni esistenziali, condizioni sociali ed economiche, delusioni amorose, bullismo oppure da vere a proprie scelte personali. Non ci può chiedere se suicidarsi sia ragionevole e morale, infatti il suicidio può essere da un lato la via più facile per “scappare” dai problemi di una vita che ha perso completamente senso, di cui non si è felici, da cui sembra non poter più imparare nulla; dall’altro il suicidio significa non arrendersi, credere nelle proprie idee al punto da essere pronti ad affrontare anche la morte, come fece Socrate. Personalmente non mi sento né di condannare, né di giustificare il suicidio, non mi sono mai trovata in una situazione tale da pensare di togliermi la vita, e nell’esempio proposto in classe io non avrei mai deciso di suicidarmi perché mi sarebbe mancato il coraggio, ma questa è solo un’ipotesi non so davvero cosa potrei fare in quelle precise condizioni, la mia risposta è dettata dalla giovinezza e dal desiderio di scoprire quello che ha in serbo per me la vita, che considero anche io come Giovanna un dono prezioso.

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  58. La menzione delle noie burocratiche ("the law's delay, the insolence of office") tra i motivi che giustificano il suicidio, mi sembra la cosa più profonda che Amleto abbia detto.
    Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952

    Vivo solo perché è in mio potere morire quando meglio mi sembrerà: senza l'idea del suicidio, mi sarei ucciso subito.
    Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952

    Il desiderio di morire fu il mio solo e unico pensiero; ad esso ho sacrificato tutto, anche la morte.
    Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952

    Confutazione del suicidio: non è poco elegante abbandonare un mondo che si è messo così di buon grado al servizio della nostra tristezza?
    Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952

    Soltanto gli ottimisti si suicidano, gli ottimisti che non possono più esserlo. Gli altri, non avendo alcuna ragione per vivere, perché dovrebbero averne una per morire?
    Emil Cioran, Sillogismi dell'amarezza, 1952

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  59. Nella lettera del 21 febbraio ’44 inserita nel carteggio che ha per titolo "Resistenza e Resa", Dietrich Bonhoeffer si chiede dove sia il confine tra la “necessaria resistenza” e la altrettanto necessaria resa al «destino», assumendo ad emblema dell’una Don Chisciotte e dell’altra Sancho Panza.
    Ne deduce che il destino va affrontato e, in caso, ci si debba sottomettere ad esso.
    “Possiamo parlare di «guida» solo al di là di questo duplice processo; Dio non ci incontra solo nel «tu», ma si «maschera» anche nell’«esso», ed il mio problema in sostanza è come in questo «esso» («destino») possiamo trovare il «tu» o, in altre parole, come dal «destino» nasca effettivamente la «guida».
    I limiti tra resistenza e resa non si possono determinare dunque sul piano dei principi; l’una e l’altra devono essere presenti e assunte con decisione. La fede esige questo agire mobile e vivo. Solo così possiamo affrontare e rendere feconda la situazione che di volta in volta ci si presenta” (p. 289).

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  60. Ma Bonhoeffer è un credente e per lui la resa non è abbandonare la vita, ma accettare anche la sofferenza come un bene... anche questa prospettiva va tenuta in considerazione... ma per chi non è credente dove si può trovare il senso, nel caso in cui la sofferenza sia esageratamente grave? Bonhoeffer fu recluso per anni in carcere durante la Seconda guerra mondiale... così come milioni di Ebrei, i quali, avrebbero potuto scegliere il suicidio, invece hanno scelto di resistere, nonostante le atroci e disumane sofferenza subite...

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  61. In questi giorni, mi è capitato molto spesso di pensare al tema del suicidio e alle scelte che possono portare a una azione così azzardata. Innanzitutto, il suicidio che cos'è? Potremmo rispondere nel modo più comune, "Il suicidio è quando un uomo si toglie la vita", ma non avremmo dato una piena e giusta spiegazione del vero significato del termine. Il mondo di oggi, porta molto spesso l'uomo ad una condizione di totale incoscienza, in cui la morte viene vista come unica via di liberazione, mi viene in mente quello che ultimamente sentiamo spesso in televisione, ovvero il suicidio di molte persone, a causa della perdita del lavoro, del fallimento della propria azienda, ecc. Ogni volta che sento una notizia simile, mi viene subito da domandarmi, ma come può un uomo nel momento di più bisogno, abbandonare moglie, figli, abbandonare la propria famiglia? Io penso, che anche nella peggiore delle ipotesi, togliersi la vita è il gesto più vile e più irresponsabile che una persona possa fare, perchè vivere è un dono e l'uomo ha l'obbligo di vivere pienamente la propria vita, di combattere e superare tutti gli ostacoli che nella vita di ognuno di noi si possono presentare. Alcune volte, però, sentiamo spesso di alcuni uomini che sacrificano la propria vita per salvarne molte di più, io, pensando a queste persone, non so come definirle, di certo è un gesto eroico che non tutti hanno il coraggio di fare (io sinceramente ammiro queste persone), però è giusto anche dire che la vita è un dono che ognuno di noi abbiamo e ognuno di noi deve viverla, perchè nessuno ha il diritto di vivere più di ogni altra persona sulla Terra, però per una giusta causa "IO LO FAREI".

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  62. Mariagrazia VA19 aprile 2014 20:48

    E' un argomento molto complesso.La vita è il dono più bello e prezioso, sicuramente! Ci possono essere situazioni particolarmente difficili che possano indurre una persona a riflettere se sia ancora possibile sfruttare la propria vita per raggiungere qualche sogno o se l'unica via per la fine dei propri problemi sia la morte... personalemente ci ho pensato più volte, e mi sento di dire che non lo farei mai! Non è coraggioso sfuggire dai problemi annullandoli definitivamente con la morte non è una soluzione. La vita ha sempre qualcosa di bello da regalare a ciascuno di noi, se solo sappiamo guardare e non annegare nell'autocommiserazione. Sono dell'idea che sia la scelta meno etica da fare!

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  63. Buonasera prof.. ripensando alla questione del suicidio, penso che non è una cosa da poco togliersi la vita sapendo cosa essa potrebbe provocare agli altri.. chi si suicida non può essere considerato pazzo o malato mentale perché ognuno ha le proprie ragioni per farlo..ad esempio quanti si sono suicidati negli ultimi anni, chi a causa della crisi, chi per una relazione sentimentale, chi ha ucciso un familiare e ha preferito suicidarsi subito dopo.. secondo me non possiamo giudicare il suicidio come una cosa negativa né tanto meno come una cosa positiva, ma solo colui che lo fa, sa se è giusto o no..

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  64. E’ vero che il suicidio è un atto che richiede molto coraggio, ma decidere di continuare affrontando i problemi che si presentano, ne richiede altrettanto. Io sono contraria al suicidio perché credo sia più un gesto di egoismo che di forza. La forza sta nell’essere capaci di andare avanti, consapevoli che la vita è fatta anche di ostacoli e difficoltà che a volte pensiamo di non poter superare. In realtà non è così. Tutto si può risolvere. Anche nei casi più estremi si possono trovare delle soluzioni, ma non il suicidio! C’è chi sceglie di suicidarsi per non veder soffrire la propria famiglia per esempio, non rendendosi conto però che la sua morte porterebbe solo altro dolore. Ovviamente non giudico chi decide di togliersi la vita perché chi lo fa, nel momento in cui lo fa, crede sia il modo migliore per risolvere le cose, non riesce a trovare altra via d’uscita.

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  65. Riuscire a prendere una posizione e dire se sono d'accordo o meno su un argomento tanto delicato come quello del suicidio è molto difficile. Nonostante io sia contraria al suicidio, in quanto credo in Dio e per questo motivo penso che solo Dio possa togliere la vita come la da, credo comunque che ci siano diversi motivi per cui invece potrei essere d'accordo con la scelta di arrivare a un gesto così estremo. Come dicevamo in classe, ad esempio, potrebbe essere un motivo valido farlo per salvare un bambino o più persone. Un genitore infatti è disposto a tutto per un figlio, e forse anche a questo. Mentre riguardo all'eutanasia, credo sia più egoista costringere una persona a vivere attaccata ad una macchina e stare male e a vederla stare così male. Quindi che senso ha? Se queste macchine non ci fossero, quella persona sarebbe morta comunque. Quindi a tal proposito credo sia inutile tenere accesa una macchina che costringe una persona a vivere in quelle condizioni. Anche se mi rendo conto che per la famiglia è una prova di coraggio troppo grande ed è quasi impossibile prendere la decisione di staccare la spina.

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  66. Caro prof.. l'argomento che stiamo affrontando è abbastanza delicato e richiede riflessione. Dopo aver riflettuto, posso dire che secondo me chi si suicida lo fa per paura, paura di non essere capace di risolvere un determinato problema, paura di non riuscire a trovare un'altra soluzione. Io non avrei mai il coraggio di compiere un atto del genere. Nella ci ritroviamo sempre di fronte a delle scelte e a delle prove da superare. E credo che non bisogna arrendersi mai di fronte a nulla.

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  67. Ho riflettuto molto riguardo all'ultimo argomento trattato in classe e sono arrivata alla conclusione che il suicidio, anche se per la maggior parte delle persone può sembrare un gestro estremo e negativo, é davvero un atto molto coraggioso... se dovessi scegliere di vivere un pó di tempo in più con la consapevolezza di dover morire lo stesso e di non poter vivere davvero a pieno la mia vita io sceglierei il suicidio... in alcuni casi esso non puó e non deve essere giudicato!

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  68. Parlando di suicidio sinceramente non so esattamente cosa dire. È un argomento su cui molto spesso mi pongo delle domande: la mia mente non riesce a comprendere questo gesto se non in situazioni davvero estreme...non credo che dipenda dall'aver paura della morte, bensì da quello che prova chi rimane. Non so esprimere un vero giudizio su questo argomento Perchè credo che ci siano troppi punti di vista che devono essere considerati.

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  69. In questi giorni ho riflettuto molto sul tema discusso cioè il suicidio, ed ho avuto modo di pensarci a fondo anche grazie a ciò che è successo circa tre giorni fa quando il responsabile della sicurezza della Telecom si è suicidato, così ho ripensato a tutti gli imprenditori, e lavoratori morti suicidi a causa della crisi economica e sociale di questi anni. Penso che queste morti siano causate da diversi fattori da tenere in conto, e quindi posso affermare che ogni suicidio è una storia a se; io penso che il suicidio non sia vigliaccheria o rassegnazione, perciò non critico queste morti, ma mi vorrei ricollegare a Bonhoeffer, affermando che appunto questo tipo di condizione sociale, economica e psichica deve essere comunque accettata come parte della vita. Ogni giorno la vita pone ostacoli nel nostro cammino, noi però dobbiamo superarli osservandoli da diverse prospettive. Dunque la vera e propria forza sta nel resistere alla sofferenza, dimostrando di essere attaccati alla vita.

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  70. "Vi è solamente un problema filosofico veramente serio:quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta è rispondere al quesito fondamentale della filosofia": questa sono le parole con le quali Albert Camus apre il suo saggio "Il mito di Sisifo" che da qualche settimana ho iniziato a leggere, tentando di seguire la serie di ragionamenti per assurdo che il filosofo compie al fine di spiegare (credo) la presunta inutilità della vita causata da quello che egli chiama "sentimento dell'assurdo". É stato interessante confrontare il pensiero di Camus con quello di Cotroneo e, alla luce di ciò, pensare a quale in effetti potrebbe essere il mio pensiero circa il suicidio. Non è una questione affatto semplice riflettere sulla portata di un gesto così "drastico", soprattutto osservando il mondo con gli occhi di una ragazza che, in fondo, vive ancora nella leggerezza dei suoi suoi quasi diciotto anni. Al momento, comunque, credo che nella maggior parte dei casi il suicidio si sia ridotto, al giorno d'oggi, ad una fuga da responsabilità di fronte alle quali l'uomo si sente troppo "piccolo". Non si può più parlare di gente "matta" che, in preda all'irrazionalità di un attimo, perde la cognizione del reale e si lascia andare alla radicalità di questo gesto: sono infatti i presunti sani, padri e madri di famiglia, giovani con un futuro (non troppo florido) davanti, uomini che in generale conducono una vita normale, a decidere improvvisamente di porre fine alla propria vita. In questo senso non posso dire di essere d'accordo con il suicidio: fuggire dalle proprie paure, dalle proprie ansie non é il giusto modo di affrontarle, ed anche quando la vita sembra averci condotto in un vicolo cieco, credo ci possa sempre essere una soluzione alternativa. Ci sono però situazioni in cui il proprio dolore e la propria debolezza provocano dolore in chi sta intorno: è il caso, ad esempio, di chi è portatore di una malattia inguaribile che lo condurrà inevitabilmente alla morte. A questo punto, cosa fare? Uccidersi e quindi "accorciare" la durata del dolore nei propri cari, o prolungare il proprio dolore e quello altrui? A questo interrogativo, sinceramente, non credo di saper rispondere ma, allo stesso tempo, non penso si possa ritenere egoista chi prolunghi la propria vita, seppure questa sia estremamente dolorosa. "Dire di sì al destino", come dice Nietzsche, abbandonandosi al fluire dell'esistenza, per quanto sia essa tragica e caotica, richiede coraggio e caparbietà nel non piegare mai la testa, come la Ginestra di Leopardi che, seppure cresca in un terreno così aspro, resiste ad ogni intemperie, arrendendosi solo di fronte allo spontaneo e naturale scorrere della lava del Vesuvio.

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  71. Certamente è un argomento delicato e dobbiamo discuterne... forse molte persone si abbandonano alla morte perché non vedono altre strade... il dialogo può aiutare... ecco perché è importante ascoltare chi ci chiede aiuto: a volte basta un sorriso, a volte una parola, a volte occorre molto di più... ma è sicuro che l'indifferenza uccide più di qualunque altra cosa... la filosofia ci insegna ad ascoltare e non solo noi stessi, ma anche gli altri...

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  72. Caro prof. credo come Giovanna che la vita sia il dono più prezioso che ci sia stato dato, perciò ritengo che il suicidio non sia la scelta più giusta da prendere nonostante i casi siano anche estremi. Credo, infatti che ci sia sempre una via d'uscita, anche se all'apparenza ciò non sembrerebbe. Negli ultimi anni i suicidi sono purtroppo aumentati: persone divorate dai debiti, con gravi malattie, con problemi anche affettivi rinunciano alla "vita" per abbandonarsi ad una scelta drastica, la morte appunto. Non condanno ovviamente costoro e non li considero come alcuni invece fanno, dei "vigliacchi", ma personalmente io non arriverei mai a tanto, anche perché rinunciando alla mia vita distruggerei quella delle persone che mi amano. Perciò, caro prof. come sostenete anche voi, bisogna sempre lottare nella vita e non arrendersi mai di fronte alle difficoltà!!

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  73. “Quando non c'è speranza di salvezza in vista, non la più sottile breccia nelle mura che ci circondano, quando non possiamo levare la mano contro il destino proprio perché è il nostro destino, c'è una sola cosa che ci resta: rivolgere quella mano contro noi stessi.” Gustaw Herling-Grudziński, Un mondo a parte, 1951. Come scrive Grudzinski il suicidio è ormai percepito come unica forma di protesta, come una sorta di vittoria sulla vita, come d'altronde avveniva nei personaggi degli scrittori romantici, basti infatti pensare all’ Ortis foscoliano, o al Werther di Goethe. Per altri,invece, il suicidio viene visto come una forma di rassegnazione o addirittura di fallimento trovando come unica soluzione la morte per mano propria. Bukowski nel suo libro Panino al prosciutto scrive del suicidio interpretandolo (secondo me) in modo differente da come si è soliti considerarlo. Scrive così: “Non avevo interessi. Non riuscivo ad interessarmi a niente. Non avevo idea di come sarei riuscito a cavarmela, nella vita. Agli altri, almeno, la vita piaceva. Sembravano capire qualcosa che io non capivo. Forse ero un po' indietro. Era possibile. Mi capitava spesso di sentirmi inferiore. Volevo solo andarmene. Ma non c'era nessun posto dove andare. Il suicidio? Gesù Cristo un'altra faticata. Avevo voglia di dormire per cinque anni di fila.” Lo scrittore statunitense,afferma che il suicidio non deve essere considerato solamente in senso fisico, ma anche e soprattutto mentale e psicologico. Penso infatti che il termine suicidio riguardi il perdere la voglia di vivere,di affrontare le proprie paure, di scegliere con coraggio la propria strada. Credo, dunque, che per suicidarsi non bisogna togliersi necessariamente la vita solo fisicamente ma basta rifiutarsi di vivere giorno per giorno tutte le opportunità che la vita ci offre. Tuttavia tornando al significato classico di suicidio, quello fisico, è il modo peggiore di affrontare i problemi che la vita ci riserva. Molti giovani ragazzi come noi, scelgono ogni giorno di rifiutare definitivamente ciò che la vita ci offre “rifugiandosi” nella morte, vista come soluzione ad ogni problema. Ecco io non so se le scelte che ogni giorno ognuno di noi compie siano giuste o sbagliate ma credo che ad ogni problema vi sia una soluzione, e l’uomo col suicidio non fa altro che scappare dai propri problemi e dalle proprie responsabilità.

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  74. Caro prof, sono dell' idea che se devo "vivere" come un vegetale attaccata ad una macchina che mi pompa soluzioni in vena per mantenermi, senza la minima speranza di tornare alla normalità, preferirei essere "spenta" piuttosto che gravare sulla vita di qualcuno. Non riesco a capire a cosa serve tenere per anni una persona attaccata ad una macchina che la tiene" artificialmente" in vita!!! Credo però che nessuno ha il diritto di decidere ciò che è meglio per un persona, se staccare la spina o soffrire cristiamente.

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  75. Sono d'accordo con ciò che hanno detto i miei compagni. Anche se sicuramente ci vuole coraggio per compiere un atto come il suicidio, credo che questa sia la via più facile perchè ce ne vuole molto di più per decidere di affrontare i problemi della vita, anche quelli che pensiamo non si possano risolvere in nessun modo. Quindi io sono contrario al suicidio. Per quanto riguarda l'eutanasia, invece, penso che è vero che non siamo nessuno per decidere se staccare o meno la spina, ma è anche vero che non siamo nessuno per decidere che quella persona debba continuare a sopravvivere attaccata ad una macchina.

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  76. Pensando all'ultimo tema affrontato, una è la domanda che fondamentalmente mi pongo: "Cosa spinge una persona al suicidio?", forse la consapevolezza di non poter più superare gli ostacoli che la vita impone. Io credo che rinunciare alla cosa più preziosa che abbiamo, la vita, sia da folli, e non considero il suicido un ultimo atto di coraggio. Il coraggio si dimostra quando di fronte a una situazione estremamente dolorosa si è in grado di rialzarsi, di ricominciare. E' il riuscire a "vivere" in una società dove l'apparire vale più dell'essere cercando di non mutare quella che è la nostra vera essenza.

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    1. Sono d'accordo con ciò che affermi :) anzi credo che pensare al suicidio come un atto di coraggio sia assolutamente sbagliato. Un gesto simile NON DEVE essere considerato coraggioso.. è assolutamente sbagliato pensarla così (per quanto riguarda la mia opinione).

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