CASI LETTERARI TRA FILOSOFIA, MUSICA E PSICANALISI
SECONDO
CONVEGNO DI STUDI
IN RICORDO DEL PROFESSORE ELIO D’AGOSTINO
PRESSO
L’UNIVERSITÀ “DANTE ALIGHIERI” DI REGGIO CALABRIA
Si è tenuto
presso l’aula Magna “I. Falcomatà” dell’Università Dante Alighieri di Reggio
Calabria il secondo Convegno di Studi dedicato al professore Elio D’Agostino.
Organizzato dal professore Francesco Idotta, in sinergia con il Circolo
Psicanalitico Caraibico del Mediterraneo e Spazio Open e con il patrocinio
della Città metropolitana, dei Comuni di Santo Stefano e Sant’Eufemia
d’Aspromonte e Anoia, per ricordare lo studioso scomparso da qualche anno e
fondatore della sezione liceale “E. Fermi” di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il
convegno ha avuto per tema “La libertà in pericolo. Casi letterari tra
Filosofia, Musica e Psicanalisi”, ed è stato rivolto a evidenziare il problema
grave che oggi colpisce gli intellettuali, i quali, sempre più spesso, sono
messi a tacere da chi sta al potere, non solo con atti violenti, ma spesso con
meccanismi di silenziamento ed emarginazione.
Dopo il
ricordo commosso del professore D’Agostino, alla presenza dei familiari, e il
saluto del Sindaco Francesco Malara, sotto lo sguardo attento di un folto
pubblico, che ha visto protagonisti anche la classe Quinta F del liceo
aspromontano e di altri rappresentanti dei licei della città, si sono avviati i
lavori con gli interventi di illustri relatori di diversi atenei e istituzioni
musicali, scolastiche e psicanalitiche.
Ad aprire i
lavori della mattina è stata la
professoressa Francesca Rizzo dell’Università di Messina, docente di Storia
della filosofia, la quale ha tenuto una prolusione dal titolo “Rileggendo alcuni saggi di Benedetto
Croce. Un monito a difesa dell’umano”. La studiosa ha fatto riferimento ai
saggi che appartengono all’ultimo periodo della riflessione di Croce,
sostenendo che essi sono la testimonianza di un pensiero che, a seguito della
tragedia della seconda guerra mondiale, avverte il bisogno di riprendere a
riflettere sulla «logica della storia», lasciando emerge un tema nuovo nel
pensiero crociano, ossia quello di una persistente negatività nella condizione
ontologica umana, che egli identifica con la nozione di Vitalità, ma che la
riflessione contenuta nei saggi indicati rivela una straordinaria lezione,
quasi una sorta di monito a non abbandonarsi al pessimismo che la situazione
odierna di «dis-creazione» pare suggerire.
I lavori sono proseguiti con il professore Andrea Francesco Calabrese del Conservatorio “Cilea” di Reggio Calabria, compositore e concertista di fama internazionale, il quale ha proposto un intervento dal titolo: “Nulla è più intollerabile della libertà. Creazione artistica e potere”. Il contributo prende le mosse dalla celebre frase del “Grande Inquisitore” dostoevskiano, «nulla mai è stato per l'uomo e per la società umana più intollerabile della libertà», per indagare il rapporto tra creazione artistica e potere. Sul piano filosofico, la riflessione di Pareyson su Dostoevskij e il confronto con il Catone dantesco offrono due visioni speculari e inconciliabili della libertà, ha sottolineato lo studioso, il quale ha portato tre casi emblematici per dimostrare la sua tesi, secondo la quale oggi esiste un potere sempre più raffinato nei suoi strumenti di controllo. Di fronte a questo, la creazione artistica è la forma più ostinata della vera libertà.
Il terzo intervento è stato quello del professore Santi Di Bella dell’Università di Palermo, studioso di estetica, il quale ha tenuto un intervento dal titolo “Lo spazio stretto della libertà. Tra dissoluzione nella natura e amoralità della tecnica”. Nel quale vengono descritti due estremi opposti della cultura contemporanea, uno che punta verso il superamento dell'umano, attraverso la tecnologia, e l'altro che invece fa rientrare l'umano nella natura. In entrambi i casi si manifesta una stanchezza per la vita e per la cultura, che rimette al centro l'antropologia filosofica con le sue domande. Ci si interroga su cosa significa questa crisi, quali sono i gruppi di saperi e di individui che la incarnano, e cosa comporta per la pratica della libertà.
A conclusione della prima parte del convegno, la prolusione della musicologa Sara Zurletti, professoressa nel Conservatorio “Corelli” di Messina, la quale ha acceso l’uditorio con uno stimolante intervento dal titolo: “Il tradimento dei chierici. Sabotaggio, censura, falsificazione della realtà”, col quale ha sostenuto come l'attacco attuale alla libertà d'espressione dipenda non solo e non tanto dal degrado del potere politico – di suo sempre più intollerante verso il dissenso –, ma dal degrado della stessa intellettualità. I “chierici” del titolo, ha sottolineato la studiosa, sono gli intellettuali che servono il potere e si adoperano contro il pensiero libero e critico, tradendo così la propria missione. Attraverso le voci di scrittori e uomini di cultura che si sono battuti nel Novecento per la libertà – Benda, Orwell, Sartre, Said e altri –, si indica una possibile linea di resistenza.
Dopo la pausa, il convegno, che nella prima parte ha acceso uno stimolante dibattito, coinvolgendo anche gli studenti presenti, è ripreso con l’intervento della professoressa Maria Grazia Sfameni, (docente di lettere nel Liceo “N. Pizi” di Palmi, nel quale il compianto professore D’Agostino ha insegnato nei primi anni di servizio). La studiosa ha parlato di “Annie Vivanti: l’Aventino della parola che si libera- “L’invasore, una lettura possibile”. L’intervento ha fatto luce sulle motivazioni che, durante la prima metà del secolo scorso, hanno perpetrato un processo, prima di ridimensionamento e, dopo, di totale rimozione dell’opera e della figura intellettuale e artistica della scrittrice e poetessa Anna Emilia Vivanti. Tale azione, inizialmente operata dalla critica e dagli intellettuali italiani suoi contemporanei, assume, successivamente un profilo che va ben oltre la semplice valutazione artistica. Le motivazioni verranno ricercate nella figura e nella poliedrica, oltre che acutissima, personalità della Vivanti, ma soprattutto nella sua produzione letteraria con una particolare attenzione all’analisi del dramma in tre atti L’Invasore, composto nel 1915.
Attraverso la rivalutazione del romanzo Ferdydurke
e di altri scritti di Witold Gombrowicz, Idotta ha cercato di individuare il
momento nel quale si è intrapreso un percorso di infantilizzazione a
tutti i livelli, che mira a prendere il controllo delle agenzie educative e
culturali, per consentire, a una ristretta cerchia sociale, di imporre una forma
autoritaria alla nostra società.
Al convegno è seguito un acceso dibattito e la promessa della necessità di un proseguimento della ricerca sul tema trattato, giacché imprescindibile nella nostra epoca.







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