sabato 24 novembre 2012

Fedone

 

L'ultimo giorno di vita di Socrate


Il grande studioso tedesco Paul Natorp ha definito il Fedone «un monumento a Socrate». In effetti il Fedone, dialogo giovanile in cui Platone ricostruisce l'ultimo giorno di vita di Socrate e le ultime conversazioni con i suoi discepoli, è un monumento alla filosofia: è un invito rivolto a tutti gli uomini a incamminarsi lungo la via della ricerca, nella consapevolezza che la cura dell'anima è l'unico modo giusto di vivere, giacché il solo davvero rispettoso della natura umana, dei suoi desideri e dei suoi bisogni. Quest'opera sottolinea l'intreccio tra vita e filosofia.

Cari Alunni... lasciate le riflessioni che vi indurrà la lettura dell'opera durante il laboratorio filosofico...


56 commenti:

  1. A prima impressione da quello che abbiamo letto e da quello che ci ha anticipato e raccontato il nostro professore devo dire che davvero un bel libro caratterizzato da discorsi seri che fanno pensare, discutere e anche riflettere. Da quello che ho capito il libro racconta l'ultimo giorno di Socrate in cui il filosofo dialoga con i suoi discepoli che lo hanno accompagnato fino alla morte invitando loro ad essere consapevoli che solo curando la propria anima l'uomo può pervenire alla verità e può vivere nel modo giusto. Secondo me Socrate è un grande uomo e ha tutta la mia profonda stima perché fino all'ultimo giorno, fino all'ultimo minuto ha rispettato i suoi ideali, quelli della democrazia ateniese, quelli che si è impegnato a rispettare e che non deve rinnegare se è davvero un ottimo cittadino. Secondo me Socrate è morto soddisfatto, senza alcun rimorso perché fino all'ultimo ha cercato di far pensare gli altri, di far capire agli uomini che solo chi conosce se stesso può conoscere il mondo e quello che lo circonda, di insegnare ai propri discepoli che le regole e gli ideali si devono rispettare e non rinnegare come gli avevano consigliato loro alla notizia della sua condanna. Abbiamo letto solo poco del libro ancora ma di quello che abbiamo letto mi è piaciuto il modo in cui Socrate affronta la morte e ne parla con i suoi discepoli, spero di trovare nella lettura che continueremo tematiche che ci facciano riflettere e discutere.

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  2. Questo libro mi ha appassionato dalla prima volta che lo abbiamo letto in classe giacché oltre a raccontare dell’ultimo giorno di vita di uno dei filosofi più importanti della storia, tratta anche di una delle nostre più grandi paure cioè la “morte”, che molte volte, come nel caso di questo libro diviene un'incognita che solo dopo che ciascuno di noi perisce può essere svelata. Di questa prima parte mi ha colpito soprattutto l’atteggiamento di Socrate nell’affrontare proprio la morte in modo sereno e freddo a differenza di molti uomini che soffrono e si deprimono soprattutto in quei casi dove quest’ultima è già stata prefissata. Infatti Socrate non si preoccupa del dolore che soffrirà, poiché sa che agli uomini giusti gli dei non imputeranno afflizione. Inoltre del libro mi ha colpito molto quando Socrate allontana la propria famiglia da sé, scegliendo di non stare vicino a sua moglie e ai suoi figli, ma al contrario fare quello che aveva fatto da sempre vale a dire insegnare ai suoi allievi la strada della verità fino agli ultimi attimi della sua vita.
    Infine posso dire che questo libro ha portato dentro di me grande stima per quest’uomo capace di sfidare una politica caratterizzata dalla corruzione e con una dignità immensa capace di andare incontro al proprio destino per quanto ingiusto.

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  3. L'idea di leggere questo libro in classe a mio parere è molto interessante perché possiamo esprimere ognuno le nostre opinioni e poi confrontarle. L'opera ci racconta come Socrate ha passato l'ultimo giorno di vita prima di essere condannato a morte. La cosa che più mi ha appassionato leggendo il libro è come Socrate ha affrontato la morte, ha mandato a casa la moglie e il figlio, ed è rimasto da solo con i suoi discepoli affrontando l'argomento dell'immortalità dell'anima. Io non ho apprezzato il fatto che egli abbia mandato a casa la moglie con la quale si deve condividere tutto e abbia voluto con sé i suoi discepoli.

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  4. L’iniziativa di leggere un libro in classe durante l’ora di laboratorio, credo sia stata una buona idea, in quanto, attraverso una lettura di un testo filosofico guidata da particolari spiegazioni, si riesce a cogliere in maniera più approfondita ciò che l’autore del libro, in questo caso Platone, vuole comunicarci. Leggendo il Fedone, la cosa che maggiormente mi ha colpita è stata la serenità di Socrate di fronte alla sua morte rassicurando i suoi compagni, e la dimostrazione dell’immortalità dell’anima, in quanto, grazie alla sua grande fede, egli riusciva ad essere tranquillo al pensiero che la sua vita stesse arrivando al termine. Questo comportamento di Socrate mi ha fatto riflettere molto, perché nella vita quotidiana, il pensiero della morte conduce gli uomini ad avere paura nonostante abbiano fede, mentre Socrate dimostrava l’opposto. Dunque, di fronte a questa situazione mi pongo un interrogativo…perché Socrate è riuscito ad essere sereno di fronte alla morte e gli uomini comuni invece no? Non sono riuscita a dare una risposta a questa domanda, in quanto credo che nel mondo quasi nessuno riesce ad essere tranquillo al pensiero che un giorno cesserà di vivere e non riesco a spiegarmi come Socrate fosse così tranquillo. Un’altra cosa che fa riflettere è che Socrate, preferì allontanare e non vedere mai più sua moglie perché il suo dolore lo avrebbe intralciato nel suo compito di insegnante... mentre gli uomini comuni, nelle loro ultime ore di vita, solitamente vogliono l’affetto dei propri cari. Concludo dicendo che i comportamenti di Socrate mi hanno lasciata “perplessa”, poiché è la prima volta che sento parlare di cose contrarie della vita comune, specialmente quando si mette in gioco la morte, e mi chiedo dove Socrate abbia trovato il coraggio di affrontare tutto… forse dovremmo cercare di prendere esempio da lui, per vivere in modo più tranquillo l’ora della nostra scomparsa.

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  5. Chiara P. IIIAs29 novembre 2012 15:57

    Io penso che la lettura del libro “Il Fedone” in classe sia una buona idea, poiché per noi alunni che abbiamo iniziato adesso a studiare la filosofia, leggendolo da soli a casa, sarebbe stato più complesso capire molti concetti del libro di Platone, invece in questo modo abbiamo l’opportunità di commentare e di chiarire eventuali dubbi con il professore. La cosa che inizialmente mi ha colpito di questo libro è che Socrate, come avevamo già studiato nella sua vita, parla molto bene e questo mi fa capire il motivo per cui era considerato da molti un sofista. Egli non impone ai suoi allievi le sue teorie, ma solo attraverso il dialogo li porta a capire la verità. Sono molto d’accordo con Socrate è con la sua visione della felicità e dell’infelicità. Egli sostiene che le due cose sono legate e che in ogni cosa c'è una dose di felicità e una di infelicità... Secondo me, ciò è vero e lo possiamo anche riscontrare nella vita di tutti i giorni.

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  6. Cari Alunni, sono contento che la lettura del Fedone vi stia appassionando... continueremo ad ascoltare Socrate, le sue domande... e stiamo a vedere che cosa ci susciteranno...

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  7. La lettura del libro il “Fedone”, fatta in questi ultimi giorni, mi ha interessato particolarmente, prima di tutto perché credo che Socrate sia un fondamentale punto di riferimento per l’intero studio della filosofia ed è anche uno dei primi a studiare in fondo la vita dell’uomo. Secondo me l’accusa di empietà e la condanna a bere la cicuta è troppo severa, ma mi stupisce che lui a differenza di altri non si ritiri davanti alla propria condanna, ma anzi in un certo senso è felice di morire. Durante il suo ultimo giorno di vita lui fa mandare via sua moglie e i suoi figli perché erano in lacrime per lui. Questo atteggiamento mi ha incuriosito molto anche perché preferisce stare con i suoi discepoli e non con la sua famiglia, forse perché voleva trascorrere gli ultimi istanti di vita più serenamente per conservare i ricordi migliori di loro ed è da qui che si nota a fondo la sua eccentricità.

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    1. Certamente, il comportamento di Socrate è singolare, ma lo capiremo meglio andando avanti con la lettura.

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  8. Leggere è fondamentale e importante per arrivare ad un conoscenza quantomeno generale sulla vita di noi tutti, tanto più è formativa se letta in classe con l’attenzione di tutti gli alunni rivolta verso il professore. Io penso che il libro che stiamo trattando in classe, che riguarda l’ultimo giorno di vita di Socrate, ci stia dando delle risposte importanti alla vita che conduciamo;in particolare sono stato particolarmente colpito dal fatto che, fino all’ultimo, Socrate non abbia rinnegato il suo pensiero ai riguardi della politica ateniese che regnava al momento della condanna morte, e dal fatto che egli decise di allontanare la moglie perché il suo dolore avrebbe interferito nel suo insegnamento. Una qualità secondo me fondamentale per Socrate, è la freddezza ad affrontare la morte senza possedere alcun senso di paura in quanto come crediamo noi appartenenti al Cristianesimo, l’anima continuerà a vivere in eterno e come dice Socrate: La verità la conosciamo solo quando noi moriamo … Spero che questo libro ci possa dare tutto ciò che puo’ servirci da insegnamento…

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    1. Caro Ferdinando, i libri ci aiutano, sono il cibo per la nostra mente e, qualora non riuscissero a darci tutte le risposte che cerchiamo, ci forniscono delle domande e una prospettiva differente dalla nostra...

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  9. Secondo me l'idea di leggere il libro in classe è ottima, prima di tutto perché come diceva Chiara noi quest'anno abbiamo iniziato a studiare Filosofia e quindi sarebbe stato molto complicato capire da soli a casa e poi perché leggere e discutere tutti insieme è molto più bello e coinvolgente.
    Riguardo al libro mi è piaciuta la trama appena l'ho sentita e già dalle prime letture mi sta coinvolgendo molto. Trovo straordinario il coraggio di Socrate di affrontare la morte con tanta serenità, evitando anche vie facili come la fuga ma al contrario accettare la sentenza ricevuta anche se all'inizio mi era molto difficile capire i suoi comportamenti!
    Credo anche che dovremmo riflettere su questa storia, prendere esempio da Socrate perché oggi le persone, soprattuto i giovani cadono in depressione molte volte per delle futili cose invece lui di fronte alla morte certa ha reagito con così.
    Davvero molto bello!
    Adesso aspettiamo la prossima lettura!

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    1. Sono proprio felice di scoprire insieme a voi nuove strade per la conoscenza...

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  10. Concordo con Socrate sul fatto che l’anima sopravviva dopo la morte, anche perché è bello pensare quando muore un nostro familiare che resterà con noi per sempre perché se n'è andato solo fisicamente.

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  11. I libri ci portano in epoche diverse, in luoghi differenti e ci permettono di conoscere idealisti e personaggi (come storici, artisti o filosofi). La lettura induce a riflettere e a pensare. Pertanto, penso che leggere un libro in classe sia un’ottima idea, poiché ognuno di noi può esprimere e confrontare le proprie opinioni con punti di vista simili o contrari. “ Il Fedone”, testo che stiamo trattando, scritto da Platone, racconta dell’ultimo giorno di vita di Socrate, prima di bere la cicuta. Mi ha interessato il momento in cui a Socrate vengono tolte le catene: egli si sente libero anche se è rinchiuso. A lui viene permesso di conversare liberamente con i suoi discepoli, ma per evitare che la moglie disturbi la discussione, per via delle sue lacrime di dispiacere, l’allontana. Di Socrate apprezzo il fatto che accoglie la morte con gioia e invita gli uomini a non temerla. Alla domanda posta in classe: "Secondo te è preferibile che un uomo in stato vegetativo continui a vivere o che muoia?” - Attraverso i mass media, ho visto molte storie, di genitori che dovevano fare questa scelta a nome dei loro figli o che si trovavano in un letto d’ospedale; personalmente credo che una persona che si trova in certe condizioni, non è in grado di vedere, di sentire, di vivere la vita è come morta. Noi da cristiani non dovremmo piangere per una persona cara che viene a mancare perché questa raggiungerà un mondo migliore e un giorno la rincontreremo.

    Nel leggere il seguito del “Fedone” abbiamo conosciuto la visione di Socrate sui “sensi”. Egli, ritiene che essi si fermino soltanto all’apparenza delle cose e non vadano in fondo all'essenza. Infatti, spesso ci soffermiamo sul fattore estetico, quindi fisico, non sul fattore interiore, dato dall’intelletto e dall’espressione dell’anima. Anche su questa idea concordo con il filosofo.

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  12. Socrate continua a farci riflettere, questa è la grandezza del pensiero... egli ci dimostra che il buon uso della parola ci aiuta a scoprire sempre cose nuove...

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  13. E ancora il meglio deve arrivare...

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  14. Come ha già scritto Sara, anche per me Socrate è stato il più interessante tra tutti i filosofi che fino ad adesso abbiamo studiato. Mi ha affascinata, perché la sua affermazione “Sapiente è colui che sa di non sapere” secondo me è più che giusta. Dico questo perché nel mondo di oggi molta gente è convinta di sapere tutto ma in realtà non è così.
    Studiando Socrate e continuando la lettura del “Fedone” mi ha colpita un altro punto: Socrate non badava alla sua fisicità, cioè alla sua “apparenza”, curava la sua anima, quindi per lui era importante l’essere e non l’avere. Nella comunità di oggi, molte persone danno maggiore importanza alla loro estetica, si preoccupano della loro immagine esteriore non curando quella interiore e la maggior parte delle volte proprio per il loro aspetto, soprattutto le adolescenti, finiscono per ammalarsi. Secondo me, coloro che si preoccupano esageratamente della loro immagine, dovrebbero prendere esempio da Socrate, curando la propria anima, e spendendo i loro guadagni per un qualcosa che possa arricchire la nostra vita.


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  15. Rossella IIIAs3 dicembre 2012 18:34

    L'iniziativa di leggere "Il Fedone" durante l'ora di scuola mi ha entusismata molto perché possiamo insieme confrontare idee e riflessioni e avere suggerimenti dal professore riguardo ciò che Platone ci racconta di Socrate. Questo libro mi sta piacendo, perché io ammiro molto questo grande filosofo che anche l'ultimo giorno della sua vita ha dimostrato di non avere paura della morte e di difendere gli ideali di Atene. Inoltre sono d'accordo Jeremy che Socrate fece riflettere gli altri e per questo motivo è stato condannato. Analogamente anche in età contemporanea grandi uomini come Martin Luter King, Ghandi hanno pagato perché hanno cercato di far pensare gli altri per cambiare la società in cui vivevano. A me entusiasma molto il metodo di Socrate di riuscire attraverso delle domande a far uscire la verità da ognuno di noi. Spero che questo libro continui a convolgermi sempre di più e che mi dia altri stimoli per amare di più la filosofia.

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  16. Sarà interessante leggere questo libro insieme, poter sapere tutto dell'ultimo giorno di vita di Socrate e magari avvertire attraverso semplici parole i suoi stati d'animo e la sua risposta alla consapevolezza di dover morire da lì a poco. Credo che la morte, in fondo, faccia un po' paura a tutti. Conoscere i pensieri di chi non si è tirato indietro davanti all'incertezza che essa porta con sé, per non perdere la propria dignità di cittadino e per non rinnegare i propri ideali, desta in me molto interesse. Socrate, quasi come noi Cristiani, credeva nella sopravvivenza dell'anima dopo la morte corporale e sosteneva che la morte stessa fosse qualcosa di buono che liberava finalmente l'anima dalla prigionia del corpo, permettendole di pervenire alla verità. Non tutti però, al di là della nostra fede, siamo in grado di accettare questo: la morte è qualcosa a noi sconosciuto e tutto quello che non ci è dato conoscere ci fa paura. Questo filosofo è stato secondo me un uomo pieno di coraggio e degno di stima, un uomo il cui pensiero può ancora oggi aiutare noi giovani a riflettere sul nostro quotidiano, a credere fino in fondo nei nostri ideali e a non rinnegare mai noi stessi.

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  17. Tra tutti i filosofi che ho avuto il piacere di studiare quest'anno, Socrate è stato quello che più ha colpito il mio interesse. Perchè è uno dei pochi che si dedica allo studio filosofico dell'altro. Nel motto "Il vero sapiente è colui che sa di non sapere" egli sintetizza l'essenza stessa della sua filosofia. In classe in questi giorni stiamo leggendo il Fedone un testo per me molto interessante che sinceramente non avrei mai letto se avessi dovuto sciegliere da sola. Questo libro mi ha appassionata per il comportamento che ha tenuto Socrate durante il processo, non accettando nessun compromesso per salvarsi: si è comportato da vero filosofo non avendo nemmeno paura della morte, anzi aspettava di morire perché credeva che l'anima fosse imprigionata dal corpo e l'unica via di liberazione fosse la morte. Infatti egli scrutava le anime delle persone, e riusciva a far avere loro la consapevolezza di sé. La vita e l'esperienza di Socrate devono essere per noi giovani un esempio da mettere in pratica nella nostra esistenza quotidiana.

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  18. Domenica N. IIIAs5 dicembre 2012 21:31

    Socrate mi è piaciuto molto soprattutto come ha affrontato la morte. Dapprima ha esercitato il mestiere del padre, ma successivamente l'ha abbandonato, per dedicarsi esclusivamente alla filosofia. Di lui non sappiamo molto, tranne quello che ci è giunto attraverso altri filosofi. Egli preferiva comunicare attraverso il dialogo.
    E' molto interessante il libro che stiamo leggendo in classe il "Fedone" per poter sapere tutto sull'ultimo giorno della sua vita.
    Socrate ha affrontato la morte mandando a casa la moglie e il figlio, ed è rimasto da solo con i suoi discepoli affrontando l'argomento dell'immortalità dell'anima.
    Sono d'accordo con Laura perché anche secondo me Socrate è stato un filosofo pieno di coraggio e degno di stima.

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  19. Angela M. IIIAs10 gennaio 2013 14:11

    Socrate, tra tutti i filosofi studiati fino ad ora, è stato quello che ha suscitato in me maggiore interessa. Forse perché studiandolo ho scoperto il piacere di approfondire lo studio non solo della filosofia, ma anche delle altre materie scolastiche. Leggere "il Fedone" a scuola insieme alla mia classe e al professore di filosofia e quindi studiare più a fondo il pensiero di Socrate descritto nell'opera di Platone, mi ha fatto comprendere quanto sia importate essere e non avere e quanto sia importante migliorarsi giorno dopo giorno. Leggendo il Fedone di Socrate mi ha entusiasmato molto il modo che egli usa per far pervenire alla verità l'interlocutore. Leggere quest'opera secondo me è stata una buona idea: la passione che ho per la filosofia penso sia scaturita non solo dallo studio dei vari filosofi, ma anche grazie al professore che durante le sue spiegazioni e anche nelle ore di laboratorio non fa diventare la filosofia noiosa ma al contrario la rende molto interessante.

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  20. proseguendo la lettura in classe del Fedone, abbiamo continuato a sottolienare il pensiero di Socrate sulla morte. Il filosofo,infatti, ritiene che questa sia un mondo per liberare l'anima dalle catene del corpo; così ,come lui, anche i cigni, i più grandi uccelli acquatici dai lunghi colli,prima di morire emettono un canto melodioso e travolgente,poichè si rallegrano prevedendo il bene che troveranno nel ricongiungersi al loro dio;

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  21. La morte,come lo stesso Socrate dice, è considerata da tutti gli uomini il più grande dei mali; questa rappresenta il termine di un evento meraviglioso, puro, intenso ma allo stesso tempo doloroso, difficile e talvolta aspro quale è il dono della vita; e sì, molte volte questo ci riserva delle sorprese e delle scoperte che ci lasciano spiazzati, ma, altre volte ci riserva momenti cupi che ci rendono fragili,sensibili,indifesi. Eppure non concordo pienamente con Socrate sulla concezione di morte che hanno gli uomini ,infatti, per alcuni morire è sinonimo di paura,come lo può essere per un uomo che è riuscito ad affermarsi nella società e vorrebbe continuare a mantenere questa linea d'onda in eterno, mentre per un malato o per un giovane che sta male, che è oppresso, che è escluso dal mondo morire è sinonimo di rinascita. Io penso alla morte come un fine che prima o poi arriva per tutti,certo è preferibile il più tardi possibile, ma arriva e da cristiani credenti e con spirito filosofico dobbiamo essere in grado di accettarla, soprattutto se va a colpire una persona a noi cara.

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  22. Ferdinando IIIAs31 marzo 2013 17:06

    Ebbene, a scuola sta continuando la lettura del famoso libro “ Fedone “. Sta diventando sempre più interessante e singolare il modo straordinario con cui Socrate continua a dare insegnamenti ai suoi allievi. Ma adesso vorrei parlare del particolare quesito, che mi ha colpito e incuriosito molto, posto da Socrate a Cebete in un distinto dialogo fra i due. Socrate incomincia a concettualizzare il fatto che in giovane età egli amava chiedersi il perché una cosa nasce e allo stesso modo perisce, e quindi come avviene il mutamento delle cose. Detto in parole povere, qual è in una addizione come ad esempio 1 + 1 = 2 l’uno che si aggiunge all’altro uno?Il primo o il secondo?Diciamo che Socrate non trova alcuna risposta e si trova meravigliato del fatto che prima di essere sommate, le due unità, erano del tutto separate, quindi erano entrambe uno. Cosa ancor più stupefacente è proprio il fatto che,se la singola unità viene tagliata, divisa, si ottengono sorprendentemente, due unità. Proprio partendo da questo esempio, non possiamo fare altro che dire che: l’uomo non potrà mai capire quale sia il fine di ognuno di noi, l’uomo non può spiegare perché è nato, per quale volontà divina deve morire... in quanto, a mio avviso, solo la Magnificenza del Creatore può stabilire il nostro ruolo e quindi il nostro fine. Sono queste le basi per vivere la vita, donataci da Dio, nella maniera più virtuosa. Spero che il libro ci riservi molte altre sorprese e interrogativi…

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  23. Caro Ferdinando, certamente Socrate non era Cristiano, ma cercava di comprendere il senso utilizzando strumenti umani... che l'uomo non possa comprendere il fine... beh... io non sarei così categorico... direi di continuare a cercare... cominciando dalla lettura delle opere dei filosofi che hanno speso la loro vita pensando...

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  24. Continuando la lettura del Fedone, siamo arrivati ad un punto cruciale del racconto, in cui entra nel vivo il dialogo tra Socrate, Cebete e Simmia su un complesso interrogativo, ancora attuale, riguardante l'anima. Per Socrate è impossibile dimostrare che l'anima è indistruttibile ed immortale. Di essa si può dire che è cosa di lunga durata, che esiste per molto tempo ed è capace di fare molte cose. Per l'anima passare in un corpo umano rappresenta una malattia e non c'è alcuna differenza se entra in un corpo una o più volte. Quindi da qui si può affermare che l'anima è vita e senza di essa il corpo sarebbe morto. Perciò credendo nelle ipotesi sull'immortalità dell'anima Socrate, in quanto filosofo, deve insegnare ai suoi allievi a non avere paura della morte, anzi di vederla come una rinascita dell'anima, prima prigioniera del corpo. Sono in attesa di scoprire, con il proseguimento della lettura, come farà Socrate ad aiutare i suoi discepoli a vincere la paura della morte.

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  25. Caro professore, ha ragione Ferdinando quando dice che l'uomo non potrà mai spiegare la sua natura, il suo fine, e la volontà per cui deve morire, semplicemente perché né tutti i filosofi che ci sono stati e ci saranno né tutti gli uomini in generale hanno dato e potranno mai dare una risposta certa. Credo che solo quando moriremo e passeremo alla vita eterna otterremo delle risposte sugli interrogativi che ci poniamo oggi. Ritornando al Fedone vorrei fare una critica.....Premetto che all'inizio mi ero appassionato moltissimo e a mano a mano che andavamo avanti mi interessavo sempre più ma oramai è da 3 mesi che siamo fermi sullo stesso argomento: l'immortalità dell'anima. Sinceramente io avrei preferito un libro in cui si trattassero una serie di argomenti e non solo l'anima, anche perché su di essa siamo arrivati a tante conclusioni e ognuno oramai si è fatto un'idea precisa; per me l'anima è immortale e non si discute, è impossibile pensare che non sia cosi x un Cristiano ma anche per chi, ad esempio, in vita ha fatto del bene, è stato umile, ha sofferto fino alla fine dei suoi giorni e ha combattuto per vivere, ecco, per loro non può finire cosi. Comunque ogni tanto emergono degli interrogati come quelli a cui è giunto Ferdinando che a me piacerebbe molto trattare, spero il libro ci riservi qualche altra sorpresa....

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    1. Carissimo, Non è da filosofi e nemmeno da studenti di filosofia dire "non si discute", non ti pare? Noi non trattiamo l'argomento da un punto di vista religioso, ma filosofico... un filosofo cerca di pervenire alla verità attraverso il ragionamento, la fede è un'altra cosa... leggere il libro solo durante i laboratori, a dire il vero, è un po' dispersivo: spezza l'unitarietà della fabula, ma è quello il tempo che abbiamo a disposizione. Sono sicuro che Socrate saprà stupirti ancora, soprattutto nell'ultima parte...

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  26. Domenica IIIAs2 aprile 2013 17:28

    La lettura del Fedone mi ha appassionata molto, in particolare il pensiero di Socrate sull'anima. Egli dice che l'anima è come le idee, specie d'essere incorruttibile. Si può conoscere solo con l'intelletto e non con i sensi. L'anima è fatta per comandare ed il corpo per servire. Condivido pienamente con Socrate l’idea che ha sulla morte perchè solo al momento della morte l’anima purificata e sciolta da ogni contatto materiale potrà godere della piena conoscenza del vero, che era stata lo scopo di tutta la sua vita.
    Avvicinandoci alla fine della della lettura del Fedone mi piacerebbe ancora di più approfondire la conoscenza su Socrate e su altri filosofi perché c’è un solo bene: il sapere e un solo male: l’ignoranza.

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    1. Concordo pienamente sulla tua ultima affermazione

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  27. Sara Arimare 3A3 aprile 2013 20:20

    Continuando la lettura del Fedone devo dire che mi sto appassionando sempre di più, anche perchè come avevo già detto Socrate è uno dei filosofi che più mi ha colpita.
    Andando avanti si fa sempre più interessante e Socrate continua a darci insegnamenti straordinari. Rimango sempre colpita da come Socrate riesce ad affrontare la morte, perchè ogni essere umano la teme, lui invece no, appunto perchè solo i veri filosofi non temono la morte e aspettano quel momento per liberarsi da questa prigione, che è il corpo. Inoltre se filosofare significa andare oltre i sensi e il corpo per cogliere al meglio le idee allora credo che la vita del filosofo deve essere una preparazione al momento della morte e credo proprio che Socrate si sia comportato da tale. Un'altra cosa che mi colpisce e che egli si sia sempre chiesto come avviene il mutamento delle cose. E come le 2 unità cioè 1+1, quale sia l'unità che si aggiunge all'altra e perchè sommandosi diventano una cosa sola quando prima erano due cose diverse che non si appartenevano? Delle volte non riesco a darmi delle risposte soddisfacenti a tutto ciò! Ma sono comunque certa che leggendo avremo tante risposte e che Socrate ci riserverà ancora molte sorprese e che il momento della sua morte sarà emozionante e non vedo l'ora di leggere ciò...
    Sara Arimare 3A

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  28. Continuando la lettura del fedone ho scoperto cose molto interessanti. La cosa che mi colpisce di più è come Socrate attraverso esempi, riesce a far capire ai sui allievi di cosa si stia parlando. A volte è difficile comprendere cosa voglia dire Socrate, ma grazie all'aiuto del professore le cose diventano facili da apprendere e da capire.

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  29. Giuseppe IIIAs7 aprile 2013 16:04

    Continuando la lettura del Fedone mi sono appassionato sempre di più e soprattutto la mia stima nei confronti del grande Socrate non ha fatto altro che aumentare, poiché io lo ritengo come il vero e primo simbolo si conoscenza e intelligenza di tutta la filosofia antica, anzi come molti lo hanno definito “incarnazione della filosofia stessa”. Ciò che mi appassiona è come proprio Socrate riesca a confutare sempre in modo naturale e semplice la tesi sostenuta da chi ha il piacere di parlare con lui. Infatti, possiamo benissimo notare come a conclusione di ogni discussione gli allievi danno sempre ragione al maestro con segno di ammirazione, ed è proprio questo sentimento che colpisce anche me e sono sicuro che continuerà a farlo… Sono pienamente d’accordo con Ferdinando per quanto riguarda la sua opinione che l’uomo non può mai arrivare a una considerazione certa di ciò che la vita e la morte sono in se stesse; voglio aggiungere che nessun uomo e neanche lo stesso Socrate può arrivare a una soluzione razionale e veritiera per quanto riguarda il fine dell’uomo dopo la morte e tutti gli uomini del presente, del passato e anche del futuro fonderanno la propria vita su sole credenze senza mai alcuna certezza. L'uomo deve concentrarsi a vivere il presente nel miglior modo, realizzando il proprio essere e raggiungendo la felicità e la quiete che veramente lo rende DIO.

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  30. Nel seguito della lettura del Fedone, libro del tutto entusiasmante, significativo e di grande valore per il nostro bagaglio culturale, abbiamo assistito indirettamente al discorso tra Cebete, Simmia e Socrate che tratta ancora una volta dell’anima. Secondo me, l’anima è vita, in mancanza di essa il corpo non avrebbe valore! Questa vivrà in eterno, essendo anche secondo me immortale, reincarnandosi in diversi corpi. Anche io, come il professore, concordo con l’ultima affermazione fatta da Domenica, ovvero che esiste un solo bene: il sapere, e un solo male: l’ignoranza; nei nostri piccoli paesi oltre a pochi abitanti, a poche case, a pochi servizi e a poche opportunità, c’è poco sapere e troppa ignoranza, la quale offusca le menti della gente che si ferm all’apparenza, al giudizio senza conoscere. Spero che il libro continui ancora a farci riflettere e confrontare.

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  31. Caro Prof, vorrei ringraziarla per averci dato l’occasione di conoscere questo libro e accompagnare la lettura con le sue magnifiche spiegazioni. Ormai, siamo giunti quasi alla conclusione del racconto in cui Socrate tratta l’immortalità dell’anima attraverso una discussione con i suoi discepoli. Nel corso della lettura, continua a stupirmi il modo in cui Socrate sta affrontando la morte con un’assoluta tranquillità che nessuno di noi riuscirebbe ad avere in una situazione simile. La filosofia, sin dall’inizio, è stata una di quelle materie che studiandola mi ha appassionata sempre di più, perché molte delle varie riflessioni filosofiche, riflettendoci, si incontrano nella vita quotidiana. Infatti, continuando a leggere le pagine restanti del nostro libro, oltre ai precedenti discorsi trattati da Socrate, mi ha colpito maggiormente un'altra sua osservazione trattata nel capitolo XLVII: Socrate, in queste pagine, critica coloro che si soffermano alle apparenze e non vanno in fondo alle cose, e su questo sono molto d’accordo. Infatti Prof, grazie a lei che ha spiegato per comprendere meglio ciò che stavamo leggendo, ho subito pensato per esempio, alle tante persone che criticano solo ciò che vedono senza che conoscano la vera personalità. Infatti la pena data a Socrate fu sbagliata, perché coloro che l’hanno condannato si sono fermati alla superficialità, senza capire il vero motivo per cui Socrate girovagava per la città facendo conoscere i suoi interessantissimi discorsi ai giovani e alla gente che piaceva ascoltarlo.
    I libri sono un qualcosa che ci fanno entrare in un altro mondo senza rendercene conto, più si girano le pagine e più si ha voglia di continuare a leggere, almeno questo è ciò che succede a me. Sono davvero contenta di aver avuto l’opportunità di conoscere tale testo, perché per mia scelta non avrei mai deciso di leggerlo. Sicuramente, continuando a leggere le pagine rimanenti, Socrate ci farà nuovamente restare a bocca aperta con i suoi argomenti, che leggendole ci sembrano superficiali, ma prestando un po’ di attenzione in più e riflettendo sulle sue parole scopriremo e capiremo molte altre cose che viviamo quotidianamente senza nemmeno rendercene conto.

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  32. Cara Noemi, Grazie per questa riflessione così sentita. Essa dà senso alle nostre fatiche intellettuali. Le pagine conclusive del Fedone sono realmente emozionanti, forse tra le pagine più intense scritte dal grande Platone...

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  33. Ancora una volta non posso fare a meno di complimentarmi con Platone per quello che rappresenta questa grande opera, ma soprattutto per le emozioni e i sentimenti che il libro mi ha trasmesso, trasportando, ogni volta che abbiamo intrapreso la lettura, il mio pensiero a quei momenti dove si è svolta la fine di colui che ha rivoluzionato il pensiero filosofico indirizzando verso un nuovo ideale che rappresenterà la base della filosofia che seguirà fino ad arrivare ai giorni nostri. Tutti gli argomenti che il libro ci ha presentato e che abbiamo avuto l’opportunità di commentare insieme attraverso le nostre opinioni hanno rappresentato una fonte di ispirazione e riflessione, non solo sui dogmi che hanno percosso e che ancora oggi rimangono irrisolvibili come quello dell’immortalità dell’anima, ma sull’affrontare la vita per come ognuno di noi pensa sia giusto fare sulle orme del grande Socrate che ha rappresentato l’inizio e l’esempio di un movimento di pensiero volto a confutare le false tesi e opinioni che offuscano la nostra mente allontanandoci sempre più dalla verità racchiusa all’interno del nostro IO. Infatti, noi non ci rendiamo conto di come siamo costretti a essere schiavi della televisione o di altre forme di propaganda che ci impongono di pronunciare e riflettere su quello che i potenti vogliono sentire da noi. Il Fedone però mi ha insegnato a reagire, a trovare la causa dietro ogni cosa attraverso il dono più grande che l’uomo possiede cioè il dialogo e la parola. Naturalmente non posso negare come la mia grande commozione sia stata tanta durante i minuti trascorsi da quando Socrate beve la cicuta e successivamente il momento in cui assistiamo agli ultimi passi di un uomo, nel cammino che dal tempo terreno, segnato da albe e tramonti lo accompagna alla luce senza tenebre dell’eternità. Non intendo soffermarmi sui principi e considerazioni che ho già avuto il piacere di esprimere nei precedenti commenti ma intendo solo dire che l’umanità dovrebbe ritrovare modelli in conformità a Socrate e Platone per cercare di cambiare questo mondo che vive nell’ignoranza della verità e tornare a interrogarsi su ciò che lo circonda perché l’uomo è per sua natura filosofo. Proprio per questo motivo ha la necessità di ricercare, perché una vita senza ricerca, senza interrogarsi, senza pensare, chiusa nel dissenso e nella dimenticanza non è degna di essere vissuta.

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  34. Antonino C. IIIA17 maggio 2013 06:11

    Il Fedone, opera composta da Platone, rappresenta l’ultimo atto della vicenda relativa alla tragica condanna a morte di Socrate. L’episodio narrato tratta del suo ultimo giorno di vita e si apre con l’incontro del suo discepolo Fedone con Echecrate che vuole avere notizie sulla morte del maestro, rimandata a causa della festa dedicata al Dio Apollo. Dopo l’allontanamento di Santippe, moglie di Socrate, addolorata per la condanna inferta al marito, il primo discorso affrontato insieme ai discepoli presenti, si incentra sul rapporto tra piacere e dolore. L’aspetto centrale del libro delinea la mancanza di paura della morte da parte del maestro. Per lui la morte corrisponde con la definitiva separazione dell’anima dal corpo e in questo rapporto l’anima ha la preminenza ed è considerata immortale, al contrario del corpo del quale disprezza i piaceri ad esso legati come risulta dalla sua vita, eccentrica e inusuale. Il dialogo ribadisce la positività della morte e nel contempo esclude l’ipotesi del suicidio come atto grave che offende gli dei. Di tutto ciò il maestro è veramente convinto ed è incredibile come riesca grazie alle sue conoscenze a rispondere a tutti gli interrogativi posti dai suoi discepoli nonché a confutare le varie tesi. Quindi per dimostrare l’immortalità dell’anima affronta svariati argomenti tra cui quello dei contrari, secondo il quale i vivi si generano dai morti e in esso viene ribadito che il luogo delle anime è l’Ade. Altro argomento dibattuto è quello sulla reminiscenza, che consiste nel ricordare ciò che l’anima ha appreso in passato prima della nostra esistenza, in ciò ha influito il pensiero platonico. Da qui l’obiezione di Cebete sulla preesistenza dell’anima che non si disperde alla morte dell’uomo ma deve continuare ad esistere, perciò il maestro può concludere affermando che l’anima preesiste in quanto viene dalla morte, continuerà ad esistere dopo la morte e servirà per una nuova vita. Tali argomentazioni forniscono elementi importanti di riflessione che consentono a chiunque di comprendere ancora una volta il coraggio del filosofo che con il suo atteggiamento sconfigge la morte. E’ proprio di questo che volevo parlare, perché mi ha particolarmente colpito come Socrate riesca a mantenere la calma nell’imminenza della morte, continuando imperterrito a dialogare con i suoi allievi, ai quali dà una priorità rispetto ai suoi familiari. Inoltre li invita a coltivare la forza dello spirito, occorre morire in sereno raccoglimento, perché è ridicolo dimostrare secondo lui l’attaccamento alla vita quando non c’è più nulla da fare. La pozione mortale viene accettata senza alcun timore e in piena serenità. Sarà la cicuta che gli consentirà di compiere il passaggio in un’ aldilà che privilegia i sapienti e quindi i filosofi. Fino alla fine, il grande mastro mantiene il legame nei confronti degli dei chiedendo di poter versare il primo sorso del veleno in loro onore. Nonostante il suo invito alla calma, per i suoi discepoli è impossibile non provare emozioni di tristezza e di dolore.

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  35. ferdinando 3^A17 maggio 2013 06:41

    E’ inutile dire che il libro adottato dal professore per la lettura durante il laboratorio, è un libro fantastico in quanto il suo famosissimo protagonista, è di singolare maestria nell’arte di far apprendere con grande attitudine concetti che in certi momenti (a poche ore dalla morte), di certo, nessuno avrebbe mai osato citare e discutere con i propri amici ed in questo caso, con i propri discepoli. Prima di terminare la lettura del libro, vorrei soffermarmi a parlare su un discorso tenutosi, nuovamente, tra Socrate e il discepolo più citato nel libro, Cebete. In questo lungo discorso si parla dell’immortalità dell’anima e si nota, in maniera straordinaria, con quale sottigliezza Socrate riesce sempre e comunque a pervenire alla verità, che come abbiamo studiato, si trova all’interno di noi stessi secondo Socrate. Nel dialogo, appunto, Socrate incomincia a spiegare e a tirar fuori la verità attraverso la maieutica a Cebete proprio sul concetto citato sopra, l’immortalità dell’anima. Socrate attraverso la solita “trappola” inizia a concettualizzare il fatto che l’anima è portatrice di vita per i corpi e che di contrario alla vita c’è la morte. Dice Socrate: come definiamo tutto ciò che in sé non riceve la morte? Cebete appunto afferma che ciò è proprio l’immortale. E come se si parlasse con assoluta naturalezza, si arriva alla verità. Infatti Socrate pose l’ultimo quesito cioè: dunque l’anima riceve la morte? Secondo il metodo socratico a cui tutti abboccheremmo, la risposta è proprio un secco No. L’anima è immortale. Detto tutto ciò, il libro complessivamente si fonda sulla straordinaria ironia che possiamo trovare direttamente nelle sue ultime parole prima di morire che sono fondamentali per capire che uomo potesse essere. Un uomo di grande audacia e singolarità. Le parole sono: “Mio caro Critone, dobbiamo un gallo ad Asclepio, non te ne dimenticare!!!”. E finisce così il famoso Fedone!!

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  36. La filosofia è la materia a cui quest’anno ho prestato maggiore attenzione, curiosità e ore di studio. Penso che sia l’unica che veramente ci permetta di capire e di migliore il nostro stile di vita e il nostro modo di pensare e di agire , infatti, ci invita a porci domande, a riflettere , a tenere conto della cose che sono davvero importanti nella vita e a non soffermarci soltanto alle apparenze ma a guardare oltre considerando ogni minima cosa, ogni ente con le sue trasformazioni e soprattutto migliorando il nostro essere in base a noi stessi e al rapporto con gli altri. Ogni filosofo con la sua peculiarità mi ha interessata fin dall’inizio, e poi, la lettura del Fedone mi ha fatto appassionare ancora di più alla filosofia, oltre che al libro in sé; il pensiero dei singoli sapienti del tempo, il loro metodo dialogico,la loro concezione di realtà, i loro punti di vista in relazione con l’anima e la fisica del mondo mi hanno permesso di guardare con occhi diversi tutto ciò che mi circonda. La lettura del Fedone, che già precedentemente ho citato, si è ormai conclusa. Come lo stesso Dario Del Carno dice in una nota: “Il Fedone” è un’opera di oggettiva magia poetica e intensità concettuale. E si , posso anche io affermare ciò , in quanto è stata, come molte volte in altri interventi ho ribadito, un’interessantissima lettura che ci coinvolti un po’ tutti fino all’ultima pagina ,la più commovente. Riepilogando, nel 399 a.C. Socrate viene accusato di empietà e corruzione dei giovani, e, per questo condannato a morte. Fedone, che fu presente alla sua morte , racconta le ultime ore di esistenza del maestro, dedicate come l’intera sua vita alla filosofia. Quest’ultima è per la “vittima”,come tramanda ai discepoli, una lunga preparazione alla morte, che altro non è, la liberazione dell’anima immortale dal corpo. Tema fondamentale del dialogo è infatti la dimostrazione dell’immortalità dell’anima sviluppata con una serie di prove che culminano nella teoria delle idee. Non vorrei essere ripetitiva, ma come Noemi prof, le vorrei rivolgere un ringraziamento particolare per l’intero percorso filosofico che ci ha fatto intraprendere , per l’insegnamento e le spiegazioni che ci ha offerto all’avanzare di ogni pagina del libro. Di quest’ultimo particolarmente interessante è stato il passo (61°-63 b-c) dove Socrate inizia a discutere della condizione di condannato, cui si trova, con Simmia e Cebete. Il maestro afferma che questa non è da compiangere poiché i veri filosofi desiderano morire; ciò non significa, però, che la morte debba essere cercata nel suicidio, un atto indegno. Socrate scioglie ogni tipo di contraddizione dicendo che il corpo è per l’anima un carcere di cui non ci possiamo liberare di nostra iniziativa perché tutti gli uomini sono proprietà degli dei. Cebete tuttavia dice a Socrate che se gli uomini sottostanno a questi Dei buoni non dovrebbero desiderare la morte. A questo, il filosofo risponderà dicendo che anche dopo la morte l’anima continuerà ad esistere protetta dalla divinità . L’ultima pagina del testo completo è stata la migliore di tutte, sarà anche per la lettura lenta del prof e quell’atmosfera che si è andata a creare, ma eravamo così presi che sembrava stessimo assistendo a una scena di teatro che vede Socrate camminare fino a provare stanchezza , il suo corpo freddarsi rapidamente e le sue palpebre bloccarsi. Il suo pensiero, tuttavia, è rimasto intatto e continuerà a susseguirsi di generazione in generazione.


    PS: prof ho approfondito Diogene .

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  37. Caro Prof, finalmente siamo giunti alla conclusione della lettura del nostro libro. Siamo arrivati anche al termine del nostro programma di filosofia e devo dire che Socrate è stato sempre uno dei miei filosofi preferiti sin dal momento in cui ho ascoltato la vostra spiegazione. Non avrei mai immaginato che questo libro ci avrebbe riservato tante sorprese ed emozioni fino all’ultima pagina, anzi, credevo fosse noioso in quanto, già dal titolo, l’argomento non era tra i miei preferiti…ma in realtà mi sbagliavo, quindi continuo a ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di conoscere questi generi di libri e non vedo l’ora di poterne leggere molti altri accompagnati dalle vostre spiegazioni. Sin dalla prime pagine, Socrate, mi ha fatto riflettere molto, su ogni sua singola parola. Ciò che comunque mi ha sempre colpito, continuando a girare le pagine, è il modo in cui Socrate sta affrontando con tranquillità la sua morte, che oggi è per tutti la paura più grande, anche se, come afferma Epicuro, non dovremmo temerla in quanto, se ci siamo noi, essa non può esserci. Socrate, a mio parere, si è dimostrato un grandissimo filosofo, e ha raggiunto il suo fine, che era appunto la morte che dava una sorta di purificazione della sua anima dai contatti materiali giungendo dunque alla conoscenza del vero, in maniera grandiosa, come nessuno mai avrebbe fatto. Questo mi conduce a pensare che Socrate cerca di darci un incoraggiamento, affermando che con la morte non finisce tutto in quanto c’è qualcosa dopo la vita, grazie alla nostra anima immortale che vola “in un altro mondo” a noi sconosciuto. Tra i tanti argomenti trattati nel libro, un altro punto che mi ha maggiormente colpito, è stato quando Cebete chiese a Socrate come facesse a dimostrare l’immortalità dell’anima. Ho subito pensato che non sarebbe riuscito a spiegare in maniera dettagliata quest’interrogativo posto dal suo allievo, invece, Socrate ha risposto a questo dubbio senza alcuna incertezza, affermando che ogni cosa è generata dal suo contrario: per esempio, la morte è generata dalla vita e per cui dalla morte dovrebbe nascere altra vita e questo richiama la metempsicosi pitagorica. Questa risposta immediata su un argomento così difficile mi ha lasciata a bocca aperta. Non sono d’accordo che in questo libro si tratta solo dell’immortalità dell’anima, come ha detto Jeremy in precedenza, perché si richiamano molte altre cose, infatti vi è presente anche una riflessione profonda sulla natura, in cui Platone mette in bocca a Socrate descrizioni reali sul suo viaggio a Siracusa.
    Caro Prof, avevate pienamente ragione che le ultime pagine scritte da Platone erano ricche di emozioni e tra le più intense scritte da lui. Conoscendo la trama del libro, credevo che ci fossero state delle descrizioni di tristezza e dolore, ma in realtà non è stato proprio così; ho avvertito un certo senso di tristezza e dispiacere dentro di me, quando abbiamo iniziato a leggere il momento in cui Socrate bevve la cicuta…leggendo, immaginavo il dolore dei suoi allievi che trattenevano le lacrime vedendo morire il loro maestro, ed era come se lo stessi vivendo anch’io. Socrate è riuscito con grandi risultati a dimostrare la sua tranquillità di fronte alla sua morte, ma credo che in quel momento anche lui provò almeno un minimo di tristezza a pensare che stava lasciando le persone a cui voleva bene, e forse aveva fatto quei magnifici discorsi per non far star male coloro che erano al suo fianco riuscendo al meglio a “nascondere” la sua tristezza. Dico questo, perché mi sembra un po’ strano che si riesce rimanere impassibili al pensiero di non poter stare più con le persone che si amano, anche se da Socrate c’è da aspettarsi qualunque cosa.
    E’ stato un libro davvero molto bello, e concludo dicendo che il nostro Socrate ci mancherà! 

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  38. Siamo giunti alla conclusione del libro “Il Fedone” riguardante l’ultimo giorno di vita di Socrate. Dopo aver la visione completa del libro, posso dire con certezza che è davvero un bellissimo libro non sono filosoficamente parlando ma anche per quanto riguardo alla poesia che contiene questo libro. Le ultime pagine a mio parere sono le più poetiche e le più belle di tutte. Durante tutto il libro ci si dimentica quasi che si stia parlando di un uomo che sa di dover morire tra poche ore, essendo, oltretutto, stato accusato in modo ingiusto. Poiché Socrate è molto tranquillo nel parlare con i suoi discepoli e nel continuare, come ha fatto in tutta la sua vita, a far giungere gli altri alla verità. Socrate è stato un esempio di come nella vita si deve sempre essere coerenti con le proprie idee. Questo non significa che tutti noi non dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere le cose, perché secondo me cambiare idea è da persona intelligente, però anche quando gli atri ci condannano, dobbiamo credere nei nostri ideali e nei nostri sogni. Socrate quando gli hanno proposto di scappare non ha accetto, non è scappato dalla così temuta morte non solo perché voleva rimanere fedele alla sua città ma anche perché lui ha sempre sostenuto che attraverso la morte noi possiamo raggiungere la verità, e dopo averla sempre aspirata adesso che poteva finalmente raggiungerla perché doveva scappare? Dovrebbe essere un po’ il ragionamento di tutti noi credenti a una vita dopo la morte. Molti di coloro che si credono cristiani hanno paura della morte e perché? Non è la religione cristiana che la nostra anima continuerà a vivere? Beh io penso che un po’ tutti noi abbiamo paura della morte perché l’uomo ha paura di ciò che non conosce, poiché vuole avere sempre tutto sotto controllo, ma con la morte non è possibile. Socrate non ha avuto paura e per questo lo ammiro molto. Questo libro mi ha emozionato molto e per me come ho già detto leggere libri con una guida, in questo caso il professore, è importante e ci insegna anche a saperli leggere cogliendone ogni sfumatura. Infine vi ringrazio professore per averci proposto questo bellissimo libro e spero che il prossimo anno ce ne proporrete altrettanto interessante e bello.

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  39. Socrate, oltre ad essere uno dei filosofi più importanti, è uno dei pochi che è riuscito a colpirmi tra tutti quelli che ho studiato ed è uno dei più interessanti, unico nel suo modo di pensare e di dialogare con gli altri. Io ammiro Socrate sia come filosofo sia come uomo. Nel “Fedone”, il libro che abbiamo letto quest’anno in classe, sono presenti entrambi gli aspetti della figura di Socrate. Innanzitutto egli è un grande uomo perché nonostante avesse la possibilità di scappare ed evitare la morte, ha deciso invece di affrontarla, senza paura, restando cosi un uomo onesto e non codardo come invece sarebbe diventato se fosse scappato. Egli è rimasto sempre fedele ai suoi principi, ai suoi ideali, a quello in cui credeva, andando contro la democrazia di Atene perché vedeva in essa degli ideali marci e la sua intenzione era quella di cambiare la sua città, di cambiare la mentalità, ma invece è stato condannato a morte. Durante la lettura abbiamo visto un Socrate sempre sicuro di sé, mai preoccupato, non vedeva la morte come una fine ma come inizio di una nuova vita e cercava di spiegarlo ai suoi discepoli che invece erano di tutt’altro umore. Negli ultimi istanti della sua vita, che sono stati emozionanti, Socrate è rimasto sempre lucido, dialogando con i suoi discepoli, dimostrando la sua umiltà e la sua grande intelligenza ma lasciando anche un vuoto importante tra i suoi seguaci che egli aveva cercato di consolare fino all'ultimo, nonostante fosse lui quello che doveva morire. Ma egli è soprattutto un grande filosofo. In questo libro abbiamo potuto ammirare il modo in cui Socrate affronta i suoi dialoghi; l’ironia socratica è straordinaria, perché riesce a confutare la tesi di chiunque gli è davanti e dimostra all’interlocutore che sta sbagliando con dei discorsi, contenenti dubbi e domande, che non fanno una piega lasciando senza parole tutti, i quali non possono far altro se non dire “Assolutamente certo, Socrate”. Fondamentalmente il libro parla dell’immortalità dell’anima, infatti Socrate attraverso una moltitudine di spiegazioni vuole dimostrare che l’anima è immortale. Io personalmente condivido il suo pensiero riguardo all’anima. Per Socrate l’anima è imprigionata nel corpo e solo attraverso la morte può liberarsene passando cosi alla vera vita. Qui sono in contrasto con Socrate, perché secondo me alla vita eterna puoi arrivarci ma solo se nella vita terrena riesci a realizzare il bene e quindi non solo esaltando l’anima ma mettendo in armonia la tua anima col corpo. Attraverso i commenti sul blog siamo giunti a degli interrogativi molto interessanti partendo dall’anima: il fine dell’uomo, il perché e stato creato e la volontà per cui deve morire. Nonostante il libro a un certo punto mi avesse un po’ stufato devo dire che la morte è stata davvero sorprendente ed emozionante perché il modo con cui Socrate la ha affrontata è stato unico e non tanto prima ma quanto gli ultimi istanti. Io credo che la morte alla fine diventi un oggetto del pensiero sia per i suoi discepoli sia per i lettori. Nel libro compare un legame forte tra filosofia e morte anche se il tema centrale alla fine è sempre l’immortalità dell’anima. Il libro è molto bello soprattutto per il finale spiazzante ma come ho già detto mi piacerebbe leggere un libro che tratti una serie di argomenti, spero che i prossimi siano più interessanti….

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  40. Miei carissimi alunni di Terza As, vi ringrazio per le parole che avete scritto. Quest'anno lo ricorderò a lungo, soprattutto perché leggendo il Fedone insieme a voi l'ho capito ancora meglio anche io; inoltre avete seguito Socrate nel suo passaggio con grande rispetto e serietà, dimostrando maturità e desiderio di conoscere. Abbiamo letto di filosofia e abbiamo camminato con Parmenide ad Elea, abbiamo condiviso il dono della parola e abbiamo riflettuto su molti argomenti... la filosofia è un cammino che ci accompagna per tutta la vita e iniziare bene è fondamentale... la filosofia non è solo una materia scolastica, ma un modo di vivere, un modo di essere... essa distingue gli uomini in due categorie: coloro che scelgono e coloro che accettano le scelte altrui; coloro che partecipano e coloro che stanno a guardare. Ovviamente, Socrate è stato un uomo che ha saputo scegliere ed ha partecipato... Grazie di cuore a tutti voi.

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  41. “Fedone” è il libro scritto da Platone che parla dell’ultimo giorno di vita di Socrate.
    Intanto devo dire che è stata un’esperienza molto bella poterlo leggere tutti insieme in classe, poiché ho avuto modo di confrontarmi con i miei compagni e con l’insegnante, il quale ci spiegava in modo dettagliato i concetti esposti.
    Questa sicuramente è stata una delle cose che mi ha coinvolto, perché sinceramente, all’inizio, non ero molto entusiasta all’idea di leggere un libro “filosofico”, con un linguaggio che non capivo. Giorno dopo giorno però, durante la lettura, mi addentravo sempre di più nella storia, una storia che mi ha colpito tanto e che ho trovato straordinaria.
    Il protagonista è Socrate, che accusato di empietà, è condannato a bere la cicuta. Sicuramente tutti potrebbero pensare che nel libro sono descritte la disperazione, la tristezza, l’amarezza e il dolore di quest’uomo che sta andando incontro a morte certa, ed è quello che all’inizio ho pensato anch’io.
    Però poi ti accorgi che non è così, anzi è tutto l’opposto di quello che può sembrare.
    Perché nel libro è narrata la forza straordinaria di un uomo che pur sapendo che sta per morire, continua a credere fortemente alle sue idee, al suo pensiero e ha il coraggio, in quella prigione così oscura dove si trova, di raccontarle alle persone che gli vogliono più bene e che sono lì per sostenerlo e confortarlo: i suoi discepoli. Se ci penso è incredibile! Avrei fatto la stessa cosa io? Non credo! Probabilmente avrei pianto tutto il tempo, o sarei fuggita? Non so, non riesco ad immaginare… Dove avrà trovato Socrate tutto quel coraggio?
    Mentre leggi le sue spiegazioni, esposte con così tanti esempi, con così tanta convinzione, quando dice che non gli importa del corpo, che possono farne quello che vuole perché lui deve preoccuparsi di curare la sua anima, allora ti poni tutte queste domande ma non riesci a trovare una risposta. Provi solo stupore… Ecco, proprio questo mi ha portato a continuare a leggere quelle affermazioni che, seppur scritte in un linguaggio molto complicato, mi affascinavano. In particolare però, la parte che mi è piaciuta di più e nella quale mi sono anche molto commossa è stata proprio quella riguardante la morte di questo filosofo. Mentre il professore leggeva quelle righe, io immaginavo di essere lì, vedevo la scena davanti ai miei occhi, vedevo Socrate bere con eleganza la sua morte. Egli l’ha accettata come mai nessuno avrebbe fatto: <>
    In questa parte ho sentito i brividi scorrere per tutto il corpo.
    È strano pensare che un libro che all’inizio mi sembrava poco coinvolgente poi mi abbia fatto provare queste sensazioni. Mi è davvero piaciuto tanto e spero di poter ripetere l’esperienza anche il prossimo anno!

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  42. Socrate è uno dei filosofi che maggiormente mi ha colpito durante l’anno scolastico. La lettura del Fedone, mi ha fatto comprendere meglio il comportamento che Socrate adotta con i suoi discepoli. In questo libro Platone mette in risalto Socrate come uomo onesto che affronta la morte con coraggio; egli infatti ha avuto la possibilità di “fuggire” alla morte, ma ha voluto affrontarla senza paura. La cosa che mi ha colpito di più è stato il modo con cui Socrate poco prima di essere costretto a bere la cicuta, ha voluto passare gli ultimi attimi della sua vita parlando con i suoi discepoli. Nel Fedone, Socrate fa un discorso logico fino ad arrivare ad affermare che l’anima è immortale. Egli affronta questo argomento con i suoi discepoli ma soprattutto con Cebete. Socrate riesce a convincere i suoi discepoli sull’immortalità dell’anima attraverso la maieutica, affermando che l’anima si libera dal corpo solo attraverso la morte ed essa dopo la morte continuerà a vivere in eterno. Io concordo su questa affermazione, perché penso appunto che l’anima non smetterà mai di esistere. Ad un certo punto la lettura del libro mi sono trovata un po’ in difficoltà perché nel momento in cui si è iniziato ad approfondire il concetto dell’immortalità dell’anima non riuscivo a capire molto il modo di Socrate di spiegare il concetto, ma con l’andare avanti nella lettura ho capito a cosa Socrate voleva arrivare. Comunque la cosa che, come dicevo prima mi ha colpito è stato il modo con il quale Socrate ha affrontato la morte, infatti egli nel momento in cui ha dovuto bere la cicuta, disse ai suoi discepoli di rimanere forti. Egli continuò a camminare per la stanza fino a quando non sentì appesantire le gambe e poi sdraiatosi nel letto, mentre i discepoli gli chiedevano se potevano fare qualcosa per lui prima che morisse, dopo pochi secondi morì. In classe quando durante la lettura siamo arrivati a questo punto, questo momento mi ha spiazzato molto, perché sinceramente mi aspettavo un altro “tipo” di morte; non pensavo potesse essere esistito un uomo così forte e coraggioso. Concludo ringraziando il professore Idotta per la scelta del libro e per il mondo con cui ci ha invogliati sempre di più alla lettura del Fedone e spero il prossimo anno che ci faccia leggere un nuovo libro così entusiasmante ed emozionante come il Fedone.

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  43. Finalmente siamo giunti a leggere il momento tanto atteso della morte di Socrate. Socrate è stato uno dei filosofi che più mi ha colpita sin dall’inizio, mi ha appassionata molto per come si poneva agli altri e soprattutto per come affronta la morte: quando ha saputo che doveva morire per quello che aveva fatto non si è tirato indietro pur essendo stato accusato in modo ingiusto. Mi hanno colpita molto il suo modo di porre domande, le spiegazioni che tuttora, riguardando il libro, mi lasciano senza parole, perché non facevano una “piega” e spesso non riuscivo a capire se non con l’aiuto del prof.
    Se io se fossi al suo posto non sono sicura che sarei riuscita ad affrontare la morte con così tanta tranquillità e spensieratezza. Quando è giunto il momento di leggere la morte di Socrate è stato molto emozionante e bello, gli sono state tolte le catene e gli è stato concesso di conversare liberamente con i suoi discepoli egli ha continuato a parlare. Disse hai suoi discepoli di rimanere forti, bevve la cicuta e iniziò a passeggiare nella stanza fino a quando non sentì le gambe pesanti così si sdraiò e morì. Mi è dispiaciuto molto perché mi ero molto affezionata a Socrate

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  44. Io non sono una ragazza appassionata di libri, e se non fosse stato per il nostro prof, non mi sarei nemmeno immaginata di poter leggere il Fedone. Ascoltando la lettura però ho cambiato idea infatti mi ha subito appassionata. Durante la lettura in classe ero molto attenta e nello stesso tempo molto interessata a sapere cosa ci avrebbe riservato Socrate. Adesso siamo giunti alla fine, una fine molto emozionante, che non mi sarei aspettata.
    La cosa che più mi sorprende è come Socrate desideri la morte perché spera che soltanto allora la sua anima, purificata e sciolta da ogni contatto materiale, potrà godere della piena conoscenza del vero, lo scopo di tutta la sua vita. Sa che non deve e non può fidarsi se non della sola anima, che, dopo la morte, si rigenererà in nuovi esseri ed continuerà ad esistere in qualche luogo. Egli fino alla fine sostiene che l’anima è immortale, riuscendo attraverso esempi a convincere tutti i suoi discepoli che è il corpo che bisogna seppellire e non l’anima. Concordo pienamente con Socrate riguardo questo argomento, infatti, penso che sia impossibile pensare che l’anima non sia immortale, specialmente per chi come me è Cristiana, penso inoltre, che quando una persona a noi cara venga a mancare, pensare che l’anima continui ad esistere, riesce a consolarci. Mi sono stupita di come Socrate con tranquillità e rassicurando i suoi discepoli abbia affrontato gli ultimi momenti, per noi la morte è un qualcosa di brutto, è pensare che un uomo come Socrate l’abbia affrontata con serenità mi fa riflettere. Socrate, vedendo i suoi discepoli piangere, dopo aver bevuto la cicuta, li rimprova, penso che questo suo modo di comportarsi sia giusto, perché il bene che vuoi ad una persona lo devi dimostrare in vita, no quando sai che sta per morire. Socrate sa di aver raggiunto lo scopo della sua vita è quindi non ha rimpianti. Leggere il libro in classe è stata un’esperienza molto bella, che spero continueremo nei prossimi anni, scoprendo cosa ci riserveranno gli altri filosofi.

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  45. Domenica IIIAs19 maggio 2013 18:22

    Siamo giunti al termine della lettura del Fedone, queste ultime pagine a mio parere sono state davvero emozionanti. Tra le sue pagine di questo libro,nonostante si parli della morte non vi sono sentimenti dolorosi o tristi. È interessante notare la totale mancanza di paura di Socrate nei confronti della morte. La conclusione spiazza il lettore: la morte diviene, alla fine, solo un pensiero, essa non è altro che un particolare pensiero, e proprio per questo motivo dopo aver letto il Fedone " non si cessa di pensare alla morte che cessando di pensare ". Nel libro si arriva a percepire un legame indissolubile tra morte e filosofia.
    Ma il messaggio, a mio parere, più importante è quello dell'immortalità dell'anima. Socrate afferma che il fine dei filosofi è quello di morire perché con la morte si avrà una sorta di purificazione dell'anima, gli uomini virtuosi o buoni saranno premiati in un mondo divino, mentre i malvagi saranno puniti:
    << Se l'anima esiste anche prima e, dunque, è necessario che essa, quando fa il suo ingresso nella vita nascendo, si generi da null'altro che dalla morte e dall'esser morto, allora, dal momento che essa, poi, deve rinascere, come può non essere altrettanto necessario che l'anima continui a esistere anche dopo la morte del corpo? >>.
    Ci sarebbero tanti altri passi da riportare, in quanto questo libro è ricco di spunti di riflessione. Consiglio quindi la lettura, in quanto credo che leggere questo libro consenta di avere un contatto con il pensiero di due grandi filosofi, Socrate e Platone, e al tempo stesso permetta di scoprire che quel pensiero è più vicino a noi di quanto possiamo immaginare.

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  46. Rossella IIIAs19 maggio 2013 18:24

    La lettura del Fedone è stata un’esperienza molto positiva per me, in quanto ho potuto approfondire il pensiero di Socrate e soprattutto aprire una riflessione che potrà essere utile nella mia vita futura. Il Fedone è un’opera in cui si racconta degli ultimi istanti di vita di Socrate e come ci ha fatto notare il prof, è una cosa straordinaria il modo in cui il filosofo parla di temi come l’immortalità dell’anima e la morte, in un momento così tragico, con tanta spensieratezza. Socrate professava il proprio disprezzo per i piaceri del corpo e soprattutto sostiene che i sensi possono ingannare l’uomo. Anche io a volte, fidandomi dei sensi, rimango delusa. Socrate non aveva paura di morire, egli non temeva il dolore: attraverso la morte la sua anima non sarebbe più stata prigioniera del corpo, sarebbe stata purificata e sciolta dal contatto materiale e avrebbe potuto godere della piena conoscenza della verità, che era stata lo scopo di tutta la sua vita. Io condivido quest'idea: se tutti gli uomini pensassimo come Socrate, sicuramente non vivremmo con ansia e angoscia, ma potremmo avvicinarci alla morte in modo più sereno. Socrate dà dimostrazione dell’immortalità dell’anima attraverso la dottrina delle idee e della reminiscenza. A tal proposito egli diceva che l’anima è immortale perché non è fatta di materia e perciò non è soggetta al cambiamento e al divenire, ma eterna. Questi concetti mi hanno affascinato tantissimo e devo dire che Socrate è riuscito a convincere anche me attraverso le sue spiegazioni. Inoltre il fatto che Socrate dice che l’uomo deve occuparsi di curare l’anima, l’essere e non l’avere, mi ha fatto riflettere molto e ho pensato che è un concetto un po’ difficile da applicare, perché al giorno d’oggi vogliamo sempre più apparire perfetti, essere alla moda, avere i miglior vestiti e soprattutto perfezionare sempre di più il corpo. Da questo punto di vista credo che siamo tutti ben lontani dall’idea di Socrate e nessuno di noi possa considerarsi un filosofo. Tuttavia non sarebbe difficile seguire i consigli di Socrate se davvero lo volessimo e magari facendo così un giorno scopriremmo che aveva ragione. Forse uno degli obiettivi di Socrate attraverso il Fedone era proprio quello di farci diventare tanti piccoli filosofi.

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  47. La lettura del Fedone è purtroppo giunta al termine e in conclusione posso dire che è stato un libro davvero molto diverso da quelli che ero solita leggere, un libro che non lasciava con il fiato sospeso, che non induceva il lettore a tentare di scoprire già da subito la fine, ma che lo invitava sempre più ad ascoltare ogni singola parola, a riflettere sul suo significato e a confrontare i pensieri e le intuizioni di quel tempo con quelle del mondo odierno; magari a volte anche a trarre insegnamenti.
    Già da subito è stato veramente interessante seguire innanzitutto i ragionamenti logici, precisi, ben connessi e strutturati di Socrate, il quale, grazie proprio ad essi, riusciva quasi a lasciar senza parole i discepoli e a levar loro ogni dubbio dalla testa ma anche prestare attenzione al suo modo di parlare così sciolto e scorrevole.
    Tuttavia la parte che mi ha colpito di più è stata quella finale; non tanto per i comportamenti dei personaggi a causa dell’avvicinarsi della morte del filosofo quanto per un periodo da lui stesso pronunciato nel quale spiegava ai discepoli che le cose dette in precedenza per provare l’immortalità dell’anima sarebbero servite a consolare loro ma anche lui stesso.
    Questo sembra infatti creare delle contraddizioni: come può proprio Socrate aver bisogno di una consolazione dopo aver fatto di tutto per dimostrare loro che l’anima non sarebbe morta insieme al corpo? Bisognerebbe dunque ammettere che anche Socrate stesso, in quanto uomo, abbia avuto paura della morte anche considerando il corpo come una prigione? E allora, che fine hanno fatto le sue convinzioni? Purtroppo da sola non sono riuscita a trovare una risposta.
    Per il resto posso dire che il Fedone è stato un libro non molto facile da comprendere; bastava infatti anche solo un’assenza per non riuscire più a collegare la varie parti sia a causa della complessità dei discorsi e sia a causa del variare continuo delle tematiche trattate.
    In quanto dialogo filosofico ha richiesto ovviamente una lettura attenta e precisa, integrata con le eventuali note poste a fondo pagina o con le spiegazioni e gli approfondimenti del professore.
    Credo che questa lettura abbia aiutato molto la nostra crescita sia dal punto di vista culturale sia psicologico e per questo bisogna innanzitutto ringraziare il professore Idotta.

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  48. Cara Laura, considera che noi abbiamo letto il libro in una traduzione in italiano e non in lingua greca. Quindi, in questo "transito" anche le sfumature linguistiche possono andare perdute. La parola "consolazione" ha varie sfumature: Cum-solari... Solus, in latino, è colui che è sazio, appagato, contento; infatti "solari famen" vuol dire placare la fame. Il consolatore è colui che si accompagna a chi è solo e lo porta ad amare la vita, perché soddisfatto. Inoltre, Socrate accetta la morte, ma ama la vita, quindi non è felice di lasciarla. Essere capaci di accettare la "fine" è la forza del filosofo, il quale tuttavia dice ai suoi discepoli di amare la vita e di non cercare la morte.

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  49. In greco il verbo "paramutéomai" legato alla parola "consolazione" ho notato proprio adesso che ha significato di "esortare, alleggerire, incoraggiare"
    Quindi sarebbe proprio questa la risposta a quella domanda che ci eravamo posti in classe riguardante il perchè Socrate prima di morire avesse ricordato ai discepoli di far dono di un gallo ad Ascleplio, protettore di coloro che curano il corpo?

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  50. Secondo il mito, Asclepio ricevette dalla dea Atena il dono di cambiare il suo sangue con quello di Medusa la Gorgone. Da allora il sangue che sgorgava dalle vene del suo fianco sinistro era velenoso e portatore di sventure, ma quello del fianco destro aveva il potere di guarire qualsiasi malattia e persino di fare risorgere i morti.
    Proprio per questi poteri simili a quelli di un negromante, ovvero il riportare in vita i morti e garantire una vita straordinariamente lunga, Zeus decise di fulminarlo perché temeva che il troppo potere che Esculapio condivideva con gli uomini avrebbe potuto minacciare la fede negli dei, annullando di fatto la sostanziale differenza fra divinità e uomini, ovvero l'immortalità. Apollo però, offeso, fece in modo che il figlio non morisse e lo trasformò in un dio a tutti gli effetti.
    Socrate potrebbe aver pensato di dover fare un dono ad Asclepio sia per la vita lunga che gli era stata concessa di vivere, sia perché era il dio della medicina, quindi di tutti i veleni, uno dei quali liberava finalmente Socrate dalla prigione del corpo ridandogli la libertà. Tuttavia le interpretazioni di questo passo, come si era detto, sono molteplici.

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  51. Inoltre, cara Laura, la tua interpretazione è vicina a quella di un grande filosofo: Friedrich Nietzsche

    Nietzsche rappresentava Socrate come il corruttore dell'originario spirito vitale dei greci. In questo brano commenta le sue ultime parole e crede di individuarvi la prova della sua tesi: Socrate considerava la vita una malattia, alla divinità di Asclepio, infatti, si usava sacrificare un gallo in caso di guarigione. Fu la vita di Socrate una lunga e ben congeniata dissimulazione? Nietzsche si pone la domanda.

    340. Ammiro la forza d'animo e la saggezza di Socrate in tutto quanto egli fece, disse - e non disse. Questo ateniese, spirito maligno e ammaliatore, beffardo e innamorato, che faceva tremare e singhiozzare i giovani più tracotanti, non fu soltanto il più saggio chiacchierone che sia mai esistito: fu altrettanto grande nel tacere. Avrei voluto che anche nell'ultimo momento della vita fosse restato silenzioso: allora, forse, sarebbe appartenuto a una categoria di spiriti ancora più elevata. Fosse stata la morte o il veleno, la religiosità dell'animo, o la malvagità - certo è che qualche cosa, all'ultimo momento, gli sciolse la lingua, e lui disse: "Critone, sono in debito d'un gallo ad Asclepio". Queste ridicole e terribili "ultime parole" significano per chi ha orecchie: "O Critone, la vita è una malattia!". Possibile? Pessimista un uomo par suo, che visse serenamente e sotto gli occhi di tutti, come un soldato? Non s'era appunto preoccupato d'altro che di far buon viso alla vita, e per tutta la durata di essa aveva tenuto nascosto il suo giudizio ultimo, il suo più intimo sentimento! Socrate, Socrate ha sofferto della vita! E se ne è anche vendicato - con quelle parole velate, atroci, pie e blasfeme! E per di più Socrate sentì la necessità di vendicarsi? Mancava forse alla sua straricca virtù un granello di magnanimità? Ah, amici! Noi dobbiamo superare i Greci!

    (F. Nietzsche, Idilli di Messina, La gaia scienza, Scelta di frammenti postumi 1881-1882, pag. 191, testo critico di G. Colli e M. Montanari, Mondadori, 1965)

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