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giovedì 30 aprile 2026

CONVEGNO DI STUDI "LA LIBERTA' IN PERICOLO"


CASI LETTERARI TRA FILOSOFIA, MUSICA E PSICANALISI

SECONDO CONVEGNO DI STUDI 
IN RICORDO DEL PROFESSORE ELIO D’AGOSTINO
PRESSO L’UNIVERSITÀ “DANTE ALIGHIERI” DI REGGIO CALABRIA

28 APRILE 2026



 

Si è tenuto presso l’aula Magna “I. Falcomatà” dell’Università Dante Alighieri di Reggio Calabria il secondo Convegno di Studi dedicato al professore Elio D’Agostino. Organizzato dal professore Francesco Idotta, in sinergia con il Circolo Psicanalitico Caraibico del Mediterraneo e Spazio Open e con il patrocinio della Città metropolitana, dei Comuni di Santo Stefano e Sant’Eufemia d’Aspromonte e Anoia, per ricordare lo studioso scomparso da qualche anno e fondatore della sezione liceale “E. Fermi” di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il convegno ha avuto per tema “La libertà in pericolo. Casi letterari tra Filosofia, Musica e Psicanalisi”, ed è stato rivolto a evidenziare il problema grave che oggi colpisce gli intellettuali, i quali, sempre più spesso, sono messi a tacere da chi sta al potere, non solo con atti violenti, ma spesso con meccanismi di silenziamento ed emarginazione.

Dopo il ricordo commosso del professore D’Agostino, alla presenza dei familiari, e il saluto del Sindaco Francesco Malara, sotto lo sguardo attento di un folto pubblico, che ha visto protagonisti anche la classe Quinta F del liceo aspromontano e di altri rappresentanti dei licei della città, si sono avviati i lavori con gli interventi di illustri relatori di diversi atenei e istituzioni musicali, scolastiche e psicanalitiche.

                                  

Ad aprire i lavori della  mattina è stata la professoressa Francesca Rizzo dell’Università di Messina, docente di Storia della filosofia, la quale ha tenuto una prolusione dal titolo  Rileggendo alcuni saggi di Benedetto Croce. Un monito a difesa dell’umano”. La studiosa ha fatto riferimento ai saggi che appartengono all’ultimo periodo della riflessione di Croce, sostenendo che essi sono la testimonianza di un pensiero che, a seguito della tragedia della seconda guerra mondiale, avverte il bisogno di riprendere a riflettere sulla «logica della storia», lasciando emerge un tema nuovo nel pensiero crociano, ossia quello di una persistente negatività nella condizione ontologica umana, che egli identifica con la nozione di Vitalità, ma che la riflessione contenuta nei saggi indicati rivela una straordinaria lezione, quasi una sorta di monito a non abbandonarsi al pessimismo che la situazione odierna di «dis-creazione» pare suggerire.



I lavori sono proseguiti con il professore Andrea Francesco Calabrese del Conservatorio “Cilea” di Reggio Calabria, compositore e concertista di fama internazionale, il quale ha proposto un intervento dal titolo: “Nulla è più intollerabile della libertà. Creazione artistica e potere”. Il contributo prende le mosse dalla celebre frase del “Grande Inquisitore” dostoevskiano, «nulla mai è stato per l'uomo e per la società umana più intollerabile della libertà», per indagare il rapporto tra creazione artistica e potere. Sul piano filosofico, la riflessione di Pareyson su Dostoevskij e il confronto con il Catone dantesco offrono due visioni speculari e inconciliabili della libertà, ha sottolineato lo studioso, il quale ha portato tre casi emblematici per dimostrare la sua tesi, secondo la quale oggi esiste un potere sempre più raffinato nei suoi strumenti di controllo. Di fronte a questo, la creazione artistica è la forma più ostinata della vera libertà.

Il terzo intervento è stato quello del professore Santi Di Bella dell’Università di Palermo, studioso di estetica, il quale ha tenuto un intervento dal  titolo “Lo spazio stretto della libertà. Tra dissoluzione nella natura e amoralità della tecnica”. Nel quale vengono descritti due estremi opposti della cultura contemporanea, uno che punta verso il superamento dell'umano, attraverso la tecnologia, e l'altro che invece fa rientrare l'umano nella natura. In entrambi i casi si manifesta una stanchezza per la vita e per la cultura, che rimette al centro l'antropologia filosofica con le sue domande. Ci si interroga su cosa significa questa crisi, quali sono i gruppi di saperi e di individui che la incarnano, e cosa comporta per la pratica della libertà.

A conclusione della prima parte del convegno, la prolusione della musicologa Sara Zurletti, professoressa nel Conservatorio “Corelli” di Messina, la quale ha acceso l’uditorio con uno stimolante intervento dal titolo: “Il tradimento dei chierici.  Sabotaggio, censura, falsificazione della realtà”, col quale ha sostenuto come l'attacco attuale alla libertà d'espressione dipenda non solo e non tanto dal degrado del potere politico – di suo sempre più intollerante verso il dissenso  –, ma dal degrado della stessa intellettualità. I “chierici” del titolo, ha sottolineato la studiosa, sono gli intellettuali che servono il potere e si adoperano contro il pensiero libero e critico, tradendo così la propria missione. Attraverso le voci di scrittori e uomini di cultura che si sono battuti nel Novecento per la libertà – Benda, Orwell, Sartre, Said e altri –, si indica una possibile linea di resistenza.




Dopo la pausa, il convegno, che nella prima parte ha acceso uno stimolante dibattito, coinvolgendo anche gli studenti presenti, è ripreso con l’intervento della professoressa Maria Grazia Sfameni, (docente di lettere nel Liceo “N. Pizi” di Palmi, nel quale il compianto professore D’Agostino ha insegnato nei primi anni di servizio). La studiosa ha parlato di “Annie Vivanti: l’Aventino della parola che si libera- “L’invasore, una lettura possibile”. L’intervento ha fatto luce sulle motivazioni che, durante la prima metà del secolo scorso, hanno perpetrato un processo, prima di ridimensionamento e, dopo, di totale rimozione dell’opera e della figura intellettuale e artistica della scrittrice e poetessa Anna Emilia Vivanti. Tale azione, inizialmente operata dalla critica e dagli intellettuali italiani suoi contemporanei, assume, successivamente un profilo che va ben oltre la semplice valutazione artistica. Le motivazioni verranno ricercate nella figura e nella poliedrica, oltre che acutissima, personalità della Vivanti, ma soprattutto nella sua produzione letteraria con una particolare attenzione all’analisi del dramma in tre atti L’Invasore, composto nel 1915.


L’interessante convegno multidisciplinare è proseguito con l’intervento della professoressa e psicologa Eva Gerace, studiosa ed esperta di psicanalisi di fama internazionale, nonché fondatrice del Circolo psicanalitico dei Caraibi e del Mediterraneo, la quale ha affrontato il tema “La legge sotto attacco. Dalla folle libertà alla sovversiva gaiezza della psicanalisi”, nel quale si è soffermata sulla  follia e la follia come libertà, attraverso il caso del presidente Schreber, ponendo in risalto come la funzione Nome-del-Padre è fallita nella psicosi. La studiosa ha sottolineato che la libertà del folle è solo negativa: rompe il legame con l'Altro e rifiuta ogni limite. Partendo da una riflessione di Lacan sull’essere dell’uomo, che prevede che questo non solo non può essere compreso senza la follia, ma non sarebbe l’essere dell’uomo se non portasse in sé la follia come limite della sua libertà, si è sottolineata l’importanza della consapevolezza che l’inconscio è strutturato dal discorso dell'Altro, dalle relazioni di potere e dalla storia, e che ciò dipende dai significanti che comandano le scelte e le identificazioni. Alcuni esempi, ha sottolineato la studiosa, portano a pensare alla sovversiva gaiezza della psicanalisi come un’etica dell’allegria, la quale porta alla libertà come partecipazione.


Il convegno si è concluso con l’intervento del professore Francesco Idotta, docente di Filosofia presso il Liceo “E. Fermi” di Sant’Eufemia D’Aspromonte” il quale ha tenuto una prolusione dal titolo “Ferdydurke o dell’immaturità. Il potere che infantilizza, nella filosofia di Witold Gonbrovicz”, durante il quale ha sottolineato che la riscoperta di alcuni intellettuali, in malafede accantonati, è oggi un’impellente necessità. Attraverso la rilettura di opere sovversive, capaci di scardinare “forme” consolidate colpevolmente, è ancora possibile sfuggire al tentativo di controllo dei tiranni, i quali, per realizzare i loro piani, aspirano al controllo della scuola, della società civile e delle arti.

Attraverso la rivalutazione del romanzo Ferdydurke e di altri scritti di Witold Gombrowicz, Idotta ha cercato di individuare il momento nel quale si è intrapreso un percorso di infantilizzazione a tutti i livelli, che mira a prendere il controllo delle agenzie educative e culturali, per consentire, a una ristretta cerchia sociale, di imporre una forma autoritaria alla nostra società. 

Al convegno è seguito un acceso dibattito e la promessa della necessità di un proseguimento della ricerca sul tema trattato, giacché imprescindibile nella nostra epoca.








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